PASQUALINA STRAFACE, LA SUPERCACCIOLA DI OCCHIUTO FATTA PERSONA

La sanità che non c’è, raccontata da chi non la vive ma la recita.

C’è chi salva vite… e chi salva la faccia del governatore.
Pasqualina Straface appartiene alla seconda categoria: la supercazzola di Occhiuto fatta donna.
Parla come se avesse risolto il miracolo di Lourdes, ma la realtà è che in Calabria la sanità è un cimitero di promesse, e lei ne è la cerimoniera.

Va in giro a snocciolare numeri e percentuali peggio di un’impiegata del Superenalotto: “posti letto aumentati”, “servizi territoriali potenziati”, “emergenza-urgenza efficiente”… peccato che, a forza di sentire queste favole, ormai i calabresi ci credono meno che ai biglietti vincenti del Gratta e Vinci.

Per rendere il tutto più credibile, nei suoi video si circonda di operatori del settore: volontari, infermieri, autisti, tutti schierati dietro come comparse di un set RAI. Annuiscono a ogni parola, come se partecipassero a un corso di yoga politico: respirano, sorridono e fingono convinzione, giusto per non finire nel girone dei “non allineati”.


Lei parla di tempi di soccorso migliorati, di postazioni estive sui litorali, di servizi competitivi.
Ma la verità è che, mentre Pasqualina registra il suo video promozionale, accanto a lei ci sono i volontari veri, quelli che salvano vite per pochi euro a turno — 10, 15, se va bene 25 euro di rimborso — in turni massacranti.
Gente che lavora per strada, sotto il sole a 40 gradi o sotto la pioggia, che mangia se può e dorme quando capita, che guida ambulanze scassate e soccorre chiunque, anche quando la centrale li tratta come un fastidio.

E poi ci sono gli altri, quelli di Azienda Zero.
Nata per “risollevare la sanità calabrese”, ha finito col risollevare solo i portafogli di qualcuno.
Dirigenti e manager con stipendi da cinque zeri, tra 120 e 180 mila euro l’anno, più premi, bonus e rimborsi vari — una montagna di soldi per non aver prodotto praticamente nulla da quando esiste.
Un carrozzone politico travestito da rivoluzione sanitaria.

E la Straface? Zitta. Su questo non fiata.
Preferisce raccontare la favola dei “volontari-eroi” che, guarda caso, non hanno ancora una convenzione che riconosca dignità e diritti.
Una convenzione promessa, rimandata, riscritta, annullata e poi di nuovo corretta, nel tentativo di svuotarla di tutto ciò che servirebbe a migliorare davvero le condizioni di chi tiene in piedi il sistema con le proprie mani.
Una bozza che, per la prima volta dopo trent’anni, voleva dare un minimo di tutele a centinaia di ragazzi che ogni giorno fanno quello che lo Stato e la Regione non fanno più: soccorrono.

Ma per Pasqualina questo è un dettaglio di scenografia.
Lei sorride, lancia proclami e si vanta dei risultati di una sanità che non esiste, fingendo di ignorare che senza quei volontari — senza quei ragazzi spremuti e ignorati — il sistema sanitario calabrese sarebbe già collassato come un pronto soccorso alle tre di notte.

E mentre i veri eroi si arrangiano con pochi spiccioli, Azienda Zero continua a collezionare stipendi da manager milanese e risultati da ufficio vuoto.
L’unica cosa davvero “zero” è il beneficio per i cittadini.

La Straface parla di diritto alla salute come si parla del Santo Graal: esiste, ma non l’ha mai visto nessuno.
In Calabria la sanità è diventata una sceneggiata, e lei ne è la protagonista perfetta: sorridente, truccata, piena di grafici e parole.
Peccato che dietro le slide ci sia solo la solita verità calabrese: I VOLONTARI LAVORANO E PASQUALINA GUADAGNA!

Ah, dimenticavo... alla fine del video la Pasqualina ci ricorda che, questa "rivoluzione" nel settore emergenza urgenza, è stata voluta da Occhiuto e coordinata dal direttore Riccardo Borselli.
Almeno ora sapete chi ringraziare! 

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