SPÙTA CA 'NNUMÌNI: LA RELAZIONE TRA LE FIAT 600 E IL TAXI SANITARIO

Le ormai tristemente famose Fiat 600 continuano la loro carriera parallela: nate elettriche, cresciute taxi, consacrate meme. Evoluzione amministrativa darwiniana.
Le Fiat 600 fantasma e il miracolo del taxi sanitario apparso all’improvviso
Quando la programmazione incontra… lo shopping compulsivo. 

C’è un momento preciso, nella gestione della sanità calabrese, in cui la linea tra pianificazione e improvvisazione diventa talmente sottile da sparire del tutto.
Quel momento ha quattro ruote, una batteria elettrica e un logo Fiat davanti.
Parliamo delle decine di Fiat 600 elettriche acquistate dall’Asp di Cosenza sotto la gestione commissariale guidata da Roberto Occhiuto. Auto comprate in nome dell’innovazione, della sostenibilità, del risparmio energetico.
Peccato per un dettaglio minuscolo, quasi invisibile: non si sapeva che farsene. A quanto pare! 

🚗 Capitolo 1
L’acquisto: tecnologia senza cervello operativo
Le vetture vengono acquistate con la narrativa perfetta: modernizzazione del parco mezzi, riduzione dei consumi, svolta green.
Sulla carta: visione futuristica.
Nella realtà: auto parcheggiate.
Montalto. Rossano. Periferie sanitarie varie. File di Fiat 600 ferme, sotto il sole, inutilizzate, senza colonnine di ricarica operative.
Tradotto: comprate auto elettriche senza preoccuparsi prima dell’infrastruttura necessaria a farle esistere.
Un po’ come comprare uno smartphone nel 1992 e poi chiedersi dove attaccare il Wi-Fi.
🧠 Capitolo 2
La logica rovesciata della sanità commissariata
In qualunque manuale base di amministrazione pubblica esiste un ordine logico:
Si pianifica il servizio
Si costruisce l’infrastruttura
Si acquistano i mezzi
In Calabria il processo è stato elegantemente ribaltato:
Si comprano i mezzi
Si parcheggiano
Si riflette sul perché esistano
Una gestione che più che commissariale sembra esistenziale.

📅 Capitolo 3
Le denunce ignorate (già da settembre)
Noi di Calabria Magazine ne avevamo parlato mesi fa. Settembre. Denunce pubbliche. Fondi spesi. Auto ferme.
Risultato?
Silenzio istituzionale totale:
Regione: muta
Asp: muta
Azienda Zero: muta
Le auto? Sempre lì. A stagionare... cumu nu casicavàddru d'a Sila.

🚕 Capitolo 4
Il miracolo amministrativo: nasce il taxi sanitario
Poi succede qualcosa di straordinario.
A due giorni dal riesplodere mediatico del caso, arriva l’annuncio del presidente-commissario:
Stiamo lavorando all’attivazione del taxi sanitario… spero che fra qualche mese sarà realtà.
Obiettivo dichiarato: permettere agli anziani di curarsi anche lontano da casa.
Nobile. Sacrosanto. Necessario.
Tempismo? Mistico.
🤔 Capitolo 5
Sputa ca ’nnumìni
In Calabria esiste un detto antico:
Sputa ca ’nnumìni.” Sputa che indovini.
Traduzione politica contemporanea:
non lo dico apertamente, ma lo sto dicendo.
Perché la domanda che serpeggia è una sola: I taxi sanitari… saranno le Fiat 600 ferme?
Perché lo scenario è perfetto:
Le auto già esistono
Sono inutilizzate
Vanno giustificate economicamente
Serve un servizio da annunciare
Ed ecco la magia: il problema diventa soluzione.

🛠️ Capitolo 6
Dallo shopping alla pianificazione retroattiva
La sensazione diffusa è devastante, ma chiarissima:
prima si è fatto shopping,
poi si è cercato un motivo.
Auto comprate perché c’erano fondi, perché faceva moderno, perché faceva green, perché faceva comunicato stampa.
Solo dopo ci si è chiesti:
Ma ora… che cazzo ci facciamo?
Ed è lì che nasce l’illuminazione tardiva:
facciamoci i taxi sanitari.

👥 Capitolo 7
I grandi assenti: gli autisti
Perché attenzione: le auto, volendo, si ripristinano.
Ma il servizio no.
Servono:
autisti qualificati
contratti
coperture assicurative
organizzazione logistica
centrale operativa
Chi guiderà questi taxi sanitari?
Personale Asp? Esternalizzazioni? Cooperative? Privati?
Domande che, al momento, viaggiano senza risposta. Proprio come le Fiat 600: ferme. 
E infatti Occhiuto, nel comunicare la geniale idea del taxi sanitario, prende tempo e dice apertamente che tale idea è ancora allo stato embrionale e... ci vuole per rendere il tutto operativo. 

🧾 Capitolo 8
Il copione già scritto
Chi segue la sanità calabrese conosce il finale prima ancora dei titoli di coda:
Si dirà che era tutto programmato
Che il progetto era già in cantiere
Che si lavorava da mesi
Che le auto erano state acquistate proprio per questo
La narrazione retroattiva: l’arte di trasformare una toppa in strategia.
🏥 Capitolo 9
Il contesto: spesa record, servizi al collasso
Il caso Fiat 600 non è isolato.
È il simbolo plastico di una gestione dove la spesa sanitaria cresce mentre i servizi peggiorano.
Liste d’attesa infinite.
Mobilità passiva alle stelle.
Assistenza territoriale fragile.
E nel frattempo si investe in operazioni d’immagine o in servizi esternalizzati controversi, mentre il rapporto pubblico-privato resta irrisolto.

Le auto fantasma come metafora politica
Le Fiat 600 ferme nei parcheggi sanitari sono più di uno spreco.
Sono la fotografia perfetta di un sistema che:
spende senza pianificare
annuncia senza strutturare
rattoppa senza ammettere
E quando il problema diventa troppo visibile, si inventa una funzione nuova per giustificare quella vecchia.
Dal veicolo elettrico al taxi sanitario il passo è breve.
Soprattutto quando serve evitare che qualcuno chieda:
Ma perché cazzo le avete comprate?

🚕 Il tempo necessario (che in Calabria è un’unità di misura elastica)
Nel comunicato, il presidente-commissario prosegue spiegando che per attivare il servizio di taxi sanitario “ci vorrà il tempo necessario”.
Formula istituzionale elegante, che in Calabria però suona come una categoria temporale tutta sua. Non giorni, non mesi: una dimensione parallela dove i progetti restano in gestazione finché qualcuno non smette di chiederne conto

💡 Il suggerimento (terra terra, ma funzionante)
La domanda, a questo punto, è brutale nella sua semplicità:
non sarebbe più logico affidare il servizio alle pubbliche assistenze del territorio?
Organizzazioni che:
svolgono già trasporto sanitario da anni
conoscono utenza, criticità e logistica
hanno personale formato
possiedono centrali operative funzionanti
Invece di costruire da zero un servizio che rischia di nascere già lento, si potrebbe semplicemente potenziare ciò che esiste.

🛠️ Come? Facile. Operativamente parlando
Basterebbe:
affidare loro i mezzi
garantire coperture finanziarie
prevedere assicurazioni adeguate
mantenere una cabina di regia pubblica
E, volendo chiudere il cerchio satirico:
assegnare proprio le Fiat 600 inutilizzate (se davvero si tratta di quelle) trasformando uno spreco in risorsa reale.

⏳ Per evitare le “calende greche”
Perché il rischio è sempre lo stesso:
annuncio oggi, studio domani, attivazione dopodomani… di un altro anno.
Affidarsi a chi il servizio lo fa già significherebbe accorciare i tempi, ridurre i costi di avviamento e garantire subito risposte ai pazienti.
Altrimenti il taxi sanitario rischia di restare fermo quanto le auto che dovrebbero comporlo.
E a quel punto non sarebbe più un servizio sanitario.
Sarebbe solo l’ennesimo progetto parcheggiato.

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