EFFETTO BOOMERANG: MIGLIAIA DI DENUNCE CONTRO LA PROPAGANDA
Secondo noi sarebbe una bella idea. Certo un po’ anarchica, un po’ poetica. Ma anche tremendamente calabrese: quando la giustizia sembra un club privato, la gente comincia a bussare alla porta con il piede.
C’è una provocazione che in Calabria nessuno sembra voler fare ad alta voce.
Allora facciamola noi.
E se andassimo tutti a denunciare la propaganda e i mass media di Occhiuto?
Sì, proprio loro.
Quelli ai quali ogni giorno Occhiuto si rivolge per confezionare la sua bella razione di informazione laccata, sterilizzata, addomesticata.
Quelli dove va tutto bene, la sanità funziona, i bilanci sorridono e la Calabria sembra la Svizzera… però con più conferenze stampa.
Il problema però è che a molti cittadini questa dieta informativa provoca effetti collaterali seri:
ansia, nausea, giramenti di stomaco e un crescente sospetto di vivere dentro una gigantesca operazione di propaganda.
Ora, sia chiaro. Non stiamo parlando di libertà di stampa.
Quella è sacra.
Stiamo parlando di informazione di regime travestita da giornalismo.
Perché se un sito scomodo come
Iacchitè può essere denunciato fino a farlo chiudere, allora si apre una possibilità democratica meravigliosa.
Il principio di uguaglianza.
Se funziona così, allora funziona così per tutti.
Se un governatore come Roberto Occhiuto può usare la via giudiziaria per spegnere una voce critica, allora perché i cittadini non dovrebbero fare lo stesso con i cosidetti "megafoni del potere"?
Immaginate la scena.
Migliaia di calabresi che, da un giorno all'altro, si danno appuntamento, entrano nelle caserme, negli uffici giudiziari, nei tribunali.
Non per furti.
Non per risse.
Ma per denunciare l’informazione tossica.
“Buongiorno maresciallo, vorrei segnalare un grave caso di propaganda cronica.”
“Sintomi?”
“Titoli entusiasti ogni giorno, contrariamente alla realtà che si vede in giro; zero domande, zero contraddittorio, nu mal'e panza ca un ti dicu e un giramento di coglioni che sembra una tromba d'aria.”
Con tanto di allegato referto medico: overdose di ansia e disperazione.
Provocata da diritti non riconosciuti, cure non date, lavoro fantasma o sottopagato e tasse comunque da pagare, carovita (in Calabria il carburante più costoso d'Italia), e via dicendo.
Praticamente una realtà nettamente opposta alla narrativa governativa che si legge ogni giorno, a tutte le ore, su media, giornali e social.
Perché se una parola scomoda può diventare diffamazione, allora anche una lode inappropriata e continua può diventare manipolazione.
E a quel punto il gioco diventa interessante.
Perché la vera domanda non è se le denunce funzionerebbero.
La vera domanda è se il sistema reggerebbe l’effetto specchio.
Quando le stesse armi usate per zittire i critici vengono puntate contro chi le ha brandite.
La Calabria è piena di problemi seri: sanità allo stremo, giovani in fuga, infrastrutture da archeologia industriale.
Eppure una cosa funziona benissimo.
La macchina della narrazione.
Una Calabria raccontata come se fosse un grande spot pubblicitario.
Solo che la gente, purtroppo per chi governa, vive nella realtà.
E la realtà non si spegne con una diffida.
Non si sequestra con un provvedimento.
E soprattutto non si cancella con un titolo di giornale.
Quindi sì, la nostra provocazione resta lì sul tavolo.
Se la libertà di parola diventa un campo minato dove solo alcuni possono camminare… allora forse è arrivato il momento che tutti inizino a saltellarci sopra.
Magari con una denuncia in mano.
Non per vincere.
Ma per ricordare a qualcuno che la democrazia non è una conferenza stampa permanente.
È conflitto.
È critica.
È fastidio.
E in Calabria, diciamolo piano per non disturbare i comunicati ufficiali…
di fastidio ce ne provocanoparecchio.
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