SILVIA CURIONE: QUANDO LO STATO RICORDA ALLO STATO COME SI FA LO STATO



Silvia Curione, la PM che ha ricordato allo Stato come si fa lo Stato

In un’Italia dove i “sistemi di potere” spuntano più frequenti dei funghi velenosi, ogni tanto arriva qualcuno che spezza la monotonia del disastro. Stavolta è toccato a Silvia Curione, 39 anni, magistrato con quella rara combinazione di cervello, spina dorsale e una resistenza al vomito che noi comuni mortali non sapremmo gestire.

Mentre il resto del mondo si lamenta al bar, lei ha fatto una cosa shockante: ha denunciato.

Ha denunciato chi?
Il procuratore capo di Taranto.
Non il vicino rumoroso. Non l’ex che non ti restituisce i libri. Il procuratore capo.

Secondo gli inquirenti, Carlo Maria Capristo avrebbe tentato di convincerla a fare la mossa più lurida che possa accadere in un ufficio giudiziario: perseguire penalmente una persona innocente, tanto per far contenti tre imprenditori amici. Una roba che in qualunque paese serio ti fa sparire la carriera in tre secondi netti. Da noi, invece, serve una Curione per far saltare il tappo.

Per mesi la PM è rimasta in silenzio.
Silenzio apparente eh, perché mentre i Grandi del Sistema la trattavano come una pedina da spostare, lei prendeva appunti. Ogni pressione, ogni messaggio, ogni manovra fatta nell’ombra.
Come chi sa che il castello è già crollato, manca solo la spinta.

E infatti la spinta arriva. La denuncia parte. E il sistema, quello che sembrava di titanio, si sbriciola come un biscotto savoiardo nel cappuccino.

Capristo finisce ai domiciliari.
Un altro magistrato viene travolto.
Un poliziotto pure.
Tre imprenditori crollano con loro.
E la Curione? In piedi. Sempre.

La sentenza ha confermato che non stavamo assistendo a una sceneggiata:
l’ex procuratore capo è stato condannato per tentata induzione indebita e falso. Gli altri, a ruota.
Il solito coro “faremo ricorso”, ma intanto il tonfo l’abbiamo sentito tutti.

E mentre il Paese si chiede com’è possibile che certa gente arrivi così in alto, Curione ci sbatte in faccia la risposta:
non si sale per merito, ma si cade per colpa.
E lei ha avuto il coraggio di dire quella colpa, nome e cognome.

Se vogliamo usare parole grosse, possiamo dire che ha “servito lo Stato”.
Se vogliamo essere più sinceri, possiamo dire che ha fatto quello che lo Stato fa finta di fare: applicare la legge senza guardare chi hai davanti.

In un’Italia che si piega davanti ai potenti come una cannuccia nel mojito, Silvia Curione è la dimostrazione vivente che esiste ancora qualcuno che non si inginocchia.

Una donna che ha ricordato a tutti cosa significa avere dignità.
E soprattutto cosa succede quando la usi.

Bisognerebbe capire che tipo di gene ha nel sangue, per poterne riprodurre altre di queste "donne prodigio".

E voi che dite: servirebbe nella procura di Cosenza? 

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