CASTROLIBERO. IL CORAGGIO NON È ARRIVATO: SERRA TORNA A CUCCIA

CASTROLIBERO: LA FARSA È FINITA, MA I PAGLIACCI SONO GLI STESSI

Per qualche settimana a Castrolibero si è respirata una leggera aria da rivoluzione imminente, che in Calabria dura quanto un gelato sotto il sole di agosto. 
Si parlava del grande “coming out politico” di Ciccio Serra, l’uomo che finalmente avrebbe dovuto staccarsi dalle grinfie di Orlandino Greco. 
Un'opportunità che ai cittadini era piaciuta un sacco. Da subito. Davvero. 
La favola era questa: dopo anni passati a fare il bancomat elettorale del fasciolegaiolo, finto meridionalista, Orlandino Greco, il bravo soldatino, quello che porta voti e sta zitto, finalmente si ribella. Finalmente diventa uomo politico, non più comparsa.
Peccato che fosse una cazzata dall’inizio alla fine.

A cominciare da quella che oggi appare per quello che è: una farsa a quanto pare studiata a tavolino.

Ma partiamo dal principio. 
Era stato lo stesso Ciccio Serra, sentendosi trombato da Orlandino Greco – che gli aveva preferito Nicoletta Perrotti come candidata sindaco – e non andando neanche di pelo con gli altri compari di squadra, Angelo Gangi e Aldo Figliuzzi, a rendersi disponibile a trattare con quella famosa “politica del fare”, ormai mosca bianca in Calabria. 
L’obiettivo? Mettersi in proprio, fare il leader e presentarsi alle amministrative libero da guinzagli e clientele.
Detta così sembrava quasi una storia seria.
Quasi.
Ma uno che da vent’anni vive sotto lo stesso padrone non si sveglia una mattina con la schiena dritta. Non funziona così. Non è un film. 
È la solita politica di provincia, dove chi nasce servo difficilmente muore libero.

Nel frattempo Orlandino Greco fa quello che ha sempre fatto: decide lui, piazza Nicoletta Perrotti candidata sindaco e per Serra resta il ruolo di sempre, il numero due, il vicesindaco sotto una che, amministrativamente parlando, gli è stata sempre inferiore. 
E già qui uno con un minimo di dignità avrebbe mandato tutti affanculo, senza remissione di peccati. 
Ma la dignità, evidentemente, non è in dotazione a quella cricca... 

Attenzione però, perché la cosa più grottesca è un’altra: Serra quella cricca la detestava pure. Non sopportava l’ambiente, non sopportava gli venisse repressa la voglia di fare, non sopportava i personaggi, a partire da Angelo Gangi fino ad arrivare a Aldo Figliuzzi, compagno di merende e di processi dello stesso Orlandino Greco

Gente insomma che a parole gli stava sullo stomaco. A parole, appunto. Perché poi arriva la realtà, quella vera, quella che pesa più di qualsiasi dichiarazione: la convenienza.

E infatti si scopre tutto. Convocazione in Regione. Il classico “vieni che parliamo”. Tradotto in italiano corrente: siediti buono, che mo ti sistemiamo. 
Due chiacchiere, una promessa, la solita frase che in Calabria vale più di qualsiasi programma politico: “tranquillo che non rimani a bocca asciutta”.
E lì finisce la rivoluzione. Finisce il coraggio. Finisce tutto.
Perché quando sul tavolo compare l’ipotesi di uno strapuntino nello staff regionale, magari uno di quelli da 14.000 euro al mese senza fare un cazzo, improvvisamente spariscono le palle che qualcuno pensava di aver visto nascere. Sparisce la voglia di mettersi contro il sistema. Sparisce pure la dignità, se mai c’è stata.

E quindi eccolo lì, Ciccio Serra, di nuovo dentro, perfettamente allineato, perfettamente integrato, di nuovo insieme a Nicoletta Perrotti, Angelo Gangi e Aldo Figliuzzi. 
La stessa identica compagnia che fino a ieri non sopportava. Una coerenza che fa quasi tenerezza, se non facesse incazzare.

E a questo punto basta smetterla con le favole. Non è un errore, non è una scelta sofferta, non è nemmeno un tradimento improvviso. È esattamente quello che è sempre stato: uno che non ha né arte politica né spina dorsale, cresciuto e modellato sotto un padrone, dal quale ha imparato tutto, soprattutto il modo di stare al mondo
Obbedire e incassare.
Qualcuno aveva sperato che la sua faccia da “bravu guagliùne” potesse fare la differenza. Che la disponibilità, la presenza sul territorio, quel modo sempre educato potessero trasformarsi in leadership. 

Ma la politica non è una gara di simpatia e Castrolibero non è un circolo ricreativo. 
Senza carattere, senza indipendenza e senza coraggio, resti quello che sei sempre stato: utile a te stesso, inutile ai cittadini.

La verità, quella sporca, è che Castrolibero è stata venduta. Senza trattativa, senza vergogna, senza nemmeno il pudore di far finta di resistere. Altro che 30 denari, qui il prezzo è molto più alto e soprattutto rateizzato, con bonifico garantito.

E se proprio vogliamo dirla tutta fino in fondo, che la democrazia è morta lo si capisce anche da questo: dal fatto che si permette a uno sotto processo per voto di scambio e associazione, di continuare a fare politica come nulla fosse e di “comprarsi” consenso utilizzando potere e "res pubblica". Questo non è più nemmeno degrado. È normalità. Ed è la cosa più grave.
I più svegli però lo avevano detto subito: non fidatevi. Non perché fossero cinici, ma perché conoscono questo sistema marcio fino al midollo, dove nessuno si libera davvero, dove chi cresce dentro certi meccanismi finisce per replicarli, sempre.
E infatti non è cambiato niente. Stessi nomi, stessi giochi, stessa mediocrità.
L’unica cosa che cambia è che, per una volta, la presa per il culo è stata così evidente che nemmeno i più ingenui riescono più a raccontarsela. 
E fidatevi, questo in Calabria è già un mezzo miracolo.

La parola ora passa ai cittadini che spero ricorderanno e terranno conto di questo vero e proprio tradimento verso il territorio e i cittadini di Castrolibero.

DA CICCIO SERRA A CICCIO "BAU"... È UN ATTIMO!

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