L'ITALIA È UFFICIOSAMENTE IN GUERRA... MA NON DITELO A NESSUNO

C’è una verità che nessuno al governo ha il coraggio di dire chiaramente agli italiani: l’Italia è in guerra da chissà quanto tempo. 
Solo che non è la guerra che immaginiamo noi, quella dei libri di storia o dei documentari. Non è una guerra dichiarata, con le sirene e i bollettini militari. È molto più subdola. Più sporca. Più ipocrita.
Si chiama guerra ibrida.
Un conflitto moderno che si combatte su più fronti contemporaneamente e che ha una caratteristica fondamentale: non si vede quasi mai. O meglio, non si vede finché qualcuno non accende la luce.
La guerra ibrida è fatta di droni, attacchi hacker, spionaggio, sabotaggi, disinformazione, fake news, manipolazione dell’opinione pubblica. È fatta di infrastrutture colpite, di sistemi informatici violati, di operazioni condotte da attori non statuali, da gruppi intermedi che agiscono per conto di uno Stato ma che permettono ai governi di dire: non siamo stati noi.

È il modo perfetto per destabilizzare un Paese senza dichiarare guerra.
E oggi l’Europa è uno dei campi di battaglia principali.
Solo che ai cittadini questo non viene spiegato. Mai.
Gli italiani se ne accorgono solo quando la guerra diventa improvvisamente visibile. Quando scoppia il conflitto tra la Russia di Vladimir Putin e l’Ucraina. Quando Israele e Palestina tornano a bruciare. Quando gli Stati Uniti, guidati da un presidente sempre più ossessionato dalla logica dello scontro globale, aprono un altro fronte con l’Iran.
Allora improvvisamente la gente capisce che qualcosa non torna. Che il mondo non è affatto in pace.
E se ne accorge anche quando succede qualcosa di molto più concreto e molto più vicino a casa.
Come quando un lungo convoglio ferroviario carico di mezzi militari attraversa la stazione di Villa San Giovanni. Camionette mimetiche, veicoli militari, vagoni pieni di mezzi diretti verso il traghettamento sullo Stretto.

Non lo comunica lo Stato.
Non lo spiega il governo.
Lo scopre un passeggero su un treno che filma tutto con il telefono e pubblica il video sui social. In poche ore le immagini cominciano a circolare online e la gente si fa una domanda che sarebbe normalissima in qualsiasi democrazia sana:
ma dove cazzo stanno andando quei mezzi militari?
Silenzio.

Il governo guidato da Giorgia Meloni non dice nulla. Palazzo Chigi tace. Il ministro della Difesa Guido Crosetto pur trovandosi in zona di guerra, sembra caduto dal pero. Nessuna informazione, nessuna spiegazione, nessuna trasparenza.

È la solita storia italiana: quando succede qualcosa di serio, lo Stato sparisce.
Quando invece c’è da fare propaganda, li trovi tutti in fila davanti alle telecamere.
Nel frattempo la guerra continua.
E la paghiamo noi.
Ce ne accorgiamo quando il diesel supera i due euro al litro. Ce ne accorgiamo quando vai al supermercato con cento euro e torni a casa con praticamente nulla. Ce ne accorgiamo quando arrivano bollette stratosferiche senza aver consumato niente di più del solito.
Quella è la guerra. Solo che non la combattono i soldati al fronte.
La combattono i cittadini con un carovita sempre più devastante.

Perché le guerre moderne funzionano così: vengono decise da una classe politica che non pagherà mai il prezzo delle proprie decisioni
Leader internazionali con ambizioni megalomani, con una fame insaziabile di potere e di denaro, che trattano il pianeta come una gigantesca scacchiera geopolitica.

E sopra tutti c’è sempre la stessa regia: Washington. Gli Stati Uniti che continuano a trascinare mezzo mondo dentro una spirale di tensioni permanenti, guidati da una leadership che sembra convinta che il conflitto sia l’unico modo per mantenere il proprio dominio globale.
Il problema è che in questa partita l’Italia non è un giocatore.
È un servitore.
Il governo Meloni si piega alle strategie americane senza fiatare. Senza mai difendere davvero gli interessi degli italiani. Senza mai avere il coraggio di dire che trascinare il Paese dentro questa logica di guerra permanente è una follia.
È una politica estera fatta "a pecora", come direbbe qualcuno senza troppi giri di parole.

E la cosa più ridicola, oltre che tragica, è questa: l’Italia non ha né la forza economica né quella militare per sostenere una guerra seria.
Unitalia che non riuscirebbe a sostenere un conflitto nemmeno con uno staterello piccolo come San Marino. 

Il Paese è piegato da un debito gigantesco, da un’economia fragile, da una sanità in crisi, da stipendi fermi da vent’anni.
Eppure la nostra classe dirigente si comporta come se fossimo una superpotenza.
La verità è molto più semplice e molto più amara: gli italiani non vogliono guerre, non vogliono crociate geopolitiche, non vogliono fare da carne da cannone per le ambizioni di qualche leader internazionale.
Gli italiani chiedono cose molto più banali e molto più rivoluzionarie allo stesso tempo: pace, economia, lavoro, giustizia, salute e la possibilità di vivere tranquillamente.

Tutto il resto è il delirio di una classe dirigente che ha perso completamente il contatto con la realtà.
E mentre parlano di sicurezza e alleanze militari, gli italiani pagano il prezzo reale della guerra: carburanti alle stelle, carovita che divora gli stipendi, bollette sempre più pesanti. 

E la cosa più grave è che non viene fatto nulla per attenuare queste conseguenze. Nessuna strategia seria per proteggere famiglie e imprese. Nessuna politica energetica davvero indipendente. Nessuna scelta coraggiosa per difendere l’economia nazionale.
Così il Paese si ritrova nella posizione peggiore possibile: coinvolto nelle tensioni globali, ma senza alcuna protezione per i propri cittadini.
E mentre la politica recita la solita commedia diplomatica, la realtà resta brutale e semplice: le guerre dei potenti le pagano sempre i popoli. 

E oggi, come troppo spesso accade nella storia, gli italiani stanno pagando senza che nessuno abbia mai chiesto davvero il loro consenso.

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