OCCHIUTO E LA SANITÀ: FINO A QUANDO NON CI VEDRÀ ARRIVARE COI FORCONI IN MANO
**Toglie a un ospedale per dare a un altro.
O meglio: toglie un po’ ovunque e distribuisce “contentini” dove conviene.
E nel frattempo la Calabria si cura… a turni.**
1. INTRODUZIONE: “FACCIAMO FINTA CHE FUNZIONA”
Mentre il Presidente-Commissario continua a recitare il ruolo del salvatore della patria sanitaria, la Calabria reale vive un’altra storia: quella degli ospedali fantasma, dei reparti aperti a giorni alterni, dei pronto soccorso allo stremo e delle province che sembrano categorie diverse della stessa Serie A… sanitaria.
Una Serie A in cui Vibo Valentia e Reggio Calabria sono in zona retrocessione permanente, e Castrovillari viene sacrificato come capro espiatorio di equilibri politici e territoriali.
2. LA STRATEGIA DEI “CONTENTINI”: UNA SPOLVERATA QUI, UNA “COMPARSA” LÀ
Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri.
Occhiuto invece pare prendere un PO’ dai poveri… per dare un POCHISSIMO ai poverissimi.
Il risultato? Tutti rimangono poveri uguale.
La logica è semplice:
> una TAC inaugurata a Reggio → due infermieri in meno a Vibo;
> un reparto “annunciato” a Cosenza → un servizio “temporaneamente sospeso” a Castrovillari;
> una conferenza stampa trionfale → tre disservizi nascosti sotto il tappeto.
3. VIBO: LA SANITÀ CHE ANNUSA IL FONDO DEL POZZO
Qui il sistema sanitario è generalmente definito così: “un miracolo giornaliero dei pochi che ci lavorano”.
L’ospedale Jazzolino naviga in:
> carenze croniche di medici;
> pronto soccorso ridotto a trincea;
> reparti accorpati come se fossero Lego montati al buio;
>apparecchiature vetuste o prese in prestito.
Gli interventi annunciati negli anni?
Spot. Puri spot.
La popolazione vibonese viene “calmata” ogni tanto con una promessa di ristrutturazione, un bando, un commissario, un sottocomitato del sottocomitato… poi tutto torna come prima.
4. REGGIO CALABRIA: IL GOM NAUFRAGA E SI FA FINTA DI NON VEDERLO
Reggio è la prova vivente che la “grande città” non garantisce automaticamente una sanità degna.
L’ospedale Morelli e il GOM vivono situazioni imbarazzanti:
> reparti scoperti;
> mancanza di specialisti;
> tempi d’attesa da paleolitico;
> strutture logorate dall’inerzia e dalla politica da salotto.
Qui sembra valere una regola d’oro:
finché i disservizi non raggiungono Roma, nessuno se li fila.
5. CASTROVILLARI: IL CASO CHE FA ARRABBIARE PURE I MURI
Castrovillari è il classico ospedale che funziona malgrado il sistema, non grazie ad esso.
E proprio per questo viene trattato come una minaccia: se funziona troppo, mette in imbarazzo gli altri.
Negli ultimi mesi:
> personale ridotto all’osso;
> servizi accorpati o tagliati;
> emergenze gestite “a incastro”;
> reparti che vivono alla giornata.
La percezione locale è chiarissima: “Ci stanno togliendo pezzi per mandarli altrove, come se noi fossimo un fastidio.”
Il paradosso?
Proprio Castrovillari assorbe enormi flussi di pazienti dalla Sila e dall’Alto Ionio.
Ma invece di potenziarlo, lo si indebolisce.
Perché? A chi giova?
6. LA MAPPA DELLA DISPARITÀ: LA CALABRIA “A ZONE”
Oggi la Calabria sanitaria sembra un supermercato con corsie diverse:
Corsia 1 – Cosenza: la più coccolata, ma comunque con falle enormi.
Corsia 2 – Catanzaro: la terra degli specialisti “intoccabili”.
Corsia 3 – Reggio: rassegnata e piegata.
Corsia 4 – Vibo: distretto fantasma.
Corsia 5 – Crotone: schiacciata tra mare e abbandono.
Corsia 6 – Castrovillari e periferie: laboratorio della sottrazione sistematica.
E Robin Hood?
Distribuisce acqua col cucchiaino mentre gli ospedali vanno a fuoco.
7. IL PROBLEMA VERO: “RIFORME ANNUNCIATE, DISASTRI DISTRIBUITI”
In questi anni abbiamo assistito a:
> piani di rientro;
> piani di rinascita;
> piani di risanamento;
> piani di rilancio;
> piani di “questo giro sistemiamo tutto”;
> piani con più conferenze stampa che medici.
E nel frattempo i servizi reali:
> non crescono,
> non si uniformano,
> non raggiungono standard minimi.
Anzi: si allargano i divari.
Province di serie A e province di serie Z.
8. CONCLUSIONE: “SE QUESTA È LA REGIONE COMMISSARIATA…”
Se davvero la Calabria è stata commissariata per “garantire livelli essenziali”, allora siamo messi male:
perché l’unica cosa essenziale che vediamo è la disuguaglianza.
Occhiuto continua a raccontare la favola del risanamento.
Peccato che nella realtà:
> non c’è programmazione,
> non c’è equità territoriale,
> non c’è pianificazione del personale,
> non c’è potenziamento stabile,
> c’è solo gestione di emergenze e contentini.
Robin Hood, almeno, rubava per un fine nobile.
Qui invece si gioca a spostare le briciole tra ospedali che hanno fame di pane.
9. LA MISURA È COLMA
C’è un limite a tutto. Pure alla pazienza dei calabresi, che già di loro non sono famosi per farsi mettere nel sacco con un sorriso.
E allora, Occhiù, attento: perché la gente può sopportare le sale operatorie chiuse, i pronto soccorso al collasso, le promesse dei comunicati stampa e persino la solita minestra riscaldata dei “piani di rilancio”.
Ma quando la misura è colma, è colma.
E qui stai rischiando seriamente di ritrovarti la Cittadella circondata da calabresi incazzati neri, non con i cartelloni colorati stile manifestazione scolastica… ma con pali, forconi e una sana voglia di farsi sentire.
Non è un’immagine figurata.
È l’aria che si respira nei corridoi degli ospedali, nelle code infinite per una visita, e nelle case di chi ha perso un familiare per un sistema al collasso.
La verità è semplice:
la sanità, che peraltro hai promesso, prima o poi, la gente viene a chiederla di persona. E quando arriva, non bussa. Sfonda.
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