LA CALABRIA È UNA PENISOLA CIRCONDATA DA TRE PARTI DAL MARE E UNA PARTE DA COGLIONI...
LA CALABRIA CHE SCAPPA. E QUELLA CHE RESTA A FARE SCHIFO
La Calabria non sta morendo per colpa del Nord, dell’Europa, dello Stato cattivo o del destino cinico e baro.
Queste sono scuse buone per i talk show e per chi non vuole guardarsi allo specchio.
La Calabria sta morendo per selezione inversa.
Qui non vince il migliore. Vince il più utile al sistema. Il più obbediente. Il più ignorante. Il più paraculo. Il più disposto a farsi usare come zerbino elettorale in cambio di un favore, una promessa, una pacca sulla spalla.
I giovani capaci se ne vanno non perché odiano questa terra, ma perché questa terra odia loro. Li considera pericolosi. Non controllabili. Non ricattabili. E quindi superflui.
L’EMIGRAZIONE COME ESPULSIONE DI MASSA
In Calabria non emigra chi fallisce.
Emigra chi potrebbe cambiare le cose.
Medici che qui non lavorano se non si inginocchiano.
Professionisti schiacciati dai raccomandati.
Imprenditori soffocati da burocrazia e pizzo politico.
Ragazzi brillanti trattati come disturbatori.
Il messaggio è chiarissimo:
“Vai via. Qui non servi.”
E loro vanno.
Con dignità.
Lasciando il campo libero agli altri.
CHI RESTA NON È SEMPRE VITTIMA. SPESSO È COMPLICE
E qui arriva la parte che fa male.
Quella che in Calabria nessuno vuole scrivere.
Non tutti quelli che restano sono vittime.
Molti restano perché il sistema conviene.
Asini con incarichi.
Lecchini con stipendio.
Portaborse che si credono dirigenti.
Analfabeti funzionali trasformati in “quadri politici”.
Gente che non sa fare nulla, ma sa benissimo a chi leccare.
E vota. Vota sempre. Vota male. Vota contro il futuro.
L’ESERCITO DI BRANCALEONE CHE RIELEGGE L’INDAGATO
Ed eccolo, l’elefante nella stanza.
Un esercito di coglioni inutili ha permesso che indagati, compari, massomafiosi, poltronari parassiti di destra e di sinistra venissero rieletti. Ancora. Di nuovo. Senza vergogna.
Non perché non sapessero.
Ma perché gli conveniva.
Perché l’indagato promette.
Il sistema protegge.
La coscienza non serve a campare.
E così si vota contro i propri figli, costretti a fare le valigie.
Si vota contro la Calabria.
Si vota contro se stessi.
QUI NON È POLITICA. È DISCARICA UMANA
Basta con la favola della destra contro la sinistra.
Qui governa una sola cosa: il sistema della mediocrità organizzata.
Un sistema che:
premia chi tace
punisce chi denuncia
deride chi studia
odia chi è libero
E intanto si indigna a comando, giusto il tempo di un post, prima di tornare a votare lo stesso padrone.
LA DEFINIZIONE FINALE. QUELLA CHE RESTA
Un giorno, quando questa terra sarà definitivamente svuotata dei suoi figli migliori e lasciata in mano ai complici, qualcuno avrà il coraggio di scriverlo nero su bianco, sui libri di geografia:
La Calabria è una penisola circondata su tre lati dal mare
e su un lato da un esercito di coglioni inutili
che la sta distruggendo dall’interno.
Non sarà un’offesa.
Sarà una constatazione storica.
Perché non c’è invasore più devastante di chi vota il proprio carnefice, difende il proprio sfruttatore e chiama tutto questo “realismo”.
Il mare resta.
I giovani se ne vanno.
E l’esercito applaude mentre affonda.
Questa è la Calabria che scappa.
E quella che, purtroppo, se la merita.
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