BULLI COME I "MARANZA", MA A COSENZA SONO "SPADACCINI" DA DUE SORDI...
Ecco il profilo ufficiale, scientifico, certificato e tristemente comico del nuovo sovrano di Cosenza:
"U Spadaccìnu ca u vala na lira" , creatura metà TikTok, metà disastro sociologico, tutto caos.
PROFILO PSICO-CRIMINOLOGICO DEL BULLETTO COSENTINO
Una specie, a quanto pare, in rapida espansione.
Età: variabile tra 12 e 25 anni, ma con la maturità emotiva di nu tostapane fulminàtu.
Livello di istruzione: diplomato al YouTube Institute of Violence e master alla Carìcchio's University of CosAngeles.
Passioni: deviare in curva, sfasciare cose, insultare vigili, diventare “virale”.
Credo spirituale: “Se non fai casino, non esisti.”
LE SUE SPECIALITÀ
1. MOLESTATORE DA REPARTO DONNA
Lo trovi nei negozi del centro, in modalità predatore low cost.
Non fa nemmeno paura: è imbarazzante come un cugino ubriaco ai matrimoni.
Pensa di conquistare con frasi tipo “Tesò, però si pròpriu beddra”… mentre invade lo spazio vitale altrui come un hoverboard impazzito.
2. AGGRESSORE DELLA POLIZIA CON LO STILE DI UNO CHE NON HA PAURA DI NIENTE… tranne del lavoro
Il classico esemplare che, quando vede un vigile, un poliziotto, un carabiniere entra in modalità Street Fighter, dimenticando un piccolo dettaglio:
che gli agenti non sono i suoi compagni di scuola.
Risultato:
comincia a fare u splèndidu ppè si fa vi per apparire un macho temerario... testate, gomitate, scenate.
Ma poi scappa. Sempre. Come un coniglio col pepe al culo.
O si mette a piangere cumu si stàssiru munnànnu na cipùddra eTropea.
La loro resistenza fisica dura comunque quanto la batteria del loro smartphone.
3. SPECIALISTA IN MAXI RISSE
Si presentano sempre in branchi, di minimo 2 persone... e si crìdanu lupi.
Ma anche i coglioni... camìnanu a due a due!
Altri sono tanti, rumorosi e con un QI di un emorroide.
La rissa nasce per motivi di importanza cosmica, tipo:
“Ohi Co, ha guardato a mia?”
“Ohi Co, un t'allargà.”
“Fratè, vula vàsciu ca ti squàrtu!”
Regola base per farti vedere che fai sul serio e sei un pezzo da 90: almeno un calcio ad un motorino li vicino lo devi dare... o ti giri e guardi stùertu il primo malcapitato che ti passa a fianco, magari ccuri cazzi ara capu, che ti si ferma a due centimetri dal naso e, stizzito, ti fa: "Chi probblèmi tìeni, minchiù!“ E parte la rissa...
4. DISTRUTTORE SERIALE DI OGGETTI PUBBLICI
La noia è la sua criptonite.
E quando si annoia, spacca cose.
Panchine, cassonetti, auto, portoni...
I vigili ormai lo riconoscono dal rumore:
“Capo, è tornato Thor ma senza il martello.”
A scuola tre professori, cinque psicologi, sei supplenti…
Hanno provato tutto, tranne l’esorcista.
Magari quello funziona.
5. RAPINATORE MATTUTINO (LUI FA L’EARLY BIRD)
• Cappuccio calato
• Passo felpato
• Odore di chi non si lava da giovedì scorso
• Un coltello formato “set di cucina discount”
• E soprattutto: la faccia da persona che ha sbagliato tutto già dalla barriera del concepimento
È l’unico criminale al mondo che ruba con la stessa grinta con cui un teenager ruba il telecomando al nonno.
6. AGGRESSORE DI SENZATETTO
Qui non c’è ironia che regga:
è il lato più schifoso del pacchetto.
Puro squallore, zero onore.
Il popolo cosentino lo ha ribattezzato:
“‘U vigliàccu Deluxe.”
In effetti è più un errore del sistema che un criminale vero.
Non si capisce se vuole fare paura o se vuole essere adottato da qualcuno che gli insegni a vivere.
A uno così bisognerebbe assegnare un compito semplice:
spazzare le foglie in piazza, dare da mangiare ai gatti, qualcosa che non richiede cervello ma almeno non fa danni.
Perché se l’unico suo hobby è infastidire chi già soffre, allora è ufficiale:
non è cattivo, è solo inutile.
LE ORIGINI DELLA SPECIE
LA FAMIGLIA
Padre assente, madre rassegnata, nonni convinti che “ai nostri tempi era tutto meglio”, e un ambiente dove l’unico “educatore” è il TikTok For You.
LA SCUOLA
Fa quello che può.
Cioè poco.
Hai voglia a spiegare educazione civica, se poi il ragazzino usa il banco come ring per provare mosse di wrestling.
La scuola prova pure a fare la severa, ma appena lo studente minaccia di “chiamare papà” (che non si è mai visto ai colloqui), si sciolgono tutti.
LA SOCIETÀ
Trova tutto bellissimo.
Condivide i video delle risse come se fossero le foto della comunione del nipote.
Il Cosentino medio vive nel mood:
“Non è affar mio”,
fino a quando non si ritrova il bullo sotto casa… e allora diventa improvvisamente esperto di ordine pubblico su Facebook.
I LOCALI NOTTURNI
Ci vorrebbe un buttafuori ogni tre metri.
Se chiedi sicurezza rispondono:
“Tranquillo, ci pensiamo noi.”
Poi però l’unica cosa che sanno fare è spegnere le luci quando parte la botta.
Efficienza da premio Oscar.
Le serate sono così:
• 23:00: cocktail
• 00:00: provocazioni
• 01:00: rissa
• 01:05: ambulanza
• 01:07: video su TikTok
• 01:10: comunicato stampa del locale: “episodio isolato”
La verità è semplice:
Cosenza non è in mano ai bulletti perché sono forti.
Lo è perché tutti gli altri dormono, o fanno finta di non vedere.
E questi ragazzini, cresciuti tra frustrazioni e like, stanno trasformando la città in una sceneggiatura degna di una sitcom criminale.
Il ricorso a Strade Sicure non è più una voce da tabella ministeriale o un vezzo da conferenza stampa: è l’ultimo tappo prima che la situazione degeneri sul serio. Perché se Cosenza è messa così male che persino Corso Mazzini alle undici del mattino sembra una zona franca, allora è ridicolo continuare a far finta che la polizia da sola possa gestire un’escalation che arriva da famiglia, scuola, degrado urbano e totale assenza di controllo sociale.
Che intervenga l’Esercito? Non sarebbe certo la prima città d’Italia a cui serve un supporto straordinario. I militari non risolvono le cause, ma mettono ordine quando il caos ha preso il sopravvento. Cosenza è già a quel punto, piaccia o no.
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