CITTÀ UNICA, SOLITI PARASSITI
Quando il “No” diventa “Sì” per miracolo, e il miracolo ha sempre gli stessi santi.
C’è un fenomeno curioso che sta infestando la valle del Crati più del traffico su Via Roma quando i bimbi entrano o escono da scuola: la conversione improvvisa.
Non religiosa, sia chiaro. Politica. Che è molto più rapida, molto più conveniente e soprattutto non richiede pentimento.
Da qualche tempo, infatti, Sandro Principe e Orlandino Greco, attraverso una catena di comando degna di una matrioska sovietica, hanno riesumato il progetto della Città Unica tra Cosenza, Rende e Castrolibero. CO. RE. CA., che già come acronimo sembra il rumore di qualcosa che si spezza.
Anzi proprio oggi Sandrino annunciache è quasi pronto lo statuto dell’Unione dei comuni da trasmettere a Cosenza, Castrolibero e Montalto (nuovo aggiunto???).
Il bello è che Principe è lo stesso Principe che ieri guidava con fervore quasi liturgico il comitato del “No alla Città Unica”. Uno dei più convinti. Uno di quelli che ti spiegava che no, mai, giammai, piuttosto il ritorno alle Province borboniche.
Oggi invece il “No” si è sciolto come neve al sole.
Le malelingue, quelle fastidiose ma spesso puntuali, parlano di un accordo sottobanco con Mario “Maruzzu” Occhiuto, il re dei sindaci falliti, l’uomo che ha lasciato Cosenza in dissesto e ora, secondo indiscrezioni sempre più insistenti, punterebbe a riprendersi non uno ma tre (4) comuni in un colpo solo. Altro che Risiko: qui si gioca a Monopoli, con i soldi degli altri.
ORLANDINO GRECO E IL FUOCO AMICO
Entra in scena Orlandino Greco, fascioleghista finto meridionalista, appena atterrato in Regione per svolgere il suo sport preferito: farsi pagare per scaldare poltrone.
E cosa fa? “‘Mpìzza fùecu”. Ma non di persona, no. Lui usa il metodo ventriloquo.
A parlare è il suo “cuggino” politico, Giovanni Greco, ex sindaco di Castrolibero, noto più per la fedeltà che per l’autonomia di pensiero. Ed ecco la perla: una lezione magistrale sulla differenza tra fusione e unione dei comuni.
La fusione è cattiva, fredda, snatura.
L’unione invece è buona, calda, ottimizza, salvaguarda.
Traduzione simultanea: prima era no, adesso è sì, ma lo chiamiamo coerenza.
Il tutto spiegato con tale sicurezza da chiarire una cosa sola: non ci ha capito niente, ma pretende che non ci capiamo niente neanche noi.
MARUZZU, ANTONIOZZI E IL CIRCO DEI SOSTENITORI
Il gran finale lo firma lui, Maruzzu Occhiuto, fresco – secondo atti giudiziari – di condanna anche in appello per bancarotta fraudolenta, che non parla direttamente ma si affida al suo megafono di fiducia, il parlamentare Alfredo Antoniozzi, parassita di governo multitasking.
Antoniozzi non solo minaccia candidature FdI alle prossime comunali di Cosenza, ma ci tiene a rassicurare tutti:
la Città Unica piace a Confindustria, Coldiretti e sindacati.
E qui scatta l’applauso registrato.
Perché se c’è qualcuno che in questi anni ha fatto miracoli per Cosenza, sono proprio quei salotti buoni che hanno ingrassato pance, stretto mani, firmato protocolli e lasciato il territorio esattamente com’era. Anzi no: un po’ peggio.
IL COPIONE È SEMPRE LO STESSO
La verità è brutale e semplice, quindi politicamente indigesta:
la Città Unica non viene riproposta per migliorare servizi, identità o qualità della vita.
Viene riproposta perché serve potere, serve riciclare carriere, serve allungare l’agonia politica di una classe dirigente che senza accorpamenti sarebbe già al reparto rianimazione.
Altro che visione. Qui c’è solo una grande operazione di rilegittimazione dei soliti noti, con comparse, cugini, portavoce e sponsor ben pasciuti.
E mentre loro parlano di unione, ottimizzazione e futuro, i cittadini restano divisi, i servizi fanno schifo e la democrazia locale viene trattata come un fastidio procedurale.
La chiamano Città Unica.
Ma l’unica cosa davvero unica è la faccia tosta.
E purtroppo, anche questa, in Calabria, non è una novità.
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