CASTROLIBERO: LA GUERRA DEI DAVIDE CHE SALVA GOLIA

A Castrolibero si continua a giocare a “Davide e Golia”.
Solo che qui la storia è stata aggiornata: Davide non è uno, non è due… è una folla disorganizzata che si pesta i piedi mentre Golia, tranquillo, si sistema la giacca e aspetta lo spoglio.
L’obiettivo iniziale sarebbe pure chiaro: togliere ad Orlandino Greco il feudo che mantiene da circa 20 anni.
Ma tra il dire e il fare, in Calabria, c’è di mezzo la solita palude fatta di ambizioni personali, strategie da cortile e memoria corta quanto un post elettorale.
Greco, nel frattempo, fa quello che ha sempre fatto: politica di conservazione.
Dopo l’ennesima poltrona regionale dal peso specifico discutibile, si tiene stretto il suo feudo castrufrancàro e piazza l’ennesima figura fedele, addomesticata, pronta all’uso.
Nella sua lista sarebbero presenti anche lui e il fido Figliuzzi, compagno di merende e di... processi. 

Non per rilanciare un comune ridotto a fantasma.
Un posto dove i servizi sono un ricordo, le infrastrutture un’illusione e la viabilità un esperimento di sopravvivenza urbana.
Un comune dove si pagano tasse già care e amare. Dove aleggia pure l’ombra del dissesto, con un buco da circa due milioni di euro che non è esattamente un graffietto.
No.
Qui si gioca per un’altra cosa: tenere calda la poltrona.
Sempre pronta, nel caso quella regionale dovesse improvvisamente raffreddarsi.

LA POLITICA DELLA MARIONETTA, DEI MARIÙOLI E DEI BURATTINI CONSAPEVOLI

La scena è quasi poetica, se non fosse anche tragica e patetica.
Nella lista della marionetta spuntano nomi noti, presenze abituali, compagni di merende e di… tribunali. Un déjà vu che ormai non fa nemmeno più scandalo, solo noia.
Dall’altra parte, invece, il grande circo delle “listarelle civiche”.
Tutte con buoni propositi, tutte con grandi parole, grandi progetti (copia e incolla), tutte convinte di essere la novità, la svolta.
Peccato che nelle novità non siano consentiti girotondi di volti ben noti e discutibili. 
Peccato che siano in disaccordo su tutto, tranne su una cosa:
nessuno vuole fare un passo indietro e tutti ambiscono alla poltrona.
E così il cambiamento parte già diviso, spezzettato, indebolito.
Una rivoluzione che nasce litigando su chi deve fare il leader è già una rivoluzione fallita.

Perché la verità è semplice, anche se fa male: non puoi parlare di rinnovamento e poi infilare dentro i soliti vecchi intrallazzini, gente dalla morale elastica e dal senso civico intermittente, buoni solo a raccattare voti come si raccattano le monete cadute per strada.
CANDIDATI, UNA SOLA CERTEZZA

Ad oggi i candidati sono almeno quattro.
Quattro Davide convinti di poter abbattere Golia… puntandosi la fionda addosso.
Geniale.
Il risultato è aritmetico, prima ancora che politico: l’elettorato si frantuma, si disperde, si perde nei mille rivoli delle ambizioni personali.
E mentre gli altri si dividono, il sistema si compatta.
Sempre lo stesso, sempre efficace, sempre pronto a capitalizzare il caos altrui.

Un sistema costruito negli anni su clientelismi, reti di consenso, favori che diventano voti e voti che diventano potere.
Un sistema che, grazie anche al ruolo regionale del manovratore, continua a generare “opportunità elettorali” come una fabbrica che non chiude mai.
Non importa se inefficiente.
Non importa se compromesso.
Non importa se ha lasciato dietro di sé un territorio svuotato.
Se dall’altra parte c’è il nulla organizzato, il risultato è già scritto.

IL FINALE GIÀ SCRITTO (E NON È COLPA SOLO DI GOLIA)

Castrolibero oggi non è davanti a una sfida politica.
È davanti a un test di maturità collettiva.
E, a questo punto, è matematico: o si costruisce una proposta unica, credibile, forte… oppure si consegna il comune, per l’ennesima volta, a chi lo controlla da anni.
Senza drammi. Senza sorprese. Senza nemmeno combattere davvero.
E allora la domanda rimane una sola, quella che nessuno ha il coraggio di fare fino in fondo: “Ma vui ci nni volìti bene a Castrolibero?”
Perché con questo modo di fare non state sfidando il sistema.
Lo state aiutando.
Vi state mettendo sullo stesso piano di chi criticate, con la differenza che loro, almeno, sanno giocare di squadra.
Voi no.

E quando tutto sarà finito, quando il gigante sarà ancora lì, saldo, sorridente, intoccabile…
non serviranno analisi complicate, né editoriali profondi.
Basterà una frase, semplice, brutale, definitiva:
la colpa non sarà sua.
Sarà solo ed esclusivamente vostra.
Che sia ben chiaro ai cittadini già da ora!

LA CONFESSIONE CHE NESSUNO VOLEVA LEGGERE

C’è una cosa che va anche detta. E va detta male, perché bene non si può.
In queste settimane ho parlato con tutti. Sì, proprio tutti.
Non per calcolo, non per interesse, non per cercare una sedia da qualche parte. Non ne ho bisogno. 
Ma per una cosa ormai fuori moda: l’affetto per questo paese.
Ho provato a capire.
A mediare.
A mettere insieme pezzi che da soli non portano da nessuna parte.
Ho provato a fare quello che, teoricamente, dovrebbe fare chi parla di cambiamento: costruire.

Perché quello che ho trovato non è stata una corsa per migliorare le sorti di Castrolibero.
No.
È stata la solita, stanca, prevedibile corsa alla poltrona. Travestita da impegno civico.
Condita da parole altisonanti.
Ma vuota.

E questa corsa ha una conseguenza molto concreta, molto terra terra, molto poco nobile: riempire le liste a tutti i costi.
Con chi c’è, c’è.
Senza selezione.
Senza visione.
Senza dignità civica e politica.

Dentro di tutto: figure improvvisate, presenze imbarazzanti, riciclati dell’ultima ora, gente che ieri non sapeva nemmeno dove fosse il municipio e oggi vuole decidere il destino del paese.
E questa non è partecipazione.
È disperazione elettorale.

E il punto è che così non si costruisce un'alternativa. Si costruisce l’ennesima illusione destinata a schiantarsi contro la realtà.
Perché mentre voi fate la spesa nei mercatini delle candidature…
dall’altra parte c’è chi ha già il supermercato aperto da anni.
E non ha bisogno di improvvisare niente.

NON È PIÙ TEMPO DI SIMPATIE

A questo punto resta solo una cosa da fare.
E non riguarda i candidati. Riguarda i cittadini.
Aprire gli occhi. Davvero.
Perché qui non siamo più nel teatrino delle pacche sulle spalle e delle promesse da bar.
Qui si decide se Castrolibero deve continuare a galleggiare… o iniziare finalmente a respirare.
Ogni candidatura va pesata.
Non ascoltata. Non subita. Non digerita.
Pesata.
Chi è.
Da dove viene.
Cosa ha fatto.
E soprattutto: perché si candida davvero.
Perché la favoletta del voto dato aru “bravu guagliùne”, all’amico di sempre, al conoscente che “tantu è na brava persona”… è esattamente il motivo per cui siamo arrivati fin qui.

E non è finita.
C’è pure la versione aggiornata: quello che promette di più, quello che parla meglio, quello che sa vendersi meglio.
Perfetto.
Peccato che amministrare un comune non sia una gara di simpatia né un talent show.
Qui non si tratta di scegliere chi ti sta più simpatico.
Si tratta di decidere chi deve mettere le mani sul futuro di un paese già in bilico.
E allora basta scorciatoie.
Basta voti dati per abitudine.
Basta fiducia regalata a scatola chiusa.
Perché ogni voto dato alla leggera oggi… è un problema serio domani.
E stavolta non ci sarà nessuno a cui dare la colpa.
Né Golia. Né il sistema. Né la sfortuna. Né il "... mannaggia il diavoletto che ci ha fatto litigare
Solo una comunità che, ancora una volta, ha scelto di non vedere. 

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