60% DI ASTENSIONE: LE REGIONI AFFONDANO… E IL COLLE FA FINTA DI NON VEDERE

Cominciamo col dire che non ce ne po' fregà di meno se vince la Destra o la Sinistra.
Qui parliamo di ASTENSIONISMO... un vero e proprio allarme sociale. 

In qualsiasi Paese normale – uno qualsiasi, scegli tu – quando più della metà dei cittadini ti dice:
Non ci credo più, arrangiatevi”, si accendono le sirene, si fermano le istituzioni, si aprono i commissariati straordinari.
Da noi no. Da noi si stappa lo spumante.
Benvenuti in Italia, dove la democrazia non è una scelta: è un optional.
Un Paese in cui il 60% degli aventi diritto non vota, ma chi vince governa come se avesse appena ricevuto l’unzione divina.
Una farsa così ben oliata che persino il teatro dialettale pare Shakespeare.

LA FINZIONE PERFETTA: ELEZIONI SENZA CITTADINI, GOVERNI SENZA LEGITTIMITÀ

Il punto è semplice:
le attuali Regioni italiane non rappresentano più nessuno. Zero. Niente. Il vuoto cosmico.

Se l’astensione supera la maggioranza assoluta del corpo elettorale, la conseguenza logica – in uno Stato serio – è una sola: decadono gli organi eletti e subentra un commissariamento democratico.

A elezioni regionali concluse, sai com’è andata invece in Italia?
Con un’alzata di spalle.
Con i soliti commentatori che recitano il mantra:
> “Ha vinto la democrazia, gli italiani hanno scelto”.

Ma cosa cazzo hanno scelto? L’aria? Il silenzio? La rassegnazione?
Perché l’unica cosa che si sente davvero è il rumore delle urne vuote.

LEGGE ELETTORALE TRUCCATA: LA MACCHINA PERFETTA PER FAR FINTA DI VOTARE

A completare la barzelletta c’è la nostra legge elettorale farlocca, costruita apposta per trasformare un pugno di voti in un potere assoluto.
È come giocare a poker con uno che decide lui le regole, le carte e persino chi deve vincere.
Si chiama “democrazia rappresentativa”, ma rappresenta solo chi campa sulla politica.

In sintesi:

pochi votano;
ancora meno eleggono;
i soliti governano;
e tutti fingono che vada bene così.
Una truffa morale, istituzionale e pure intellettuale.
SE QUESTO SUCCEDE IN CALABRIA E ALTROVE NON È UN CASO: È UN SISTEMA

In certe regioni – Calabria in testal’astensione è ormai un referendum permanente contro la politica.
Un urlo silenzioso che dice:
“Non vi riconosciamo più. Siete un corpo estraneo.”

E la risposta dello Stato qual è?
Tappare le orecchie.
Fare finta di niente. E tenere in piedi governi che, se fossero aziende, non riuscirebbero nemmeno a eleggere il capo-turno.

LA VERITÀ NUDA E CRUDA: NON CI GOVERNANO PERCHÉ LI VOGLIAMO… MA PERCHÉ POSSONO

Il potere non ha bisogno del consenso:
ha bisogno solo di una legge elettorale cucita su misura, di un’opinione pubblica sfibrata, e di un sistema mediatico che racconti favole per adulti.

E così oggi abbiamo governatori regionali che parlano “a nome del popolo”… quando il popolo non si presenta nemmeno al seggio.

È governance o appropriazione indebita?
È politica o abuso d’ufficio morale?
È democrazia o solo un teatrino dove gli spettatori hanno già abbandonato la sala?

L’Italia è diventata il Paese dove la legittimità non si misura più in voti, ma in inerzia.
Regioni governate da minoranze risibili, con il 60–70% che resta a casa, non sono istituzioni: sono auto-dichiarazioni di potere.

E la vera emergenza, quella che nessuno vuole vedere, è questa: Il popolo ha smesso di votare perché ha smesso di crederci. E chi governa ha smesso di vergognarsene.

Senza fronzoli: in teoria qualcuno potrebbe fermare questa farsa.
In pratica, non lo farà mai.

E adesso vediamo chi, come e soprattutto perché non succede.
CHI POTREBBE DIRE BASTA?

A) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA (in teoria sì)

Il Capo dello Stato ha il dovere costituzionale di garantire il corretto funzionamento delle istituzioni.
Se l’astensione diventa patologica – come 60% di italiani che non votano – il Presidente potrebbe:
> richiamare formalmente Parlamento e Governo;
> denunciare la crisi di rappresentatività;
> spingere per una riforma elettorale;
> rifiutare di firmare leggi elettorali indecenti;
> invocare un intervento politico urgente.

Non può sciogliere le Regioni, ma può creare un terremoto politico.

B) LA CORTE COSTITUZIONALE

Se qualcuno portasse la questione avanti (partiti? comitati? associazioni? singoli cittadini? sì) la Consulta potrebbe dichiarare:

> incostituzionale una legge che permette di governare con così poca rappresentatività,
> oppure illegittimi i premi di maggioranza sproporzionati.

In Francia, Germania o Spagna una cosa così verrebbe demolita.

C) IL PARLAMENTO (in teoria dovrebbe)

È lui che può cambiare la legge elettorale.
Ma perché mai dovrebbe farlo se l’attuale legge garantisce ai partiti di comandare anche con un pugnetto di voti? Se sono li, stravaccati, è proprio per questo! 
D) LA MAGISTRATURA CONTABILE E AMMINISTRATIVA

Se si dimostrasse un danno istituzionale, un vulnus democratico o una violazione evidente delle norme, potrebbero intervenire.

MA COSA SUCCEDEREBBE SE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DICESSE “BASTA”?

Ci sarebbe:

> una crisi politica mai vista dal dopoguerra;
> un terremoto istituzionale;
> pressione internazionale;
> titoli ovunque;
> partiti costretti a rifare le leggi;
> forse scioglimento del Parlamento;
> forse modifica radicale del sistema elettorale.


E sai perché?
Perché il Presidente rappresenta la continuità costituzionale.
Se lui dice che la democrazia è fuori binario… crolla tutto il castello.

3. PERCHÉ NON LO FA? ECCO LA VERITÀ CRUDA

A) PERCHÉ È UN TERRENO POLITICO E MINATO

Il Presidente non vuole essere accusato di “interferire”.
Quindi preferisce richiamare, sospirare, moralizzare, sonnecchiare… invece di agire.

B) PERCHÉ I PARTITI NON VOGLIONO CAMBIARE

Per loro l’astensione è oro.
Meno gente vota, più vale ogni voto controllato.
Il potere si concentra, non si disperde.
C) PERCHÉ LA CRISI DI RAPPRESENTANZA È COMODA A TUTTI I PALAZZI

Un popolo sfiduciato è:

> meno organizzato,
> meno pericoloso,
> meno attivo,
> meno esigente. 
E questo fa comodo ai governi nazionali, regionali e locali.

D) PERCHÉ AMMETTERE IL PROBLEMA SIGNIFICA RICONOSCERE IL FALLIMENTO

Se un Presidente dicesse:
“Le Regioni governano senza legittimità democratica”,
significherebbe ammettere che il modello Italia è saltato.

In Oriente lo chiamano perdita della faccia. In Italia è molto peggio: perdita del potere.

E) PERCHÉ NON C’È NESSUN INCENTIVO INTERNO A CAMBIARE

Il sistema si regge sulla rassegnazione generale.
Finché la gente non vota ma non scende in piazza… il palazzo dorme sonni tranquilli.

Nessuno dice “basta”
perché farlo significherebbe ammettere che abbiamo un simulacro di democrazia, dove i governanti rappresentano più le segreterie di partito che i cittadini.

E queste verità non si confessano:
si nascondono, si truccano, si minimizzano.

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