REFERENDUM GIUSTIZIA: ANCHE OCCHIUTO VUOLE METTERE LE MANETTE AI MAGISTRATI... PRIMA CHE I MAGISTRATI LE METTANO A LUI

Sinceramente non ci spieghiamo il perché Occhiuto, da qualche giorno, continui a commissionare ai media di regime articoli riguardanti il probabile referendum sulla giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati.

Sinceramente, ci sembra riduttivo pensare che lo faccia per amor di partito o per omaggiare la memoria di Silvio Berlusconi, il finto martire della stessa giustizia e fondatore del suo movimento.
Così abbiamo provato a darci una risposta. Una spiegazione tanto possibile quanto probabile.

Il presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, appare sempre più ossessionato da una giustizia che – a suo dire – “deve essere più equa, più efficiente e meno ideologica”.
Parole che, in bocca a un uomo politico attenzionato dalla magistratura insieme al fratello Maruzzu, assumono un sapore amaro e un sospetto pesante come piombo: quello di chi, invece di chiedere trasparenza, cerca uno scudo.


Da una parte Pasquale Tridico, il candidato del centrosinistra che dopo la sconfitta ha fatto come i topi quando la nave affonda: è scappato.
Una comparsa di cattivo gusto, durata quanto una promessa elettorale.
Ha lasciato la Calabria senza una guida, senza opposizione, senza nemmeno la dignità del confronto.

Dall’altra parte, Roberto Occhiuto, rieletto e più baldanzoso che mai, ha subito rimesso mano al giocattolo del potere: una giunta costruita non sul merito, ma su pesi politici, parentele, amicizie e clientelismi.
Non una squadra di governo, ma una collezione di debiti elettorali da saldare.
E mentre la Calabria affonda lui che fa?
Si concentra sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati.

Occhiuto, trionfatore alle urne e già intento a piazzare la sua seconda giunta – più frutto di incastri clientelari, amicizie e convenienze che di meriti – ora punta il dito contro la magistratura.
Non un accenno alle emergenze calabresi, non una parola sul collasso della sanità o sulle promesse mancate: la priorità, improvvisamente, è la “riforma della giustizia”.

Il governatore parla di “equilibrio istituzionale” e di “giustizia più giusta”, ma il messaggio è chiaro: votate sì alla separazione delle carriere, così “ne usufruiremo tutti”.
E invece no: a beneficiarne saranno proprio loro. Gli inquisiti, i furbi, i manovratori di sistema.
Perché un PM depotenziato e manovrabile fa comodo a chi ha i conti, gli atti e le frequentazioni sotto esame.

Dietro il sorriso televisivo e la fiducia nel voto popolare, Occhiuto sembra mandare un messaggio trasversale: “Fate in fretta, così dormiamo tranquilli tutti”.
E mentre la Calabria affonda tra emergenze e scandali, il suo presidente guarda altrove, preoccupato non del futuro dei cittadini, ma del proprio.

Calabresi, aprite gli occhi! 

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