CARCERI ITALIANE: IL MACELLO DI STATO

(Il disastro che fingono di governare)**
By Calabria Magazine – versione senza filtri, senza vaselina, senza pietà

Benvenuti nel grande zoo repubblicano, reparto “umani malgestiti”.
Qui lo Stato non solo ha perso il controllo: ha perso la dignità, e continua a sfornare comunicati come se niente fosse.

Al Bassone di Como non è successo un “disordine”: è andata in onda l’ennesima puntata del reality penitenziario italiano.
Cinturazione completa, forze dell’ordine ovunque, agenti che finiscono al pronto soccorso, e soprattutto un ragazzo di 24 anni schiacciato tra le sbarre come un animale.
Perché questo siamo diventati: un Paese dove ti ammazzi tra le sbarre di un cancello, e il DAP ti risponde che è “tutto sotto controllo”.

TUTTO SOTTO CONTROLLO? SIETE SERI?

Tutto sotto controllo” è la frase che usi quando hai perso il timone, la bussola e pure la barca.
È il mantra dell’Italia quando non vuole assumersi responsabilità: ripetilo tre volte e magicamente il problema sparisce.
Peccato che nel carcere non sparisca niente, anzi, esplode tutto.

Il Bassone, come più di metà delle carceri italiane, vive in uno stato perenne di disfacimento cronico:

> sovraffollamento patologico,
> personale allo stremo,
> tensione sempre a un passo dal collasso,
> suicidi a raffica.

E qual è la risposta istituzionale?
3 righe di burocratese, zero vergogna, zero autocritica.

63.500 DETENUTI IN 46.304 POSTI
= IL FALLIMENTO SCRITTO A CARATTERI DI FUOCO**

Il problema non è un protocollo che “funziona”.
Il problema è che tutto il sistema non funziona, punto.

Abbiamo 63.500 persone ammassate in 46.304 posti.
Non è un carcere: è una camera a gas sociale, lenta e costante.
E quando qualcuno muore o si spacca la testa contro la porta, si parla di “episodio spiacevole”.

La Lombardia, poi, è la vetrina del disastro:
9000 detenuti in 5734 posti.
Leggi bene: 3.000 persone di troppo ammucchiate in celle che non potrebbero contenere neanche i racconti delle bugie dei politici.

Gli agenti?
3682 invece dei 6000 necessari.
La metà lavora in modalità kamikaze, l’altra metà sopravvive a forza di adrenalina e senso del dovere.
Quando va bene.
Quando va male, finisce in ospedale.

69 SUICIDI: ALTRO CHE EMERGENZA, QUESTA È MATTANZA

69 suicidi nel 2024.
Uno ogni 5 giorni.
Una strage silenziosa, di cui a nessuno frega un cazzo.

Non esistono altre istituzioni dello Stato con questi numeri.
Nemmeno gli ospedali peggiori, nemmeno le zone più disagiate.

La verità fa male:
il carcere è diventato un mattatoio mentale.

Ci butti dentro chiunque:
> tossicodipendenti che avrebbero bisogno di cure,
> fragili psichiatrici che dovrebbero stare in strutture dedicate,
> gente che non ha reti, non ha supporti, non ha più niente.

Poi ti stupisci se si ammazzano?
La vera domanda è come fanno a non farlo tutti.

LE ISTITUZIONI: PAROLE, FUMO E UN’INCAPACITÀ CHE FA PENA

Il DAP parla come se stesse raccontando una simulazione riuscita:
“I protocolli hanno funzionato”, “l’istituto è operativo”, “siamo in contatto con il Provveditorato”.

Sembra un call center, non un organismo statale.

E intanto il Paese che fa?
Niente.
Assume zero agenti,
non costruisce un cazzo,
non ristruttura un cazzo,
non riforma nulla,
non cura nessuno.

E la politica?
Fa slogan.
La destra “pugno di ferro”, la sinistra “diritti”, il centro “equilibrio”.
Nessuno che abbia il coraggio di guardare dentro una cella senza vomitare.

QUELLO CHE NON VOGLIONO DIRE

La verità è semplice:
in Italia il carcere non rieduca, non punisce, non riabilita, non protegge.
Il carcere sfonda, spezza, distrugge – dentro e fuori.

Gli agenti si ammalano.
I detenuti si ammalano.
La società si ammala.

E lo Stato fa finta che sia “normale”.

CONCLUSIONE: PRONTI PER IL PROSSIMO DISASTRO?

Perché succederà.
Succederà ancora.
Succederà presto.

Finché non cambierà niente, il copione è già scritto:
> altro istituto cinturato,
> altri agenti feriti,
> altro detenuto massacrato,
> altro suicidio che “ci addolora”,
> altro comunicato del DAP copia-incolla.

Il carcere italiano è un tritacarne.
E chi lo gestisce lo sa.
Chi governa lo sa.
Chi dovrebbe intervenire lo sa.

Ma fa comodissimo continuare a far finta di niente.

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