SANITÀ CALABRIA: FUORI LE ASP, ENTRA "AZIENDA ZERO". FORSE...
Azienda Zero riparte (forse), le Asp fuori gioco: la sanità calabrese cambia padrone.
Tra le pieghe del Burc n.260 del 30 dicembre 2025, mentre la Calabria era impegnata tra brindisi, concerti Rai e annunci miracolosi per l’anno nuovo, passa una delle riforme più incisive e potenzialmente dirompenti degli ultimi anni per la sanità calabrese.
Firmata con il Decreto del Commissario ad acta n. 386 del 19 dicembre 2025, la norma riscrive le regole della sanità privata accreditata. O meglio: promette di riscriverle.
Dal gennaio 2026, almeno sulla carta, le Asp vengono esautorate.
Autorizzazioni, accreditamenti, controlli, vigilanza, sanzioni amministrative: tutto viene centralizzato in capo ad Azienda Zero. Un solo centro decisionale, un solo perno amministrativo, una sola cabina di regia.
Un cambio di paradigma netto, figlio della lunga stagione commissariale e della necessità, ormai non più rinviabile, di mettere ordine in un settore storicamente frammentato e opaco.
Addio Asp: il potere passa al centro
Il nuovo disegno normativo supera di fatto la legge regionale n. 24 del 2008.
Da ora in avanti, l’autorizzazione all’esercizio delle strutture sanitarie private non sarà più competenza delle Aziende sanitarie provinciali, spesso accusate di disomogeneità, lentezze e discrezionalità. Sarà Azienda Zero a rilasciarla, con l’obiettivo dichiarato di garantire uniformità, qualità e trasparenza.
Una scelta che riduce drasticamente il ruolo dei territori e che concentra poteri enormi in un solo soggetto.
E qui sta il primo nodo politico e istituzionale: Azienda Zero esiste dal 2021. In quattro anni si è vista poco, ha inciso meno e si è distinta soprattutto per la digitalizzazione delle cartelle cliniche e per aver garantito stipendi congrui a una ristretta cerchia dirigenziale. Non esattamente una rivoluzione.
Il passaggio chiave (quello che sa di rinvio)
Il cuore vero della riforma è racchiuso in una frase apparentemente tecnica ma politicamente esplosiva:
“Le strutture già operative dovranno adeguarsi alle nuove regole secondo modalità e tempi che saranno fissati da successivi provvedimenti attuativi.”
Traduzione non ufficiale ma realistica: non adesso, non si sa come, non si sa quando.
È qui che la riforma rischia di perdere mordente. Perché senza provvedimenti attuativi:
> gli adeguamenti restano sospesi,
> i controlli veri non partono,
> il sistema continua a galleggiare come prima.
E il timore è legittimo: che ci dormano sopra.
In una regione dove i “tempi successivi” spesso coincidono con l’oblio amministrativo, questa clausola pesa come un macigno.
Accreditamenti a tempo e controlli rafforzati
La legge introduce comunque un principio sacrosanto: l’accreditamento istituzionale non sarà più a vita.
Durata quinquennale, obbligo di rinnovo, verifica dei requisiti almeno sei mesi prima della scadenza.
L’istruttoria tecnica sarà affidata all’Organismo Tecnicamente Accreditante (O.T.A.), incardinato in Azienda Zero, con valutatori regionali formati ad hoc.
Sono previsti sopralluoghi, verifiche in loco e controlli continui, con la possibilità di sospendere immediatamente le attività in caso di gravi carenze.
Tutto corretto. Tutto condivisibile. Tutto, però, subordinato a una macchina che deve finalmente mettersi in moto.
Sanzioni pesanti e tolleranza zero
Il capitolo sanzioni è scritto senza giri di parole:
> fino a 100 mila euro per chi esercita senza autorizzazione,
> fino a 50 mila euro per attività diverse da quelle autorizzate,
> decadenza automatica dell’autorizzazione e dell’accreditamento in caso di violazioni gravi, cessioni non autorizzate o perdita dei requisiti.
I provvedimenti saranno adottati direttamente dal Direttore generale di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino.
Un accentramento di potere notevole, che può essere un’arma formidabile o un boomerang clamoroso.
Personale sotto osservazione
Particolare attenzione viene riservata al personale sanitario.
Le strutture private dovranno comunicare ogni anno l’elenco completo dei lavoratori, i titoli acquisiti e i contratti applicati.
La mancata applicazione dei CCNL di categoria (o rapporti lavorativi precari e di facciata) potrà portare prima alla sospensione e poi alla decadenza dell’autorizzazione.
Un passaggio che incrocia direttamente il tema della qualità del lavoro, troppo spesso sacrificata sull’altare del risparmio.
Tra legalità e concentrazione del potere
Ed è qui che va detto chiaramente ciò che per anni è stato solo sussurrato. La centralità di Azienda Zero, con le Asp mangione, clientelari e trasformate in feudi locali finalmente fuori dalle palle, potrebbe perfino essere la scelta giusta.
Il sistema delle Asp calabresi è stato per troppo tempo un intreccio di micro–poteri, clientele, autorizzazioni a geometria variabile e controlli più simbolici che reali. Metterle da parte non è uno scandalo: è un atto di igiene istituzionale.
Ma questa scommessa regge solo a una condizione: che Azienda Zero faccia davvero ciò che promette, e lo faccia da subito. Non dopo i regolamenti, non quando “il sistema andrà a regime”, non con la solita gradualità infinita.
Subito. Controlli veri, accreditamenti verificati, sanzioni applicate, trasparenza totale.
Altrimenti il rischio è evidente: aver sostituito dieci centri di potere opachi con uno solo, ancora più forte e ancora più distante.
La riforma porta la firma del presidente-commissario Roberto Occhiuto (sperando si sia prima confessato e messo una mano sulla coscienza) e nasce sotto l’ombrello del commissariamento. Promette ordine, legalità e riallineamento agli standard nazionali.
La sanità privata calabrese entra in una nuova fase: più regole, meno margini, controlli stringenti. Sulla carta.
Ora resta la domanda che in Calabria precede tutte le altre:
questa volta parte davvero, o è solo l’ennesima riforma perfetta nei decreti e invisibile nella realtà?
CE NE ACCORGEREMO DAI PROSSIMI GIORNI E DAI PROSSIMI PASSAGGI.
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