OCCHIUTO E LA GIUNTA DEGLI "ABBÙTTI CA UN CRÌDANU ARI DIJÙNI" - LE PAGELLE
Mentre la Calabria muore di fame, i soliti “abbùtti” continuano a ingozzarsi di poltrone e clientele. E il presidente? Ancora indeciso se ribellarsi o apparecchiare la tavola.
Ci risiamo. Nuova giunta, vecchi stomaci. In Calabria il rinnovamento è come la dieta di un politico: se ne parla tanto, ma non inizia mai.
Roberto Occhiuto, il presidente che prometteva la “rivoluzione del fare”, si ritrova oggi al centro di un teatrino che più che un governo sembra una sagra paesana: piatti serviti, camerieri pronti, e la solita tavolata di “abbùtti ca un crìdanu ari dijùni” — quelli che hanno sempre mangiato e non credono a chi ha fame.
Da quattro anni Occhiuto racconta di voler cambiare la Calabria, e qualcosa (va detto) l’ha pure tentata. Ma come puoi cambiare una terra governata da mangiatori professionisti, dove ogni nomina è una cambiale politica, e ogni assessorato una ricompensa di guerra?
Qui non si scelgono i migliori, ma i più fedeli, quelli che “portano voti”, quelli che sanno baciare i culi più grossi e dove.
E mentre in queste ore si gioca al risiko delle poltrone, fuori da Palazzo Campanella la Calabria vera continua a svenarsi: ospedali allo sfascio, giovani che emigrano, strade da terzo mondo e una disoccupazione che non è più un numero, ma una condanna ereditaria.
Eppure chi osa dire queste cose viene bollato da Occhiuto come “delatore”, “gufo”, “disfattista”.
Ma caro presidente, non è parlar male della Calabria, è parlar male di chi la amministra. Se la regione è ultima in tutto, non è colpa di chi lo scrive — ma di chi la guida.
In queste ore concitate di trattative, pressioni e telefonate di mezzanotte, si prepara il nuovo esecutivo regionale. Ma già si capisce l’aria che tira: compromessi, bilancini di partito, promozioni per i fedelissimi e qualche “tecnico” messo lì giusto per far scena.
Un film già visto, girato e rigirato con le stesse comparse, solo con le luci un po’ più fioche.
🔍 I nomi in gioco e le pagelle
🧩 Gianluca Gallo (Forza Italia)
Motivazione: Voto personale enorme, esperienza, conosce il territorio. Ma spesso più “sindacalista agricolo” che innovatore.
Voto: 6,5 – solido e politico navigato, ma serve più concretezza di filiera e meno passerelle.
⚙️ Marcello Minenna (Tecnico / Indipendente)
Motivazione: Un vero tecnico, curriculum importante. Ma se resta chiuso nel palazzo, servirà poco.
Voto: 7 – l’unico vero “cervello tecnico” della squadra. Se lo lasciano lavorare, può far la differenza.
🧱 Giovanni Calabrese (Fratelli d’Italia)
Motivazione: Ex sindaco di Locri, conosce la macchina amministrativa, ma più “ordinario” che rivoluzionario.
Voto: 6,5 – bravo nel gestire il quotidiano, ma niente scintille.
🗳️ Filippo Mancuso (Lega)
Motivazione: Messo lì per tenere buoni Salvini e la Lega, non per meriti particolari.
Voto: 5 – troppo politico, poco tecnico. Rischia di restare una figurina istituzionale.
⚖️ Antonio Montuoro (Fratelli d’Italia)
Motivazione: Entrato per equilibrio di territorio e partito, curriculum non memorabile.
Voto: 5 – discreto peso politico, ma competenze nebulose.
🌹 Eulalia Micheli (quota territoriale / tecnica soft)
Motivazione: Nominata per bilanciare aree e sensibilità, non per merito evidente.
Voto: 5 – profilo troppo debole per giunta regionale; da verificare sul campo.
🎀 Giusy Mellace (probabile nomina di equilibrio)
Motivazione: Nome comparso senza storia pubblica chiara.
Voto: 4,5 – profilo evanescente, finché non si vedono risultati concreti resta una nomina “riempitiva”.
🌸 Pasqualina Straface: pur con consenso, il passaggio da sindaco/comune a ruoli regionali richiede capacità gestionali più ampie che non ha dimostrato di avere; serve che non resti "amministratrice locale” ma diventi “regione-manager”. In campagna elettorale si è limitata a sciorinare numeri e meriti senza averne.
Voto 5,5
🪴 Rosaria Succurro: ci sono accuse di comportamenti ambigui in fase elettorale (bandi concorso in campagna, promesse di proroghe) che ne hanno minato la credibilità. Non si è distinta né come sindaca, né come presidente della provincia. Inattiva sul territorio (solo proclami) e poco presente coi concittadini.
Voto: 4
⚖️ Media della Giunta Occhiuto bis: 6
Nomi insipidi, non meritocratici!
Le trattative comunque si sono fatte calde, lente e confuse. Quasi tutte le decisioni attendono veti, territori da accontentare, partiti da rendere felici. L’immagine è da cucina politica in cui si impastano clientela, potere e poltrone.
Il presidente, che avrebbe dovuto “scegliere” da solo, appare piuttosto gestore delle polizze scambiate. Perché ogni assessorato non è solo una delega: è vincita, è pacchetto voti, è premio per chi ha tirato la volata.
Il pericolo: la competenza va a casa, la visione resta a guardare. Perché quando l’asse priorità è “mettere dentro x per farlo stare zitto e felice”, la Calabria perde. Un’altra volta.
La verità è che la sfida più grande per Occhiuto non è la sanità, non è il turismo, né le infrastrutture — ma mandare affanculo i suoi stessi alleati, quelli che in 4 anni non hanno prodotto un cazzo, gli uscenti riconfermati e quelli "nuovi" che per quantità di voti prodotti scalpitano per far parte delle "mangiatoia“.
Perché è lì che si gioca la partita vera: liberarsi da quella catena di parassiti che campano di voti e prebende, e che ogni volta che si parla di riforme si toccano la pancia e dicono “tranquillo, ci pensiamo noi”.
👉 Occhiuto avrà la forza di ribellarsi o continuerà a servire da cameriere al banchetto dei soliti abbùtti?
Perché di proclami ne abbiamo pieni i denti... per non dire i coglioni.
Adesso servono fatti.
OCCHIUTO DEVE METTERSI IN TESTA CHE: servono tagli veri, teste che saltano, rendiconti pubblici e nomine meritocratiche.
Serve coraggio politico, non la solita pappa riscaldata.
Altrimenti, caro presidente, resterà solo un altro nome sulla lunga lista dei “mangiatori pentiti”.
E la Calabria continuerà a fare la fame — mentre a tavola, come sempre, resteranno solo gli abbùtti.
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