NA VOTA C'ERANU I CANTONIERI...

Na vota... 

Due parole che oggi suonano come una bestemmia nostalgica, ma che ogni tanto centrano il punto meglio di mille app con le notifiche rotte.
Na vota c’era il colonnello Bernacca. Un uomo quasi mitologico, una cartina, due nuvolette disegnate a mano e una certezza granitica. Niente radar ipercolorati, niente modelli “probabilistici”, niente “piogge sparse a carattere intermittente localmente intense ma non ovunque”. 
Diceva: domani piove. E pioveva. Fine del dibattito.

Na vota non c’erano le app, i livelli di allerta arcobaleno e i servizi di emergenza che ti avvisano sempre dopo. Durante la tempesta Harry, per dire, non ha squillato manco un citofono. Ha funzionato solo il metodo scientifico più antico del mondo: il passaparola. Quello che oggi chiamerebbero “non certificato”, ma che stranamente non sbagliava mai.
Na vota non c’erano i tombini ’ntippati, le caditoie murate vive, le fogne trattate come soprammobili urbani. Le città non diventavano Venezia senza gondole e le campagne non sembravano risaie del Vercellese. Perché esistevano loro, figure mitologiche oggi estinte: i cantonieri, detti anche stradini. Gente che puliva, controllava, preveniva. Una roba rivoluzionaria: manutenzione.

Na vota non c’erano allagamenti ogni due giorni, burrasche battezzate come uragani tropicali, tempeste con nome proprio come se fossero influencer. Perché l’Italia aveva un clima mediterraneo, mite, prevedibile. Non questo meteo schizofrenico da California low budget, con incendi d’estate e diluvi monsonici d’autunno.
Poi siamo diventati moderni. Digitali. Smart.
E oggi sappiamo tutto, prevediamo tutto, monitoriamo tutto.
Tranne quello che conta davvero: la realtà che ci cade addosso.

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