CLOACA MAXIMA: GRAZIANO ALL'ASP DI CROTONE E DE SALAZAR ALL'ASP DI COSENZA
Sanità calabrese: miliardi, poltrone e una presa in giro collettiva.
In Calabria i soldi per la sanità ci sono. Tanti. PNRR, fondi statali, fondi europei, edilizia sanitaria, digitalizzazione, emergenza-urgenza. Miliardi annunciati, sbandierati, celebrati in conferenze stampa con sorrisi tirati e slide colorate.
Poi però uno entra in ospedale. E la magia svanisce.
Reparti chiusi, corridoi fatiscenti, macchinari fermi, liste d’attesa che sembrano condanne. La sanità calabrese non è povera: è gestita male, senza coraggio, senza responsabilità, senza conseguenze.
Il cuore del disastro ha nomi e cognomi.
Azienda Zero, guidata da Miserendino, doveva accelerare e razionalizzare. Ha fatto l’opposto: ha centralizzato la paralisi. Tutto passa di lì, tutto si incaglia lì, nessuna decisione arriva mai fino in fondo. Una macchina perfetta per non decidere e non rispondere di nulla.
L’ASP di Cosenza, sotto Graziano, è stata il laboratorio dell’incompiuto: bandi eterni, servizi zoppi, reparti annunciati e mai davvero funzionanti, esternalizzazioni costose e inefficaci. Se qualcosa non parte, non è un problema: si rinvia. Se qualcosa fallisce, nessuno paga.
L’Azienda ospedaliera di Cosenza, con De Salazar, regge solo grazie a medici e infermieri allo stremo. Le poche eccellenze esistono nonostante la governance, non grazie ad essa. Cantieri infiniti, strutture vecchie, organizzazione fragile. Se funziona qualcosa, è per sacrificio umano, non per visione manageriale.
E qui arriva il capolavoro finale.
Altro che discontinuità.
Alla necessità di una nuova guida per l’ASP di Crotone, la Giunta regionale, su proposta del presidente e commissario alla sanità Roberto Occhiuto, nomina Antonello Graziano.
Dalla padella alla brace.
Come se non bastasse, con un altro atto, Vitaliano De Salazar viene nominato commissario straordinario dell’ASP di Cosenza.
Il cerchio si chiude. Non si cambia nulla, si spostano solo le pedine.
Questo è il metodo Occhiuto:
non si caccia chi fallisce,
non si azzera nulla,
si ricicla.
Ma non perché Occhiuto è incapace, ma perché è in malafede. Perché è menefreghista. Perché a lui piace il potere, non la responsabilità che ne deriva!
Chi non porta risultati non viene mandato a casa: viene promosso, trasferito, ricollocato. È il gioco delle tre carte della sanità calabrese, dove l’unica cosa che non cambia mai è il cittadino che resta senza cure.
E ASPETTATE DI VEDERE CHI SOSTITUIRÀ DE SALAZAR ALL'AZIENDA OSPEDALIERA DI COSENZA...
E poi ci si chiede perché la gente non crede più a lui. Perché la realtà sanitaria che vive sulla propria pelle smentisce ogni sua parola. È sistema semplice!
Ogni proclama di riforma si scontra con:
visite dopo mesi o anni
ambulanze che non arrivano
migrazione sanitaria obbligata
famiglie lasciate sole
Occhiuto è risultato incapace di fare l’unica cosa che serviva davvero: rinnovare la classe dirigente sanitaria con persone competenti, responsabili, valutate sui risultati. Incapace di dare un calcio in culo a Miserendino, Graziano, De Salazar e al sottobosco di dirigenti e lecchini che tengono in piedi questo sistema fallito.
Il problema non è un singolo manager.
Il problema è un presidente che li protegge tutti.
Questa non è sanità.
È burocrazia miliardaria.
È irresponsabilità istituzionalizzata.
È una Calabria che paga due volte: prima per strutture che non funzionano, poi per curarsi altrove.
La sanità calabrese non è malata.
È tenuta artificialmente in vita da annunci, nomine e menzogne.
E finché chi governa continuerà a confondere il cambiamento con il riciclo delle poltrone, i calabresi resteranno dove sono da anni:
in lista d’attesa.
Senza cure.
Senza fiducia.
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