EDUCARE ALLE EMOZIONI: LA LEZIONE CHE NON STIAMO INSEGNANDO
DI PASQUALINA FLORIO
La notizia che arriva da La Spezia squarcia il velo di apparente normalità che avvolge le nostre mattine scolastiche: un ragazzo di 18 anni ha perso la vita, accoltellato da un compagno di classe che aveva portato l'arma da casa.
Davanti a un evento di tale violenza, il primo sentimento è lo sconcerto, seguito da un silenzio carico di domande che noi, come comunità educante, non possiamo più eludere.
Una ferita nel cuore dell'istituzione
La scuola dovrebbe essere, per definizione, il luogo della parola, del confronto e della crescita sicura. Quando un'arma varca quella soglia, significa che il dialogo si è interrotto molto prima del tragico gesto.
Come educatori, dobbiamo chiederci: cosa sta succedendo nel mondo interiore dei nostri ragazzi? Non si tratta "solo" di un episodio di cronaca nera, ma del segnale di una sofferenza profonda, di un'incapacità di gestire il conflitto e di emozioni che sfociano in una violenza cieca.
Il fatto che l'arma sia stata portata da casa suggerisce una premeditazione che nasce da un disagio sedimentato, forse invisibile agli occhi degli adulti ma tragicamente presente.
Oltre la cronaca: l'urgenza dell'ascolto
Mentre le autorità faranno il loro corso per accertare le dinamiche e le responsabilità legali, a noi resta il compito più difficile: ricostruire le macerie emotive.
Per la vittima: una vita spezzata all'alba dei diciotto anni, un vuoto incolmabile per la famiglia e i compagni.
Per l'aggressore: un giovane che ha distrutto il proprio futuro e quello altrui, diventando a sua volta vittima di un fallimento educativo collettivo.
Un appello alla comunità
Non basta blindare le scuole o invocare punizioni esemplari. È necessario tornare a investire sull'intelligenza emotiva. Dobbiamo insegnare ai ragazzi che la fragilità non è una colpa e che la rabbia può essere incanalata attraverso le parole, mai attraverso il ferro.
Questa tragedia deve spingerci a un'alleanza ancora più stretta tra famiglie, scuola e istituzioni. Non possiamo permettere che l'indifferenza o la distrazione sociale diventino il terreno fertile per nuovi drammi. Ogni studente che siede tra i banchi deve sentirsi visto, ascoltato e, soprattutto, protetto dalle proprie stesse ombre.
"L'educazione è l'arma più potente che si può usare per cambiare il mondo." Ma oggi, quella stessa educazione sembra aver perso una battaglia.
È nostro dovere rialzarci e ricominciare a parlare con i nostri figli, prima che il silenzio diventi troppo profondo per essere colmato.
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