DUE FIGLI, DUE GIUSTIZIE: ECCO PERCHÉ LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE È UNA TRUFFA!
Partiamo da ciò che dice Fabrizio Corona in una puntata di Falsissimo.
LA PRESSIONE
«Due giorni prima di registrare la puntata, durante un processo, il mio amico avvocato Chiesa mi prende da parte e mi dice:
“C’è un problema, Fabrizio”.
Gli dico: “Dimmi, chi è venuto a rompere il cazzo?”.
“È venuto Ignazio La Russa con l’avvocato Fares. Chiedono se puoi non mandare in onda la puntata di Falsissimo”.»
IL “CIRCOLINO”
«I figli di La Russa fanno parte del circolino.
Industriali, amici di Barbara Berlusconi, potenti.
Uno accusato di stupro in casa.
L’altro tutto fighettino, che inneggia al fascismo.
«Il giorno in cui si parla di pace, di cessate il fuoco a Gaza, pensa a chiamare Fabrizio Corona invece di pensare ai cazzi del Paese.»
IL RACCONTO DELLA RAGAZZA (SECONDO CORONA)
«La ragazza si sveglia nuda.
Non ha più l’assorbente. Il letto è pieno di sangue.
Si sveglia accanto a due uomini.
Chiede: “Cosa è successo?”.
Le rispondono: “Abbiamo scopato in due”.»
«Lei era drogata. Completamente fatta.
Questo è scritto negli atti.»
«Leonardo Apache La Russa quella sera era lucido. Lei no.»
IL CONSENSO
«Se una non vuole, non si mette in ginocchio?
Questa è la cultura malata che ci hanno insegnato.»
«Se vedi una ragazza completamente fuori, strafatta, e sei lucido, non te la scopi.
Nè da solo. Nè in due.»
«Se mandi un video mentre lei ti fa un bocchino al tuo amico scrivendo:
“Vieni, sbrigati”, sei un criminale.»
LA MADRE E IL SILENZIO
«La ragazza torna a casa lo stesso giorno e dice alla madre:
“Mi è successo contro la mia volontà”.
Va in clinica a farsi visitare.»
«È la madre, amica della famiglia La Russa, a non farla denunciare per trenta giorni.»
«Perché nel circolino certe cose non si denunciano. Il circolino ti caccia.
Le robe del circolino devono rimanere nel circolino.»
IL CONFRONTO CON IL CASO GRILLO
«Nel caso Grillo la ragazza torna a casa serena, va a fare kitesurf, dopo dieci giorni denuncia e non fa nemmeno la visita.»
«Sapete quanto hanno chiesto per Ciro Grillo? Otto anni.»
«Sapete quanto ha avuto Leonardo Apache La Russa? Niente.»
«Perché non è mai andato a processo.»
«Questo è lo Stato che vi meritate.»
IL CIRCOLINO È PIÙ FORTE DELLO STATO
Non importa se ti piace o ti fa schifo Fabrizio Corona.
Non importa se lo consideri attendibile, tossico, egoriferito, condannato, istrione.
Qui il punto non è Corona.
Il punto è quello che nessuno sta smentendo nel merito.
Perché quando qualcuno mente, lo si querela. Qui invece si telefona. Si chiede. Si suggerisce.
Si prova a fermare la pubblicazione.
Questo ha un nome solo: paura.
La vera notizia non è il figlio di La Russa. Non è il figlio di Grillo.
La vera notizia è che la giustizia cambia peso a seconda del cognome.
Otto anni da una parte.
Zero processi dall’altra.
E in mezzo un’Italia che finge di non capire, perché capire significherebbe ammettere che non siamo uguali davanti alla legge che sembra un club privato.
Se quanto detto da Corona è vero, anche solo in parte, allora il problema non è Corona che parla.
È lo Stato che tace.
Qui non siamo davanti a un caso giudiziario. Qui siamo davanti a una radiografia dell’Italia reale.
Due ragazzi accusati di violenza sessuale.
Due famiglie potenti. Due padri famosi.
Due reazioni completamente diverse dello Stato.
E già questo dovrebbe far tremare i palazzi.
“QUESTO ARGOMENTO NON LO DEVI TOCCARE”
Questa frase, riportata da Fabrizio Corona, è la chiave di tutto.
“Stai attento. Questo argomento non lo devi toccare. Perché sto giro ti finisce male.”
Non è una minaccia diretta. È peggio.
È il linguaggio del potere, quello che non ha bisogno di urlare.
È il “si è sempre fatto così”.
È il “non è aria”.
È il “certe famiglie non si sfiorano”.
E infatti, guarda caso, una famiglia non si sfiora.
IL FIGLIO DI GRILLO: SBATTUTO IN PIAZZA, MACINATO, CONDANNATO PRIMA
Nel caso Grillo succede tutto e subito.
Processo mediatico. Titoli feroci.
Otto anni di richiesta di condanna.
Il padre crocifisso pubblicamente.
Nessuno dice “aspettiamo”.
Nessuno dice “garantismo”.
Nessuno dice “presunzione di innocenza”. Anzi.
Le parole di Beppe Grillo diventano “atto di violenza contro la vittima”.
Viene massacrato. Politicamente ucciso.
Giusto o sbagliato non importa qui.
Conta una cosa sola: la macchina va a tutta velocità.
IL FIGLIO DI LA RUSSA: NEBBIA, SILENZIO, RALLENTAMENTI
Poi c’è l’altro caso.
Ed è qui che l’Italia fa schifo.
Secondo il racconto di Corona, negli atti emerge una ragazza drogata, “completamente fatta”, portata a casa del figlio del Presidente del Senato.
Corona dice:
“Leonardo Apache La Russa quella sera era lucido. La ragazza no.”
E ancora:
“Una ragazza strafatta non la scopi. Punto. Né da solo né in due.”
Domande semplici. Brutali.
Domande che chiunque farebbe se il cognome fosse un altro.
E invece?
Silenzio.
Cautela.
Tempi biblici.
Nessuna esposizione paragonabile.
Il potere non assolve.
Il potere sospende.
Congela.
Aspetta che passi.
IL CORTOCIRCUITO OSCENO: LE LEGGI SUL CONSENSO LE HA FATTE LUI
Ed eccolo, il punto che fa male.
Ignazio La Russa non è uno spettatore.
È uno di quelli che ha scritto e sostenuto le leggi sulla violenza di genere e sul consenso.
Quelle che dicono che:
il consenso non si presume
una persona alterata non può dare consenso
il “non ricordo” è già un segnale
Leggi sacrosante.
Che improvvisamente diventano opinioni quando toccano casa sua.
Qui non c’è incoerenza. C’è ipocrisia strutturale.
ORA IL VERO OBIETTIVO: LA MAGISTRATURA AL GUINZAGLIO
E adesso togliamo la maschera.
Lo stesso La Russa, lo stesso governo, sono quelli che vogliono:
la separazione delle carriere
il ridimensionamento dei pm
una magistratura “ordinata”, “controllata”, “responsabile”
cioè inerme.
Questa storia è la prova provata di cosa vogliono fare.
Una magistratura che:
colpisce senza pietà chi è fuori dal giro
rallenta quando entra il potere e impara dove fermarsi.
Non una giustizia uguale.
Una giustizia gerarchica.
“LE ROBE DEL CIRCOLINO NON SI DENUNCIANO”
Questa frase, riportata da Corona, è una coltellata.
“Le robe del circolino non si denunciano. Il circolino ti caccia.”
Questo è il Paese reale.
Altro che Costituzione.
Il circolino:
dei cognomi
delle amicizie
delle protezioni
Fuori dal circolino sei solo carne.
Dentro sei intoccabile.
CONCLUSIONE: NON È ODIO, È DIFESA
Qui non si tratta di amare Grillo o odiare La Russa.
Qui si tratta di sopravvivere come Stato di diritto.
Se passa l’idea che:
> un figlio si processa
> un altro si protegge
Se passa la riforma che imbavaglia i magistrati,
la prossima volta non serviranno neanche le minacce.
Basterà uno sguardo.
Un silenzio.
Una telefonata che non arriva.
Questa non è una deriva.
È un progetto politico preciso.
È dire NO alla separazione delle carriere non è estremismo.
È autodifesa democratica.
Perché oggi tocca a loro.
Domani, se non hai il cognome giusto,
tocca a te.
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