SIMONA LOIZZO: IL TROLLING FATTO PARLAMENTARE

Cos’è un troll (prima di parlare di Simona Loizzo)

Un troll, in rete, è quello che non discute. Provoca. Esagera. Dice una cosa così fuori scala da costringerti a reagire. Non cerca verità, cerca rumore. Vive di frasi acchiappa-like, paragoni impossibili e affermazioni talmente grossolane che o ridi o ti sale la pressione.
Fin qui, internet.
Il problema nasce quando il troll non sta su un forum anonimo ma siede in Parlamento.
Simona Loizzo, il trolling fatto persona
Simona Loizzo non è nuova a questo stile. Ma con questa frase ha superato il livello “provocazione” ed è entrata nella categoria fantascienza politica:
“Non esiste un milanese più meridionalista di Matteo Salvini.
Gli investimenti fatti per la Calabria parlano per lui: nessun altro come lui.
Un nuovo Giacomo Mancini.”
Respiriamo. Tutti. Un attimo.

Salvini “meridionalista”: la barzelletta del secolo
Matteo Salvini, per anni, è stato il volto politico di:
Roma ladrona
Terroni
Secessione del Nord
Autonomia differenziata che spacca il Paese
E oggi sarebbe il più grande amico del Sud. Non uno qualunque. Il più grande.

Un milanese più meridionalista dei meridionali. Tipo il lupo che diventa testimonial dell’agnello.
Sugli investimenti in Calabria: annunci, slide, promesse, commissariamenti eterni, opere ferme, cantieri fantasma. Se “parlano per lui”, parlano a bassa voce. E balbettano.

Il paragone con Giacomo Mancini: qui siamo oltre
Paragonare Salvini a Giacomo Mancini non è solo politicamente sbagliato. È storicamente offensivo.
Mancini:
era calabrese
> ha costruito potere politico vero al Sud
> ha portato opere, soldi, visione, conflitto
> ha pagato prezzi politici enormi per il Mezzogiorno. 

Salvini:
> ha costruito consenso contro il Sud
> ha cambiato narrativa solo quando i voti al Nord non bastavano più
> usa il Sud come sfondo elettorale stagionale

Metterli sullo stesso piano è come dire che una sagra è l’equivalente delle Olimpiadi. Stesso sport, forse. Stessa storia, no.

Quella di Loizzo non è una svista. È trolling politico consapevole.
Una frase pensata per scioccare, polarizzare, far parlare. Non per spiegare, non per difendere la Calabria, non per rispetto della memoria storica.

Il problema non è Salvini che fa Salvini.
Il problema è quando una rappresentante calabrese decide di fare da megafono a una narrazione che ribalta la realtà e insulta l’intelligenza collettiva.
Il troll, di solito, lo ignori e passa oltre.
Qui però il troll vota, legifera e parla a nome nostro.
E questa, purtroppo, non è satira. È la Calabria politica nel 2026.

Il punto è che Simona Loizzo non è un’eccezione. È parte di una categoria politica ben riconoscibile, quella dei parlamentari calabresi messi lì, non arrivati lì.
Con lei il quadro si completa facilmente: Alfredo Antoniozzi e Andrea Gentile.
Tre nomi diversi, stesso copione.
Gente che:
> non ha lasciato un segno concreto
> non ha imposto un tema nazionale sulla Calabria
> non ha difeso sanità, lavoro, infrastrutture, diritti
> non ha nemmeno disturbato il manovratore
Ma ha incassato. Sempre. Puntuale. Lautamente.

Parlamentari decorativi, stipendi realissimi
Questi non sono rappresentanti. Sono comparse stipendiate.
Stanno a Roma, parlano quando conviene al partito, tacciono quando la Calabria affonda. Zero conflitto, zero visione, zero risultati.

Però lo stipendio arriva. Le indennità pure. I rimborsi anche. Tutti soldi pubblici. Nostri.
E mentre la Calabria:
perde ospedali
perde giovani
perde treni
perde credibilità
loro perdono solo il contatto con la realtà.
Nessun merito, solo collocamento politico
Il problema vero non è nemmeno l’incompetenza. È l’assenza totale di merito.
Queste figure non sono lì perché hanno combattuto, costruito, rischiato.
Sono lì perché:
qualcuno li ha messi
qualcuno li ha protetti
qualcuno ha deciso che bastava il cognome, la fedeltà, il silenzio

E il silenzio, in Calabria, è sempre costato carissimo.

Il danno è doppio:
Non fanno nulla per la Calabria
Costano tantissimo alla Calabria
E in più insultano l’intelligenza collettiva quando provano a raccontare favole su Salvini meridionalista, investimenti epocali mai visti e paragoni storici ridicoli.

Loizzo, Antoniozzi, Gentile non sono il problema principale.
Sono il sintomo.
Il sintomo di una Calabria rappresentata da chi non la difende, non la conosce, non la rispetta, ma la usa come titolo elettorale e bancomat istituzionale.
E finché continueremo a chiamare “classe dirigente” gente che non dirige un cazzo, la Calabria resterà ferma.

Loro invece no.
Loro viaggiano. Con autista. A spese nostre.

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