SA-RC: LA PRIMA AUTOSTRADA "SMART ROAD" IN ITALIA CHE SA TANTO DI MULATTIERA

Milioni spesi, chilometri promessi, tecnologie fantasma. La Calabria doveva avere l’autostrada più moderna d’Italia: per ora ha solo la solita fiction istituzionale.

Nel 2016 ce l’avevano venduta così: “La prima smart road d’Italia! La A3 — pardon, A2 Autostrada del Mediterraneo — sarà un gioiello tecnologico capace di dialogare con le auto, prevedere il traffico, assistere i veicoli autonomi”.
Sembrava di sentire Elon Musk in salsa calabra. 

Oggi, nove anni dopo, la verità è molto più prosaica: milioni spesi, tratti incompiuti, sensori che nessuno vede, app che nessuno usa, e colonnine che fanno scena ma non sempre corrente.

Secondo ANAS, sulla carta sarebbero 140 km “digitalizzati” e una costosissima “Green Island” a Montalto Uffugo, per un investimento di oltre 42 milioni di euro. Altri 2,3 milioni sono finiti sul progetto “smart” di Villa San Giovanni, per dotare le rampe d’accesso al porto di sensori, telecamere e Wi-Fi.
Ma se chiedi agli automobilisti calabresi dove vedono tutta questa “intelligenza”, la risposta è sempre la stessa: “nei comunicati stampa”.

Promesse?
👉 Wi-Fi lungo l’autostrada: mai visto.
👉 Guida autonoma: neanche nei sogni.
👉 Rete integrata di controllo: un PowerPoint ben fatto.
👉 Servizi digitali per chi guida: nessuno operativo.

Insomma, una “smart road” che finisce per sembrare più una “mulattiera 2.0”: quella che divora fondi europei e regionali a colpi di annunci, tagli di nastri, e selfie con l’elmetto.

Dietro le luci, restano zone d’ombra pesanti:
> zero trasparenza su gare e subappalti,
> costi di manutenzione ignoti,
> assenza di monitoraggio indipendente,
e un divario sempre più evidente tra i proclami di ANAS e la realtà sull’asfalto.

La verità? La Calabria non ha ancora una smart road. Ha una road “in test” dal 2018, e un mucchio di milioni evaporati in sensori e software di cui nessuno sa misurare l’efficacia.

🔥 Domande scomode (che nessuno fa):

Quanti di quei 42 milioni sono effettivamente serviti a rendere la strada più sicura e intelligente?

Quanti contratti sono stati affidati in subappalto?

Perché nessuno pubblica i S.A.L. (stati avanzamento lavori) con date e risultati verificabili?

E soprattutto: chi garantisce che questi sistemi funzionino davvero e non siano solo decorazioni digitali?

Mentre altrove le “smart road” servono a ridurre incidenti e tempi di percorrenza, in Calabria servono più che altro a prolungare le conferenze stampa.

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