I VERI AUGURI DI BUON ANNO DEL PRESIDENTE...

Italiane e italiani,
concittadine e concittadini,
contribuenti loro malgrado,
anche quest’anno sono qui.
Non perché serva davvero, ma perché è tradizione.
E in questo Paese, se una cosa non funziona ma è tradizione, non si tocca.
Il 2025 è stato un anno intenso.
Lo dicono tutti gli anni, quindi deve essere vero.
Un anno di sfide, opportunità, resilienza, ripartenze e altre parole che rassicurano senza spiegare niente.

Abbiamo parlato molto di futuro.
Così tanto che il presente, offeso, se n’è andato all’estero.
I giovani continuano a essere “una risorsa”.
Talmente una risorsa che li esportiamo in massa, come il vino buono.
Restano qui solo le etichette.

La politica ha dato prova di grande coerenza.
Nel senso che ha continuato a fare esattamente il contrario di ciò che prometteva.
Con ammirevole costanza.

Il lavoro c’è, dicono.
Peccato che spesso non si trovi, non si paghi o non basti a vivere.
Ma volete mettere la soddisfazione di “fare esperienza”?

La sanità regge.
Regge così bene che conviene non ammalarsi.
Un successo preventivo.

Le tasse sono tante, è vero.
Ma servono a finanziare cose fondamentali, come:
bonus temporanei,
riforme annunciate,
e convegni sul perché mancano i fondi.

La burocrazia resta un pilastro della Repubblica.
Un pilastro immobile.
Talmente solido che niente passa.

L’informazione è libera.
Libera di distrarvi.
I problemi restano, ma almeno cambiano canale.

Eppure, nonostante tutto, questo Paese va avanti.
Non si sa bene come, non si sa bene dove,
ma va avanti lo stesso, come una Panda con tre cilindri e la spia accesa dal 2003.

Italiane e italiani,
vi ringrazio per la pazienza,
per l’adattabilità,
per l’arte tutta nostra di arrangiarci mentre qualcuno “ci sta lavorando”.

Vi auguro un nuovo anno pieno di speranze,
che verranno prontamente rinviate al prossimo.
Io resto qui.
Voi pure.
Buon anno.

E ora potete mangiare il panettone.
Tanto, a digerire, ci penseremo insieme.

Italiani, italiane… e soprattutto calabresi che ancora resistete,

anche quest’anno vi siete alzati, avete respirato e… avete pagato le tasse.
Se vi sentite eroi, avete ragione: la sopravvivenza in Italia è uno sport estremo.

Il 2025 è stato straordinario. Straordinariamente uguale agli altri.
Il lavoro non manca, manca il lavoro pagato.
Le bollette salgono come scale infinite, la politica promette come influencer in crisi d’ispirazione,
e i giovani? I giovani sono il futuro… che se ne è già andato con Ryanair, lasciandoci i meme delle vacanze passate.

La sanità pubblica è un pilastro… un pilastro lesionato.
Gli ospedali cadono a pezzi, i medici fuggono, gli infermieri cercano una vita decente.
Ma non temete: nei comunicati stampa, funziona tutto. Sempre.
Carta igienica? Non è un diritto, è un lusso.

La Calabria… ah, la Calabria.
Terra di sole, mare, bellezza da cartolina… e crateri stradali da rally, reparti ospedalieri da escape room, opportunità da leggenda orale.
Qui chi governa, Occhiuto, è il vero influencer della realtà parallela:
ogni reparto chiuso è una “riorganizzazione temporanea permanente”, ogni problema è di chi c’era prima…
e i Borboni sono sempre colpevoli, in qualche modo.

In Calabria non mancano i problemi.
Manca solo la vergogna di chi dovrebbe risolverli.
Ma resistenza, sopportazione e ironia sono gratis.
E allora, tra una foto su Instagram e un video di sorrisi istituzionali, continuiamo a ridere… per non piangere.

Italiani, italiane, calabresi: il 2026 sarà pieno di tavoli tecnici, annunci, promesse rinnovabili… ma mai ricaricate.

Io vi auguro salute, perché lo Stato su quella non garantisce.
Vi auguro pazienza, l’unica cosa infinita in questo Paese.
E vi auguro memoria, perché ricordare è l’unica vera rivoluzione possibile.

Buon anno. Sopravvivete. E fate rumore:
Perché il silenzio lo gestiscono già benissimo.

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