GOVERNO MELONI: CARI POLITICI, VI NOMINO LADRI DI STATO

Quando il governo si autoassolve e la Calabria paga il conto. 

C’è un momento preciso in cui uno Stato smette di rappresentare i cittadini e inizia a proteggere chi lo saccheggia. Quel momento ha una data: 27 dicembre 2025. Quel giorno entra in vigore una legge che non riforma nulla.
Anzi normalizza l’impunità.
Un magistrato della Corte dei Conti, Ferruccio Capalbo, lo ha spiegato a muso duro in un video: questa riforma introduce la deresponsabilizzazione di politici e funzionari pubblici. Tradotto nel linguaggio di tutti: se sprechi o rubi con soldi pubblici, ti tieni il malloppo... al massimo paghi quattro spiccioli.
Il resto? Lo pagano i cittadini.

“Chi rompe paga”
Questa frase, valida nella vita reale, non esiste più nella pubblica amministrazione.
La Corte dei Conti finora poteva:
accertare i danni erariali
> chiamare in giudizio amministratori e funzionari
> ottenere che restituissero dalla propria tasca i soldi presi o sperperati
Domani invece i politici possono:
gestire fiumi di denaro pubblico, 
non essere davvero responsabili e
pagare solo quello che conviene a loro. 
Così lo Stato ti chiede rispetto delle regole.
Poi scrive leggi in cui le regole non valgono per chi le fa.


Governo: legislatore e giudice di sé stesso
Questa riforma non è neutrale. È un escamotage per tagliare le gambe alla magistratura contabile.
Il potere politico diventa:
legislatore (scrive la legge)
giudice di sé stesso (evita le conseguenze)

Separazione dei poteri? Una barzelletta da manuale di educazione civica.
La Calabria come laboratorio del disastro. E qui arriviamo al cuore della ferita.
Perché la Calabria non è un esempio astratto di spreco. È una terra ferita dal saccheggio istituzionale, dove:
sanità pubblica è collassata
servizi essenziali vanno a pezzi
infrastrutture pubbliche restano fantasmi
E chi ci ha rimesso i soldi siamo noi.


I nomi, i fatti, i processi
Parliamo di persone reali, denaro reale, danni reali.
Roberto Occhiuto – Presidente della Regione Calabria
Indagato dalla Procura di Catanzaro per corruzione in un’inchiesta che riguarda rapporti patrimoniali sospetti con manager a lui legati.
Qui non si parla di sospetti eterei.
Si parla di segnalazioni ufficiali e di un’indagine aperta su accuse gravissime di gestione patrimoniale trasparente solo sulla carta.
Con la nuova legge?
Qualsiasi eventuale responsabilità futura rischia di essere annacquata in multine simboliche.
In guai giudiziari paralleli anche Il fratello del presidente regionale, Mario Occhiuto (ex sindaco fallimentare di Cosenza) e la sorella Annunziata. 
Quando si suol dire "una famiglia ccuri... "

Dirigente dell’Asp di Cosenza
Condannato dalla Corte dei Conti a restituire 1 milione di euro per danno erariale legato ad appalti irregolari.
Un milione che doveva essere restituito per un danno concreto.
Con questa legge?
Quel milione potrebbe diventare un “costo di esercizio” minimo, quasi di routine.
Danno erariale da 35 milioni di euro per gestione rifiuti
La Procura della Corte dei Conti ha contestato oltre 35 milioni di danno erariale legato a impianti di trattamento rifiuti mai entrati in funzione.
Soldi pubblici evaporati, progetti falliti, responsabilità accertata.
Con la nuova legge?
La responsabilità si trasforma in “gestione sfortunata”, non in obbligo effettivo di risarcimento.

Gestione dei migranti
Oltre 40 persone, tra amministratori e cooperative, condannate per oltre 4 milioni di euro di danno erariale nella gestione dei centri d’accoglienza in Calabria.
Soldi pubblici spesi male, responsabili individuati, condanne arrivate.
Domani potrebbero essere ridotte a quote simboliche, senza vero impatto.

Processi storici come quello di Giovanni Bilardi
Ex consigliere regionale accusato di peculato e falso per rimborsi pubblici, tra altri casi di rimborsi e ammanchi documentati.
Questo non è folklore politico. È giustizia che ha identificato responsabilità.
E non sono nomi a caso.
Sono esempi di come la Calabria sia terra di sprechi istituzionalizzati, con effetti devastanti sulla vita quotidiana dei cittadini.

E adesso?
Dal 27 dicembre in poi la responsabilità per sprechi e danni erariali diventa teorica, non reale.
Chi:
> ha processi in corso
> ha già una condanna
> ha avuto un danno accertato
potrebbe vedersi:
> la restituzione ridotta a cifre simboliche
> le pene amministrative rese insignificanti
> la propria posizione “smussata” dalla legge

Il messaggio politico è devastante:
puoi gestire male i soldi pubblici, tanto non paghi un cazzo.

La beffa suprema
La legge non nasce per correggere gli errori.
Nasce mentre i processi sono aperti, mentre le inchieste girano, mentre le condanne vengono pronunciate.
È un modo elegante per dire:
Se sbagliamo, non succede niente di serio.”
Calabria, terra già martoriata
La regione ha visto:
> sanità commissariata e collassata
> infrastrutture mai finite
> servizi essenziali inesistenti
> opere pubbliche costate milioni e mai realizzate
E ora il messaggio più feroce arriva proprio dal cuore dello Stato:
non preoccupatevi di gestire male i soldi pubblici, non temete vere conseguenze, potete continuare indisturbati. 
È come se ti rubassero il portafoglio, e chi lo fa dicesse:
Tranquillo, tanto il regolamento prevede solo una multa simbolica.”

La verità senza veli
Questa legge non è una riforma.
È un escamotage per nascondere responsabilità.
È una sanatoria di fatto per chi ha già combinato danni.
È una carta bianca per chi gestisce miliardi pubblici senza rischio reale.
Non è garantismo.
È impunità programmata.
E allora diciamolo fino in fondo, senza ipocrisia e senza simulare equilibrio.
Se chi si fotte i soldi pubblici non paga più nulla, se il danno erariale diventa una multa simbolica, se milioni evaporano e nessuno risponde davvero, con quale faccia lo Stato continua a chiamare “criminale” chi ruba per necessità?

Perché qui il cortocircuito è totale.
Chi ruba una mela viene processato.
Chi ruba milioni viene tutelato.
Chi assalta una banca è un bandito.
Chi svuota le casse pubbliche è un amministratore distratto.

La verità che questa legge urla, senza nemmeno vergognarsi, è una sola:
il problema non è rubare. È non avere il potere per farlo legalmente.
E mentre i cittadini vengono invitati alla legalità, alla pazienza, al sacrificio,
i politici e gli alti funzionari sono letteralmente pieni fino ai capelli di soldi pubblici, protetti da una norma che dice loro:
tranquilli, anche se vi beccano non vi succede un cazzo!”.

Questo non è più Stato di diritto.
È asimmetria morale istituzionalizzata.
È un sistema in cui la legge non serve a punire l’abuso, ma a normalizzarlo.
Perché quando lo Stato smette di punire chi saccheggia le risorse comuni,
non sta difendendo la legalità.
Sta insegnando il cinismo.
E in Calabria, terra già devastata da furti legalizzati, sanità spolpata, servizi essenziali andati in malora perché qualcuno si è mangiato tutto, questa legge non è solo ingiusta.
È benzina sul fuoco della sfiducia totale.
Non stupitevi poi se i cittadini smettono di credere nelle regole.
Le regole le avete rotte voi.
Con una legge.
E con la firma in calce.

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