CARA PASQUALINA, TI SCRIVO... SOMMERSI DALL'INCOMPETENZA

La piena del Crati e la piena delle scuse
La natura ha fatto il suo mestiere.
Ha piovuto come doveva piovere quando i cicloni scaricano mesi d’acqua in poche ore.

Tu no. Voi no.
E adesso basta con questo teatrino stanco, offensivo, irritante, fatto di giustificazioni raffazzonate buone solo per i microfoni e per salvare qualche carriera politica che galleggia meglio dell’argine di Thurio.

Perché mentre voi spiegate, monitorate, quantificate… la gente spala fango dalle cucine.
Basta arrampicate sugli specchi. 

Tu, Roberto Occhiuto e compagnia cantante la smettano con la narrazione eroica dell’emergenza gestita “al meglio”.
La diga aperta.
La manovra coraggiosa.
Le vittime evitate.
Tutto bello, tutto utile, tutto vero forse.
Ma è l’ultimo anello della catena.
L’ultimo. Non il primo.
Prima ci sono:
Argini fragili
Lavori finanziati e mai partiti
Cantieri fantasma
Manutenzioni rimandate
Allarmi ignorati per anni
Quella non è emergenza.
Quella è incapacità amministrativa strutturale.
Le giustificazioni non risarciscono nessuno. 

Adesso la priorità non sono le conferenze stampa, le dirette social, i ringraziamenti incrociati tra uffici.
La priorità è una sola:
Contare i danni. Tutti. Fino all’ultimo euro.
Case distrutte.
Auto da buttare.
Magazzini allagati.
Raccolti persi.
Attività ferme.
E dopo la conta deve arrivare la seconda parola chiave, quella che fa più paura dei cicloni:
Risarcimenti. Veri. Totali. Senza scaricare sulle assicurazioni o sulla burocrazia.
Tutte le famiglie. Nessuna esclusa
Non contributi simbolici.
Non briciole emergenziali.
Non bonus elettorali travestiti da solidarietà.
Risarcimenti veri per tutte, ma proprio tutte le famiglie colpite.
Perché chi ha perso tutto per la seconda volta non può sentirsi dire che “l’evento era eccezionale”.
Eccezionale è perdere casa due volte nello stesso punto dove i lavori dovevano già essere finiti.

Se davvero volete salvare quel minimo di credibilità istituzionale rimasta, la strada è una sola:
Stato di calamità serio
Fondi immediati
Procedure lampo
Pagamenti rapidi
Solo allora, forse, salverete la faccia in corner.
Forse.

Perché la fiducia qui è stata sommersa insieme ai mobili.
Altrimenti, la sintesi popolare è brutale
Se invece deve continuare il festival delle scuse, dei rimpalli, delle conferenze, delle promesse stagionali…
Allora la traduzione che gira nei territori è molto meno istituzionale e molto più sincera:
Mettetevi tutti insieme e fatevi un esame di coscienza serio.
Perché l’alternativa è che la gente vi mandi politicamente dove sapete.
E non per rabbia ideologica.
Per esasperazione concreta.
Inetti davanti al prevedibile
Il punto finale è questo, nudo e crudo:
Non siete inetti perché è piovuto.
Siete inetti se il territorio crolla ogni volta che piove forte.

La prevenzione serve esattamente a questo:
trasformare un evento estremo in un danno gestibile, non in una catastrofe sociale.
L’acqua si ritira in pochi giorni.
Il fango in qualche settimana.
La sfiducia resta anni.
E stavolta, più che un’alluvione, sembra aver tracimato la pazienza.

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