NONSOLOSBIRRO: ANTONIO BORELLI, NUOVO QUESTORE DI COSENZA
Si insedia Antonio Borelli, nuovo Questore della Città Bruzia.
Per una volta non il solito copione. Non il questore che arriva, fa la foto di rito e promette “tolleranza zero” come se fosse un deodorante per problemi strutturali.
Borelli ha detto una cosa che in Calabria suona quasi rivoluzionaria: la sicurezza non è solo manette, è prevenzione, fiducia, città che funzionano. Che detta così sembra banale. Qui invece è quasi eresia.
Il punto è Cosenza. Non una cartolina universitaria, ma una città spaccata. Quartieri dimenticati, periferie lasciate al buio, stazioni e autostazioni che non sono luoghi di passaggio ma anticamere del degrado. E quando uno Stato spegne la luce, qualcun altro la accende. Non per fare poesia, ma per fare affari.
Borelli tocca un nervo scoperto quando parla di sicurezza percepita. Perché a Cosenza i reati magari non esplodono nei numeri, ma la paura sì. Paura di tornare a casa la sera. Paura per un genitore anziano. Paura per chi dorme in strada e diventa bersaglio facile di una microcriminalità vigliacca, quella che non rapina le banche ma picchia i senzatetto, truffa gli anziani, si accanisce sui più fragili. Criminalità povera, ma non meno feroce.
E qui entra il discorso che pochi vogliono fare: la povertà. Economica, sociale, educativa. La Calabria è una terra dove essere poveri è normale, e proprio per questo invisibile. Ma quando il tessuto sociale si sbriciola, la repressione arriva sempre tardi. Prima arrivano l’abbandono, l’alcol facile ai minori, le piazze senza controllo, le famiglie lasciate sole. Poi ci si chiede perché i ragazzi finiscono male.
Interessante anche il passaggio sugli sgomberi. Traduzione: non si fa lo sceriffo da saloon. Perché buttare gente in strada senza alternative non è sicurezza, è solo spostare il problema di qualche isolato. E Cosenza di problemi spostati ne ha già abbastanza.
Il messaggio più forte però è un altro: la Polizia da sola non basta. Se il Comune non illumina un parco, se la politica chiude gli occhi, se i servizi sociali arrancano, se la città non è vivibile, il questore può fare miracoli solo nei comunicati stampa.
La sicurezza nasce prima, molto prima della volante.
Ora la parte difficile. Le parole sono giuste. Persino incoraggianti. Ma a Cosenza la gente ha imparato a non credere più agli annunci, perché la realtà quotidiana li smentisce a colazione. Fiducia significa vedere risultati. Piccoli, concreti, continui. Significa che un anziano non si senta solo. Che un senzatetto non venga preso a calci per noia. Che una periferia non sia considerata una discarica umana.
Se Borelli riuscirà a tenere insieme prevenzione, ascolto e fermezza, senza scivolare nel solito schema “sbirro contro tutti”, allora sì, qualcosa potrebbe muoversi.
Perché la vera sicurezza, a Cosenza, non è avere più divise. È avere meno abbandono. E su questo, finalmente, qualcuno ha detto le parole giuste. Ora tocca ai fatti.
Commenti