CERCASI 349 INFERMIERI: IL 350° AVEVA GIÀ "U CUMPÀRE" IN COMMISSIONE

La sanità calabrese, quel grande reality show dove la trama cambia ogni stagione ma i personaggi restano sempre gli stessi. 

Medici stremati, reparti zombie, liste d’attesa che manco per vedere il Papa morto… e ora, colpo di scena: 349 infermieri cercasi.
Non 350.
Trecentoquarantanove.
Numero talmente preciso che sembra scelto da un cartomante amministrativo. 

Uno si chiede: il trecentocinquantesimo lo tenevano già in caldo? O è il classico posto “opzionale”, tipo il sedile riscaldato nelle auto?

IL CONCORSO DELLA SPERANZA (O DELLA STATISTICA CREATIVA)

La Regione Calabria annuncia il bando. Requisiti seri, procedura pubblica, domanda online entro il 7 marzo 2026 tramite portale nazionale.
Tutto pulito. Tutto digitale. Tutto meritocratico… sulla carta.

Peccato che in Calabria la parola “concorso” venga percepita come un gratta e vinci: lo compri sapendo che non vincerai, ma vuoi comunque illuderti quei trenta secondi.
Perché qui il CV conta, sì… ma spesso più come sottobicchiere che come titolo di merito. 
Storicamente hanno pesato di più:
> la parentela strategica
> u "cumpàri" giusto
> u "santu" con rubrica aggiornata
> il politico mangione di riferimento, versione Pokémon evoluto. 
Il famoso posto fisso, quello mitologico, più raro del lupo marsicano ma più ambito del tesoro dei pirati.

MOBILITÀ VOLONTARIA: IL COLPO DI SCENA CHE NON TI ASPETTI 

Qui arriva la prima finezza burocratica.
Il concorso parte solo per i posti che restano vacanti dopo la mobilità.
Tradotto dal burocratese al calabrese corrente: se 349 infermieri già assunti altrove decidono di rientrare… il concorso evapora come l’acqua negli acquedotti dighe regionali gestite dalla SORICAL.
Addio prove.
Addio graduatorie.
Addio sogni.
È il concorso di Schrödinger: esiste e non esiste finché non si chiude la mobilità.
AZIENDA ZERO: SCUDO ANTI-PASTETTA O PARAVENTO DELUXE?

Novità storica: non gestiscono più le ASP, ma Azienda Zero.
Centralizzare dovrebbe significare:
meno mani nei faldoni
meno telefonate “di cortesia”
meno aggiustamenti artigianali
Sulla carta è una rivoluzione.
Nella pratica… Azienda Zero è ancora un cantiere aperto. Doveva accentrare personale, procedure, pianificazione. Per ora accentra soprattutto comunicati stampa e riunioni.
Sensazione diffusa: hanno costruito la scatola blindata… ma stanno ancora cercando la chiave.

I BANDI SARTORIALI: L’ARTE DEL CUCITO PUBBLICO 

La tradizione insegna: alcuni bandi sono scritti come abiti su misura.
Non per tutti.
Solo per qualcuno.
Punteggi calibrati, titoli iperspecifici, requisiti che coincidono miracolosamente con il curriculum del candidato predestinato.
La differenza stavolta?
Le prove scritte e pratiche digitalizzate.
Il computer non ha nipoti da sistemare, cognati da ringraziare, debiti elettorali da saldare. È freddo, cinico, meritocratico. Praticamente svizzero… ma attenzione alla connessione, perché quella rimane tutta calabrese.
LA GEOGRAFIA DEI POSTI: NUMERI CHE PARLANO 

Distribuzione:
> Catanzaro: 113
> Cosenza: 59 + 43
> Reggio Calabria: 6 (ASP)
Sei.
Più che una dotazione organica sembra una mancia. Una sproporzione che fa pensare due cose:
O lì sono già pieni (e non pare), o stanno aspettando altri canali… meno pubblicizzati. 
In Calabria, si sa, la matematica sanitaria è sempre creativa.

InPA: IL GRANDE FRATELLO DEL MERITO 

Il passaggio obbligato dal portale nazionale cambia le regole:
> SPID
> firma digitale
> tracciabilità totale
> impossibilità (almeno si crede) di far sparire domande nel triangolo delle Bermuda amministrativo. 

Se qualcuno vuole pasticciare, deve lasciare impronte digitali ovunque
Un po’ come rubare in banca ma firmando la ricevuta.
Il sistema è più blindato. Non perfetto, ma molto meno “artigianale” del passato.
PARTECIPARE O EMIGRARE?

Domanda esistenziale per ogni infermiere calabrese.
Da un lato:
> sfiducia cronica
> sanità commissariata
> ospedali in apnea
Dall’altro:
> concorso nazionale
> procedure digitali
> controlli centralizzati

Se il bando andasse deserto sarebbe uno schiaffo politico devastante. Il segnale che la fuga dei professionisti ha superato il punto di non ritorno.
Se invece vincessero “i soliti”… sarebbe solo l’ennesima puntata di una serie che va in onda da trent’anni.

TRA SPERANZA E PROVERBIO 

Ufficialmente abbiamo detto addio a pastette e raccomandazioni.
Ufficialmente.
Ma in Calabria esiste un principio giuridico parallelo, tramandato oralmente più della Costituzione:
“Fatta a legge, trovàtu u gabbu.”
(Fatta la legge, trovato l’inganno.)
La differenza stavolta è che l’inganno deve passare per server, log, firme digitali e controlli incrociati. Non basta più la telefonata d'u cuggino del consigliere.

UN CONCORSO CHE SEMBRA UN ESAME DI MATURITÀ (MA SENZA FESTA FINALE)

Il punto che fa storcere il naso a molti: non è solo un concorso per titoli, è un concorso-esame. Tradotto: non basta quello che hai fatto, conta quello che dimostri quel giorno, in quelle ore, davanti a quella commissione.
E allora la domanda viene spontanea, pure senza laurea in filosofia amministrativa:
Se uno ha già lavorato, ha turni di notte sulle spalle, ha gestito emergenze vere, codici rossi, reparti in carenza cronica…
perché deve rifare un esame teorico-pratico come se uscisse ieri dall’università?
La risposta ufficiale è bellissima, quasi poetica:
“Per garantire uniformità di valutazione e selezionare i più preparati.”
La risposta reale è più terra terra:
Perché il titolo certifica che potresti saper fare l’infermiere.
L’esame serve a verificare se lo sai fare davvero… almeno secondo chi ti corregge il compito.
E attenzione: non è per forza ingiusto. Serve a evitare che entrino persone “stanche”, demotivate o aggiornate male.

Ed è qui che scatta il retropensiero calabrese medio, ormai allenato come un segugio:
Se non bastano i titoli…
se l’esperienza pesa poco…
se tutto si gioca su prove scritte e pratiche…
non è che il sistema serve anche a rimescolare le carte?
Perché un concorso per soli titoli fotografa la realtà.
Un concorso con esami… la può anche riscrivere.
In bene, se premia i migliori davvero.
In male, se apre spiragli nelle fasi più discrezionali

Comunque... se sei infermiere, prova.
Il sistema resta imperfetto, ma è più blindato di ieri. E se nessuno partecipa per sfiducia, vincono automaticamente quelli che la fiducia non l’hanno mai persa… perché sanno già come funziona il gioco.
E no, il trecentocinquantesimo posto non esiste.
Quello, come sempre, è riservato al destino. O alla rubrica giusta.

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