PROVINCIALI COSENZA: I GALOPPINI DEL GALLO CEDRONE ALL’ASSALTO DELL’ENTE FANTASMA
PROVINCIALI COSENZA: I GALOPPINI DEL GALLO CEDRONE ALL’ASSALTO DELL’ENTE FANTASMA
C’è una scena che si ripete ciclicamente nella savana politica calabrese.
Il capo branco si muove… e dietro partono i galoppini.
Alle Provinciali di Cosenza il copione è esattamente questo: i “galoppini” del Gallo Cedrone – alias Gianluca Gallo – in marcia compatta verso la conquista di Palazzo della Provincia.
Non per rifondare l’ente, non per rilanciarne funzioni e ruolo… ma per presidiare una casella di potere che, pur svuotata, resta utilissima negli equilibri di consenso.
Perché la Provincia oggi è un oggetto politico strano: amministrativamente dimagrito, ma elettoralmente ancora spendibile.
Un ente che conta poco nei servizi… ma ancora moltissimo nelle filiere.
MA PER ELEGGERE COSA, CHI POI?
Domanda brutale, ma inevitabile:
per eleggere cosa, chi poi?
Il Presidente della Provincia è diventato una figura a metà tra rappresentanza simbolica e gestione residuale. Una carica buona per:
> fare presenza istituzionale
> raccogliere consenso tra sindaci
> rafforzare correnti interne
> costruire trampolini politici
Una poltrona che pesa più negli equilibri di partito che nella vita quotidiana dei cittadini.
Ma con indennità vere, staff veri, visibilità vera. Non proprio un hobby serale.
SINDACI IMPRODUTTIVI IN CERCA DI PROMOZIONE
Ed è qui che il quadro diventa quasi comico, se non fosse tragico.
Sindaci politicamente allineati, spesso contestati localmente, si candidano alla guida di un ente sovracomunale mentre i loro Comuni arrancano tra bilanci fragili, servizi ridotti e prospettive sempre più corte.
Una specie di promozione al contrario:
non perché hai risolto problemi,
ma perché non hai creato problemi… a chi sta sopra.
Il sistema premia l’affidabilità politica, non la produttività amministrativa.
BUCARELLI E IL MACIGNO MENDICINO
Nel caso di Irma Bucarelli, il tema politico che torna sempre è Mendicino.
Il dissesto resta il macigno amministrativo che accompagna il giudizio sulla sua esperienza. Le responsabilità, certo, sono stratificate nel tempo. Ma chi governa durante certe fasi resta inevitabilmente associato agli esiti.
E qui il paradosso calabrese si manifesta in tutta la sua creatività:
altrove un dissesto rallenta le carriere,
qui non sempre le impedisce.
Se resti organico alla filiera, la valutazione sui risultati diventa negoziabile.
FARAGALLI: IL COMUNE IN MODALITÀ SOCIAL
Capitolo Faragalli.
Il “modello Montalto” è quello della comunicazione permanente. Video, aggiornamenti, storytelling continuo. Una presenza digitale così costante che il dubbio sorge spontaneo: si amministra per governare o per pubblicare?
Le opposizioni parlano da tempo di un Comune come Montalto Uffugo gestito più come vetrina che come macchina amministrativa.
Il sindaco primadonna più che primosindaco.
La fascia tricolore che ogni tanto sembra un accessorio da ring light.
Comunicare è necessario. Ma se la percezione supera la sostanza, l’amministrazione rischia di diventare intrattenimento istituzionale.
IACOBINI: IL PROFILO DI FILIERA
Su Iacobini, sindaco di Cassano allo Jonio, il racconto passa soprattutto dalle cronache locali, che ne descrivono collocazione politica, dinamiche interne, posizionamento nell’area di riferimento.
Un profilo meno social, meno spettacolarizzato, ma perfettamente inserito nel meccanismo di filiera.
E ancora una volta non emerge la narrazione del “risolutore”, ma quella dell’uomo affidabile negli equilibri politici superiori.
BURATTINI O RISOLUTORI?
Il nodo politico vero è questo.
Vengono presentati come risolutori, come figure pronte a guidare un ente complesso… ma la percezione diffusa, alimentata da opposizioni e stampa critica, è diversa:
burattini di filiera più che battitori liberi.
Amministratori che faticano a risolvere i problemi strutturali dei propri territori e che ora puntano a gestire dinamiche ancora più ampie.
Se non sistemi casa tua, difficile convincere che sistemerai il condominio.
COMUNI SVUOTATI, PROVINCE OCCUPATE
Intanto i Comuni calabresi continuano a svuotarsi:
> spopolamento costante
> bilanci fragili
> dissesti o predissesti
> servizi ridotti all’osso
E mentre i territori arretrano, la politica continua a giocare a Risiko sulle poltrone intermedie.
Una corsa alla conquista di un ente che molti cittadini percepiscono come inutile… ma che per le filiere resta preziosissimo.
La partita delle Provinciali cosentine somiglia sempre meno a una sfida amministrativa e sempre più a un regolamento di conti interno.
I galoppini del Gallo Cedrone marciano compatti.
I sindaci cercano upgrade politici.
L’ente resta svuotato di funzioni ma pieno di interesse partitico.
E mentre si discute di nomi, alleanze e fedeltà, resta lì, sospesa, la domanda più indigesta:
se questi sono i risolutori…
quando arrivano quelli capaci davvero?
Commenti