REGIONE CALABRIA, ASP, AZIENDA ZERO...

**REGIONE CALABRIA, ASP, AZIENDA ZERO SE CERCATE I RESPONSABILI DELLE MORTI PER MALASANITÀ, NON AVETE CHE DA GUARDARVI ALLO SPECCHIO**
In Calabria c’è una parola che viene usata come un assorbente istituzionale: fatalità.
Serve a tamponare il sangue, a coprire le responsabilità, a far finta che certe morti siano cadute dal cielo come un temporale improvviso.
Non funziona più.

La morte di Antonio “Tonino” Sommario non è una tragica fatalità.
Così come non lo sono le morti di Serafino Congi, di Carlotta, e di tanti altri cittadini incappati in un sistema di emergenza-urgenza che esiste solo nelle slide patinate di Occhiuto e del suo cerchio di leccapiedi, non nei territori reali.
Queste non sono coincidenze.
Sono conseguenze.
UN 118 CHE ESISTE SOLO SULLA CARTA

In Calabria il 118 è diventato un esercizio di stile burocratico.
Sulla carta:
> le convenzioni ci sono
> le postazioni sono previste
> i bandi vengono pubblicati
> i documenti vengono firmati
Nella realtà:
> le ambulanze non partono
> le postazioni restano chiuse
> interi territori, soprattutto interni e montani, restano scoperti
>il soccorso arriva tardi, da lontano, quando arriva
Il sistema è formalmente corretto e sostanzialmente fallito.

LONGOBUCCO: IL CASO CHE SMASCHERA TUTTO

A Longobucco il servizio di emergenza-urgenza 118:
> era formalmente previsto
> era regolato da una convenzione sottoscritta tra ASP di Cosenza e un’Organizzazione di Volontariato
> risultava attivo nei documenti
Ma non è mai diventato operativo.
Una convenzione firmata.
Una postazione promessa.
Un servizio mai partito.
E Longobucco non è un’eccezione.
È un esempio.
Uno dei tanti.

CONVENZIONI FIRMATE, SERVIZI BLOCCATI

Il punto più indegno è questo: si firmano convenzioni che non producono servizio.
Tutti ne sono al corrente: parti interessate, politica e politicanti di destra e sinistra, sindacati... 
Convenzioni formalmente sottoscritte nel settembre scorso. Eppure, al momento dei fatti (quando ci scappa il morto), il servizio non era attivo.
Perché?
Perché dopo la firma inizia il gioco più vecchio della sanità calabrese: lo scaricabarile.
GLI UFFICI CHE DOVEVANO SBLOCCARE TUTTO (E NON L’HANNO FATTO)

Per rendere operativa una postazione 118 servono pareri tecnici chiari. Tutti sanno quali:
> Servizi di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) per i pareri igienico-sanitari su locali, mezzi e presìdi
> SPRESAL – Sicurezza negli ambienti di lavoro per la valutazione dei rischi e dell’idoneità delle sedi
> Uffici tecnici delle ASP per la conformità strutturale
> Dipartimenti Emergenza-Urgenza e Centrali Operative 118 per la validazione funzionale
Senza questi pareri, l’ambulanza resta ferma.
E guarda caso, i pareri: arrivano tardi, 
non arrivano proprio, o se arrivano nessuno sa nulla e diventano un alibi perfetto per non decidere
Così nessuno dice “no”.
Ma nessuno dice nemmeno “sì”.

ASP PARALIZZATE, AZIENDA ZERO IN LETARGO

Dal 2021 la giustificazione è sempre la stessa:
È tutto subordinato all’entrata operativa di Azienda Zero
Peccato che Azienda Zero esista da quattro anni.
Quattro anni in cui avrebbe dovuto:
> prendere in mano il 118
> chiarire competenze
> assorbire personale
> rendere omogeneo il servizio
Invece, sonnecchia, prende tempo
promette riordini e intanto non subentra davvero
Le ASP, dal canto loro, restano immobili.
Aspettano. Rimandano. Non decidono.

Nel frattempo si tenta di risparmiare, sugli stipendi, sul lavoro e le tutele di:
> autisti
> infermieri
> soccorritori
> volontari
giovani lavoratori pubblici e privati. 
Risparmiare sulla pelle di chi soccorre.
E di chi deve essere soccorso.
NON SONO NUMERI. SONO NOMI. E SONO COLPE

Antonio “Tonino” Sommario.
Serafino Congi.
Carlotta.
Dietro ogni nome c’è una chiamata, un’attesa, un’ambulanza lontana o inesistente, un territorio lasciato solo... 

Queste morti dovrebbero far riflettere, far agire, far cambiare rotta.
Invece vengono archiviate. Digerite. Dimenticate.

Ma restano.
Restano sulle coscienze politiche e istituzionali.

DENUNCIARE NON È UN’OPZIONE. È L’UNICA VIA

A questo punto serve dirlo chiaro, senza ipocrisia: se continuiamo a stare zitti, siamo parte del problema.

Non basta uno solo.
Uno solo viene isolato, screditato, logorato.
Bisogna denunciare tutti.

Denunciare:
> le postazioni previste e mai attivate
> le convenzioni firmate e lasciate morire
> i pareri che non arrivano
> l’attesa eterna di Azienda Zero
> la paralisi delle ASP

Operatori, cittadini, volontari, amministratori locali, familiari delle vittime.
Tutti. Insieme. Con nomi, atti e documenti.

Il sistema regge su una sola convinzione: che tanto nessuno parlerà davvero.

Ma il 118 calabrese non è una sfortuna geografica.
È il risultato di scelte precise, di attese colpevoli, di inermi silenzi.

Firmare una convenzione e non renderla operativa è una responsabilità.
Prevedere una postazione e non attivarla è una responsabilità.
Aspettare per anni un ente che non parte è una responsabilità.

E allora sì, Regione Calabria, ASP, Azienda Zero: se cercate i responsabili delle morti per malasanità, non dovete guardare lontano.
Vi basta uno specchio.

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