COSENZA È DI TUTTI. MA SE PROPRIO A QUALCUNO NON PIACE, PUÒ SEMPRE ANDARSENE AFFANCULO!

A Cosenza c'era una volta un albero.
Qualcuno lo sradica.
Il Comune ne pianta un altro.
Gli stessi geni lo sradicano di nuovo.
Fine della favola: qui non è il bosco degli gnomi, è la città dei bulli da cancello.

E non parliamo di ragazzini annoiati: dalle telecamere si vedono facce, movimenti, intenzioni. Gente adulta che agisce con la sicurezza di chi “tanto nessuno mi dice niente”. E infatti non glielo dice nessuno.

E allora la domanda sorge spontanea, brutale e inevitabile:
perché a Cosenza c’è sempre qualcuno convinto che il suolo pubblico sia un prolungamento del suo garage, del suo portone o del suo cazzo di cancello?

Gli alberi sono lì da cinquant’anni.
I condomìni bianchi, belli lucidi e infastiditi, sono arrivati dopo.
Ma al posto di adattarsi alla città, vogliono che la città si adatti a loro.
Tipica sindrome da “io pago le tasse quindi comando”.
Peccato che le paghiamo tutti.

QUI IL VANDALISMO NON È ATTI DELINQUENZIALI: È MENTALITÀ

Chi sradica un albero non sta solo compiendo un danno:
sta dichiarando guerra all’idea stessa di spazio pubblico.

È il gesto simbolico di un morbo locale:
prepotenza, arroganza e zero conseguenze.

Perché se nessuno viene denunciato, se le forze dell’ordine abbozzano, se il Comune pianta e basta…
i furbetti continuano, sempre più baldanzosi.
Una città senza sanzioni è un parco giochi per idioti.

LE TELECAMERE PARLANO. LA CITTÀ ASPETTA.

Se i volti si vedono, abbiamo due strade:

> denunciare con nomi e cognomi
> oppure rassegnarci ad essere governati dai signori del cancello

La verità è semplice:
finché nessuno si prende la responsabilità, questi continueranno a fare i cow-boy di mezzanotte.

E no, non è “solo un alberello”.
È un simbolo.
O la città reagisce ora, o si perde per sempre.

E ORA UN MESSAGGIO AI SIGNORI DEL CANCELLO

Mettiamola così, chiara, limpida, senza giri retorici:

> La città non si piega ai capricci di quattro condòmini che scambiano il patrimonio pubblico per il vialetto di casa.

Cosenza è di tutti.
Delle famiglie, dei bambini, dei ciclisti, degli alberi, dei cani, dei vecchi, dei pendolari, dei lavoratori, dei turisti e perfino degli incapaci.
Ma non è solo vostra.

Se l’idea di condividere tre metri di marciapiede con un albero vi manda in tilt, le soluzioni sono due:

1. Vi adattate, come fanno tutti.
2. Cambiate città.

E per la porta d’uscita, giusto per restare nel vostro linguaggio preferito:
affanculo è a sinistra, seguite la segnaletica.

COSENZA, SVEGLIA: O SI PUÒ ANCORA SALVARLA O È GIA’ PERDUTA

Una città vive quando la comunità la difende.
Muore quando la consegna ai più arroganti.

Sta a noi decidere in che città vogliamo vivere:

Una città civile che pianta alberi o una riserva suburbana di trogloditi con la ruspa mentale

Io la mia scelta l'ho fatta.
E tu?

Commenti

Post popolari in questo blog

MARCO AMBROGIO, UN PARASSITA POLITICO DAI MODI DA RAS NAZISTA.

CASTROLIBERO: IL PAESE DOVE LA POLITICA È UN ROMANZO ROSA

CASTROLIBERO 2026: IL CIRCO DEI CAZZI, CUCUZZÌEDDRI E OVA