♦️ In Calabria non servono romanzi gialli: basta osservare la politica e ti accorgi che la trama è sempre la stessa.
Il presidente Roberto Occhiuto, indagato, invece di chiarire la sua posizione, invece di dare risposte ai cittadini, preferisce rafforzarsi con un’operazione di pura sopravvivenza politica: un patto di ferro arrugginito con Matteo Salvini.
♦️ Un accordo che non ha nulla a che vedere con il futuro della Calabria, ma con il solito manuale di potere: gonfiare le liste della Lega con uomini che in realtà rispondono solo a lui. Così, se Forza Italia vacilla, Occhiuto resta intoccabile, blindato e al comando.
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🔴LA CORTE DEGLI IMPRESENTABILI
♦️ Il triplete piazzato da Salvini parla da solo: Maria Limardo, Orlandino Greco, Gianpaolo Bevilacqua. Tre nomi, tre storie che raccontano esattamente cos’è diventata la politica calabrese.
♦️ - Maria Limardo: ex forzista, senza guai giudiziari, ma passata alla cronaca per un presunto “saluto romano” alle Europee del 2019. Lei lo definì una goliardata. Non un reato, certo, ma di sicuro non un bel biglietto da visita per chi si candida a governare una regione.
♦️ - Orlandino Greco: qui la musica cambia. L’ex leader di Idm è oggi sotto processo per associazione e voto di scambio politico-mafioso. Eppure eccolo, al fianco di Occhiuto e Salvini, pronto a rientrare in pista. Non importa il curriculum giudiziario: conta solo la disponibilità ad “obbedire” al capo.
♦️ - Gianpaolo Bevilacqua: la sua è una vera via crucis giudiziaria. Arrestato nel 2013 nell’operazione “Perseo”, condannato in primo grado nel 2015, assolto nel 2017, di nuovo condannato nel 2020 e infine prosciolto definitivamente dalla Cassazione nel 2022. Formalmente “pulito”, certo, ma politicamente emblema di un sistema che ricicla sempre gli stessi uomini, anche dopo anni di processi e sospetti.
♦️ Insomma, il cerchio magico di Occhiuto non è fatto di competenze o visioni per la Calabria, ma di fedelissimi, riciclati e imputati pronti a tutto. Una corte che sa benissimo che in questa regione, più che la politica, conta la fedeltà cieca.
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🔴MELONI FREDDA, SALVINI GONGOLANTE
♦️ Non è un caso che, appena Occhiuto ha annunciato le sue dimissioni-lampo, il primo a correre a sostenerlo sia stato Matteo Salvini. Giorgia Meloni, invece, fredda, quasi infastidita. Lei lo sa: il patto Occhiuto-Salvini rischia di trasformare Fratelli d’Italia nella comparsa del centrodestra calabrese.
♦️ E infatti il sospetto è chiaro: il governatore e il ministro dell’Interno vogliono isolare i meloniani, spingerli all’angolo, lasciarli con le briciole, mentre loro si spartiscono le poltrone, le aziende pubbliche e il controllo del territorio.
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🔴LA CARTA WANDA FERRO
♦️ Ma Giorgia Meloni non è rimasta a guardare. Per rompere questo asse arrugginito, ha deciso di calare la sua carta più pesante: Wanda Ferro.
♦️ Non una candidata qualsiasi, ma una fedelissima, una figura riconoscibile e soprattutto una donna di partito blindata da Roma. In questo modo, la premier manda un messaggio chiaro: “La Calabria non la gestite solo voi. C’è un nome che mi rappresenta, che ha il timbro della mia fiducia, e che voi non potete mettere ai margini”.
🔴LA FERRO SERVE A DUE SCOPI:
- 1. Dare un volto a Fratelli d’Italia in una regione dove i meloniani locali rischiano di sparire.
- 2. Mettere ordine dentro il partito, dove correnti e aspirazioni personali rischiavano di favorire proprio Occhiuto e Salvini.
🔴UN PATTO DI RUGGINE, NON DI FERRO
♦️ Alla fine, ciò che rimane è un quadro sconsolante: da un lato Occhiuto e Salvini che si stringono in un abbraccio di convenienza, dall’altro Meloni che prova a non far affondare i suoi in Calabria.
♦️ Il risultato? Una regione usata come campo di battaglia interna alla coalizione, dove i cittadini restano spettatori e vittime.
Altro che rinascita. Altro che sviluppo. Questo è il solito patto di ruggine, fango e silenzi, che serve solo a spartire il potere tra i soliti noti.
♦️ E i calabresi? Sempre con lo stesso conto da pagare: malaffare, clientele, e una classe politica che non si vergogna nemmeno più.
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