ALLERTA METEO O ALLERTA INCAPACITÀ? IN CALABRIA È SEMPRE DIFFICILE DISTINGUERE
Allerta meteo arancione in Calabria: il vento infuria, il mare si ribella e l’Unità di crisi… naviga a vista
Una circolazione depressionaria centrata sul Nord-Africa continua a richiamare correnti umide sud-orientali sul territorio del nostro Paese. In particolare, tra la giornata di oggi e quella di martedì, sono attese precipitazioni abbondanti e persistenti sulle due Isole Maggiori e sulla Calabria, specie sui versanti orientali, con una ventilazione di scirocco che raggiungerà intensità di burrasca forte e raffiche fino a tempesta, con forti ed estese mareggiate lungo le coste esposte.
La Protezione Civile ricorda pertanto i corretti comportamenti di autoprotezione. Che, in Calabria, si possono riassumere così:
state fermi e chiudetevi possibilmente in casa, non fidatevi delle "graste" sui balconi, guardate in alto e sperate che la gràsta del vicino abbia una coscienza civile.
Perché quando arrivano raffiche di vento da burrasca, il rischio non è solo naturale. È anche strutturale, cronico, programmato negli anni.
Unità di crisi… di cosa, esattamente?
Ogni volta che scatta l’allerta, compare puntuale lei: l’Unità di crisi.
Nome importante, tono grave, conferenze, comunicati.
Peccato che poi, alla prima pioggia seria, le strade diventano piscine comunali.
E qui la domanda è inevitabile:
unità di crisi di cosa?
Se bastano due ore di pioggia per trasformare una provinciale in un percorso di nuoto sincronizzato, il problema non è il meteo “eccezionale”.
È che i soldi non sono stati investiti in lavori, ma spartiti.
Male.
Tra amici, conoscenti, parenti di amici e amici di parenti. Il solito album di famiglia.
Piove, allaga, chiude: il copione è sempre lo stesso
Il bollettino parla di precipitazioni diffuse, attività elettrica intensa e venti di burrasca.
Ma il vero fenomeno ricorrente è un altro:
tombini che non drenano, strade che cedono, sottopassi che si riempiono come vasche da bagno.
Ogni allerta diventa così la prova generale di una verità imbarazzante:
non servono eventi estremi, basta la normalità per far saltare tutto.
Mareggiate, scuole chiuse e responsabilità aperte
Sul versante ionico sono previste onde fino a 3,2 metri.
Le scuole chiudono. Giusto.
Ma le responsabilità restano sempre aperte, come i cantieri mai finiti e le fogne progettate quando pioveva una volta l’anno.
Perché l’emergenza, qui, non è il vento.
È l’assenza di manutenzione, l’idea che prevenire sia opzionale e che rattoppare dopo sia una strategia.
L’allerta passa, il problema resta
La Protezione Civile fa il suo lavoro.
Il meteo fa il meteo.
Il mare si arrabbia, il vento soffia, la pioggia cade.
Ma se ogni temporale diventa un disastro annunciato, allora l’allerta non è arancione.
È politica.
E finché i soldi verranno divisi invece che spesi, le strade continueranno a sembrare piscine,
le unità di crisi continueranno a riunirsi dopo,
e i calabresi continueranno a fare autoprotezione vera:
schivare buche, allagamenti e prese per il culo varie.
Fine bollettino.
Il resto è cronaca già scritta.
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