PONTE SULLO STRETTO O LUNGOMARE DEI DEBITI?
C’è un’Italia che sogna il “cantiere del secolo”, assume, forma, promette lavoro a migliaia di persone per costruire il Ponte sullo Stretto.
E poi c’è l’Italia reale: quella dove la Corte dei Conti alza la mano e dice:
> “Scusate, ma chi paga il conto di questa follia?”
“Invia il CV, fai parte della storia!”
E per non perdere la storia... ieri la candidatura l'ho mandata anch'io, come tanti altri che aspirano ad un lavoro che in Calabria rimane miraggio, nella speranza di non restare deluso.
Per chi volesse candidarsi, ecco il link:
E mentre le candidature arrivano a migliaia (perché non è vero che i Calabresi non vogliono lavorare...),
la Corte dei Conti entra a gamba tesa e chiede chiarimenti sulla delibera del Ponte. Non un dettaglio da bar: un organismo che controlla come si spendono i soldi pubblici ha fiutato puzza di bruciato… e ha chiesto lo stop & check.
Perché a questo punto, non basta più la propaganda da TikTok di Salvini: deve metterci la faccia la Premier, quella che sta bruciando miliardi in un’opera che al momento è più powerpoint che cantiere.
Quindi lo Stato – quello vero, non quello da comizio – chiede chiarimenti sulla delibera, perché i miliardi non crescono sugli alberi, e qui pare che qualcuno stia firmando assegni con soldi che non abbiamo.
A questo punto la barzelletta finisce: non può più essere Salvini a raccontarci la favoletta del Ponte come fosse Topolino.
Ora deve parlare Meloni, perché se il Ponte esplode (metaforicamente parlando… per ora), la responsabilità non è di Salvini, ma sua.
✅ 1. Possibile rallentamento o stop del progetto
> Se la Corte dei Conti decide che i conti non tornano, si può arrivare a:
> blocco della delibera,
> richiesta di revisione del piano economico-finanziario,
> sospensione degli atti esecutivi.
Tradotto: il cantiere potrebbe restare virtuale mentre i curriculum continuano ad arrivare come coriandoli al Carnevale di Viareggio.
💸 2. Rischio di buttare miliardi nel tritacarne
In un Paese dove:
> ospedali chiudono,
> treni regionali sembrano carri bestiame,
> stipendi stagnano,
> chi lavora nei soccorsi deve protestare per avere una convenzione…
investire decine di miliardi nel Ponte sembra una follia contabile da manicomio politico.
Se poi il progetto si inceppa a metà (spoiler: già successo negli ultimi 50 anni), finiamo con una cattedrale di cemento nel mare e un mutuo da saldare per generazioni.
🧯 3. Rischio sociale: illusione occupazionale
Annunciare migliaia di posti mentre la Corte dei Conti frena crea:
> aspettative
> illusioni
> tensione
E la Calabria, con una disoccupazione da far paura, non e proprio il luogo adatto dove creare aspettative che non esistono.
Quando poi scoprirai che il 70% dei lavori verranno dati a colossi e subappalti di fuori, la Calabria prenderà le briciole.
🌍 4. Scontro politico e istituzionale
Questo deferimento è un macigno politico. Può portare a:
> tensione Governo–Corte dei Conti,
> scontro nella maggioranza,
responsabilità dirette su Meloni se il progetto implode (e Salvini se la svignerà gridando al complotto).
Muto.
Aspetta che Salvini fischi, scodinzola e abbaia solo quando il padrone glielo permette.
Sulla Calabria che rischia l’ennesima fregatura storica, zero voce.
Tanto poi si farà una foto davanti a un cartello “Lavori in corso”, dicendo che “la Calabria riparte” e che lui è entrato finalmente nella storia. Amen.
Il punto è semplice: qui non siamo davanti a un’opera pubblica. Siamo davanti a un’operazione di propaganda di massa.
Prima le assunzioni, poi – forse – il progetto, poi – se avanza tempo – i conti.
È come vendere gli inviti al matrimonio prima di scegliere la sposa.
Ma tranquilli, il Ponte risolverà tutti i problemi.
Magari collegherà Calabria e Sicilia… direttamente al disastro finanziario.
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