DE CICCO: "MA SIAMO SICURI CHE OGGI IL PROBLEMA DELLA CALABRIA SIA AGGIUNGERE ASSESSORI?"
La Calabria è quell’unico posto al mondo in cui, davanti a un palazzo che crolla, la politica decide non di puntellarlo… ma di costruire un balcone in più. È l’essenza del governo Occhiuto: estetica della poltrona, etica del portafoglio.
Ora arriva l’ultimo capolavoro: aumentare gli assessori da 7 a 9, perché evidentemente i danni non erano abbastanza distribuiti.
La sanità è un morto che cammina, l’acqua è un optional, le strade un videogioco di sopravvivenza. Ma la priorità qual è?
Allargare la tavolata.
A gridarlo per primo è stato il neo consigliere regionale, Francesco De Cicco, giustamente: “Ma è davvero questo il problema della Calabria?”
Perché se i calabresi soffrono, la classe politica ingrassa. E ingrassano sempre in gruppo, come i porcellini attorno alla mangiatoia.
Il colpo di teatro? La porcata non passa nemmeno in Commissione.
Direttamente in Aula, senza dibattito.
È come mettere una bomba sotto un palazzo e dire: “Tranquilli, è manutenzione straordinaria”.
Le opposizioni? Zitti. Tacciono. Muti come formiche sotto un temporale.
Ma attenzione: arriva la supercazzola del secolo.
Due nuove figure intermedie, abolite da Scopelliti nel 2010, resuscitate oggi come zombie amministrativi.
E indovina?
“Lavoreranno a costo zero.”
Ahahah. Ma davvero? Nel 2025 c’è qualcuno che lavora gratis alla Regione?
Lo credono solo quelli che credono alle diete miracolose senza rinunce.
La verità è sempre la stessa:
i soldi non li vedi, ma li senti sparire dalla sacchètta.
Consulenze mascherate, gettoni travestiti, rimborsi che spuntano come funghi, favori che maturano come frutta al sole.
Il bilancio? Vetrina.
I costi veri? Retrobottega.
E sti due “piddrizzùni mpastettati”, amici di amici, infiocinati in qualche corridoio politico, finiranno a mordicchiare un’altra fetta della Calabria.
E noi?
A guardare la scena come sempre: cornuti, mazziati e pure tassati.
Questa non è politica.
È una rapina in orario d’ufficio.
E Occhiuto?
Sorride, si pavoneggia, si “adegua alla normativa nazionale” mentre infila l’ennesimo tubicino nel serbatoio della Regione.
La Destra Calabrese?
Tutta a difendere il “modello Occhiuto”: prendere tanto, dare poco, fingere tutto.
Non stanno governando la Calabria. La stanno spolpando.
Non stanno ampliando la Giunta. Stanno ampliando la mangiatoia.
E ogni nuovo posto creato è un nuovo chiodo sulla bara di questa terra martoriata.
Nomi da rumors:
Pierluigi Caputo, eletto nella lista “Forza Azzurri” con oltre 11.600 preferenze.
Ha già un passato amministrativo, dove praticamente ha imparato presto l’arte di muovere le pedine istituzionali.
Secondo la stampa locale e gli alleati del circo Occhiuto, Caputo sarebbe un candidato ideale per una nomina da assessore proprio perché perfetto per fare il “parassita istituzionale”: prende posizioni, sta al potere, non alza polveroni – fa il suo, lavora (o finge di lavorare), e assicura le fedeltà giuste.
Nel contesto di questi rumor, il suo nome sembra circolare come “poltrona facile”: la sua esperienza tecnica della politica del magna magna lo rende credibile, ma non certo per chi sperava in una depurazione seria della politica calabrese.
E poi c'è lei, la sìnnaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, con alle spalle il suo fedele maritino A'mbroglia Marco.
Laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università della Calabria, con una tesi su produzione, efficienza sanitaria e migrazione ospedaliera: roba pesante, da tecnico, ma per i cittadini ha spesso suonato come burocrazia da tavolo di potere.
Sindaca di San Giovanni in Fiore e Presidente della Provincia, ha saputo costruirsi un centro di potere locale tra luci (illuminazioni natalizie finanziate) e polemiche gravi.
È “la Regina Parassita” indiscussa del suo feudo politico: riesce a distribuire soldi, incarichi e favori quasi come si trattasse di una ditta familiare.
Uno dei punti di accusa più forti: ha dato un incarico diretto a suo cugino (Domenico “cug(g)ino” Succurro), senza gara né trasparenza, per la gestione di lavori pubblici.
I commercianti di San Giovanni in Fiore la amano a tal punto da contestarla pesantemente: la chiamano “marziana” perché impone scelte arbitrarie (chiusure, zone rosse, tasse), mentre nei proclami sembra il “miracolo silano”.
Insomma la classica parassita politica che potrebbe essere riciclata nella Giunta di Occhiuto per assicurare fedeltà e consenso, non competenza reale.
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