FIERA DI SAN GIUSEPPE NEL CAOS: ALLERTA ARANCIONE, PREVENZIONE ZERO E L’ENNESIMA FIGURA DI MERDA NAZIONALE DELLA CALABRIA

FIERA DI SAN GIUSEPPE NEL CAOS: ALLERTA ARANCIONE, PREVENZIONE ZERO E L’ENNESIMA FIGURA DI MERDA NAZIONALE DELLA CALABRIA 
COSENZA - Capita spesso, in Calabria, che la parola “prevenzione” venga usata come un soprammobile. Sta lì, fa scena nei comunicati ufficiali, ma quando serve davvero sembra sparire come le sedie quando inizia a piovere. 

E la Fiera di San Giuseppe di Cosenza, quest’anno, è diventata l’ennesima dimostrazione di questo piccolo capolavoro di improvvisazione istituzionale.
Parliamo di una manifestazione storica. Non di una festicciola improvvisata in un parcheggio, ma di un evento che richiama centinaia di ambulanti da tutta Italia e migliaia di visitatori
Una fiera fatta di stand mobili, teloni, impianti elettrici temporanei e strutture leggere. In altre parole: tutto ciò che il vento e la pioggia trasformano in un potenziale pericolo.

E qui entra in gioco la Protezione Civile regionale.
Perché il sistema di protezione civile in Italia non è stato creato per scrivere bollettini meteorologici o colorare mappe con le allerte. Il suo compito principale è prevenire i rischi per la popolazione, coordinare le attività sul territorio e, quando necessario, attivare le misure per evitare che un evento potenzialmente pericoloso diventi un’emergenza reale.

Quando viene diramata un’allerta arancione, non stiamo parlando di una pioggerellina romantica. Parliamo di fenomeni meteorologici intensi, con rischio concreto di danni a persone e cose

In queste condizioni, le procedure operative prevedono che vengano valutate la sospensione di eventi pubblici, la chiusura di aree esposte e l’adozione di misure preventive per evitare incidenti.
La struttura regionale che gestisce tutto questo è la Sala Operativa Unificata Permanente, che coordina le informazioni e le trasmette ai comuni. 
Il sindaco, è vero, è la massima autorità locale di protezione civile. Ma è altrettanto vero che il sistema regionale ha il dovere di attivare il coordinamento e sollecitare le decisioni necessarie, soprattutto quando si parla di eventi con migliaia di persone coinvolte.

Ed è qui che la storia comincia a scricchiolare.
Perché, secondo le parole del sindaco Franz Caruso, l’allerta arancione sarebbe stata comunicata solo nel tardo pomeriggio del 15 marzo, quando la manifestazione era già stata inaugurata. Una dichiarazione che non chiarisce la situazione. La rende semplicemente più grave.

Ma se l’allerta era prevedibile, perché non è stata gestita prima?
Se le previsioni meteo parlavano di maltempo violento, perché nessuno ha valutato seriamente l’opportunità di rinviare o sospendere l’apertura della fiera?
Il risultato è quello che tutti hanno visto.
Stand divelti dal vento.
Teloni trasformati in vele impazzite.
Ambulanti costretti a correre sotto un temporale per salvare la merce e mettere in sicurezza le strutture.
Gente arrivata da tutta Italia per lavorare e che invece si è ritrovata a difendersi dalla pioggia come poteva, senza un piano serio di prevenzione che evitasse di trasformare una festa popolare in una situazione potenzialmente pericolosa.
La verità è che la Protezione Civile regionale sembra essersi specializzata in un’attività molto specifica: diffondere allerte meteo. Che è utile, certo. Ma è solo il primo passo di un sistema che dovrebbe funzionare molto prima che inizi l’emergenza.

Prevenzione significa assumersi la responsabilità delle decisioni difficili. Significa sbattere i pugni sul tavolo, alzare la voce e dire: “Questa manifestazione, con queste condizioni meteo, non può partire. Punto”.
E non c'è santo che tenga! 
Significa coordinare comuni, organizzatori e operatori economici prima che il cielo venga giù.
In questo caso invece si è assistito alla solita scena calabrese "ara minnifrìcu" : il temporale arriva prima delle decisioni.

E a pagarne il prezzo sono stati gli ambulanti. Persone che hanno investito soldi, chilometri e giorni di lavoro su una fiera che doveva essere un’occasione economica e che si è trasformata in una corsa contro il maltempo.

A questo punto la questione non può essere liquidata con qualche dichiarazione di circostanza.
Se il sistema regionale di protezione civile non ha funzionato, qualcuno deve assumersene la responsabilità. Non solo politicamente, ma anche economicamente.
Perché se la gestione dell’allerta e della prevenzione è stata inadeguata, allora la Regione Calabria deve farsi carico dei danni subiti dagli operatori. Quei poveri commercianti, che si spaccano le ossa dalla mattina alla sera per portare un tozzo di pane a casa, non sono turisti della domenica. Sono grandi lavoratori che si sono fidati dell’organizzazione e delle istituzioni.
E invece si sono ritrovati nel mezzo di una situazione che, con un minimo di serietà e coordinamento, si sarebbe potuta evitare.
Nel frattempo la Calabria colleziona l’ennesima figura di merda nazionale. L’ennesima storia che finisce sui giornali per dimostrare come qui la gestione delle emergenze sembri sempre improvvisata, sempre in ritardo, sempre spiegata dopo.

A guidare il Dipartimento regionale della Protezione Civile è Domenico Costarella. E quando un sistema che dovrebbe garantire prevenzione e sicurezza produce questo tipo di risultati, la questione diventa inevitabilmente anche politica e amministrativa.
Perché quando la prevenzione fallisce, qualcuno deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.
E la responsabilità, in questo caso, non può finire sotto la pioggia insieme agli stand della fiera.

La verità è che del ciclone si sapeva già da giorni. Punto. 
Ne parlavano tv, giornali, social... e tutto il "cucuzzaro". Punto. 
Diciamo allora che sia la Protezione Civile Regionale, sia quella locale, sia il Comune di Cosenza se ne sono fottuti,preferendo annacàrsi in Fiera piuttosto che rimandarla. 
Adesso si andassero a nascondere dalla vergogna. Tutti! 

ADESSO RESTITUITE I SOLDI VERSATI CON GLI INTERESSI. 
ADESSO PAGATE I DANNI A TUTTI I COMMERCIANTI. 
INFINE DIMETTETEVI! 

Per questo motivo, oltre al risarcimento dei danni agli operatori economici coinvolti, sarebbero opportune le dimissioni del dirigente generale Domenico COSTARELLA e del sindaco Franz CARUSO. Che, a questo punto, diventano un atto di rispetto minimo verso i cittadini, i lavoratori e l’immagine della Calabria... e pure della Protezione Civile Nazionale, un corpo utilissimo e glorioso sempre attivo e sempre presente. 
Perché la Protezione Civile serve a evitare i disastri.
Non a commentarli dopo.

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