IL MAGNA MAGNA CALABRESE TRAVESTITO DA MODIFICA DELLO STATUTO
LO STATUTO DELLA CLIENTELA
by REGIONE CALABRIA
Lo chiamano aggiornamento istituzionale. Lo vendono come modernizzazione.
In realtà è l’ennesima operazione chirurgica fatta senza anestesia ai danni della Calabria: l’approvazione del nuovo Statuto regionale.
Tradotto per chi vive fuori dal Palazzo: stanno allargando la stanza dei bottoni per farci entrare più gente.
Non più competenze, non più servizi, non più diritti. Più sedie. Più stipendi. Più debiti morali da restituire.
PIÙ POLTRONE, MENO VERGOGNA
La riforma introduce una giunta regionale allargata a nove membri e riesuma due sottosegretari.
Figure inutili che non nascono da un bisogno amministrativo, ma da una necessità molto più concreta e terrena: sistemare chi ha portato voti.
D'altronde è così che si alimenta il sistema.
Il dettaglio tragicomico è che queste stesse figure erano state eliminate anni fa durante l’era di Giuseppe Scopelliti, quando improvvisamente si era scoperto che forse, dico forse, erano inutili.
Poi si sa, la coerenza in Calabria dura quanto un temporale d’agosto. Passa, rinfresca un attimo e poi torna l’afa.
E quindi eccole di nuovo qua: non perché servono, ma perché servono posti da distribuire.
IL SISTEMA CHE SI AUTOALIMENTA
Questo non è governo. È gestione del consenso a pagamento differito.
Tu porti voti. Io ti do una poltrona.
Tu mi garantisci un pacchetto. Io ti garantisco uno stipendio.
Non è neanche più nascosto.
È dichiarato, strutturato, istituzionalizzato.
Lo Statuto non organizza la Regione.
Lo Statuto organizza la spartizione.
E a dirigere questa orchestra, con la grazia di chi finge di suonare Beethoven mentre sta facendo karaoke, c’è Orlandino Greco.
Un meridionalismo di facciata che fa a pugni con una pratica politica che è l’esatto contrario della dignità del Sud. Una versione aggiornata del manuale clientelare con accento locale.
Lo stesso Orlandino che, con questo sistema, secondo le solite malilìngue bene informate, si è appena accaparrato i "pacchetti di voti", per le prossime comunali di Castrolibero (feudo che amministra, ppè ra mossa, da oltre 20 anni) di Cumpàri Serra (Ciccio) e Cumpàri Figliuzzi (Aldo), alla modica cifra di un "posticino" regionale, forse proprio nella nuova superstruttura di cui stiamo parlando al primo e, all'altro, un "posticino" per un parente prossimo, sempre ben pagato, in uno dei "baracconi regionali"... tipo SORICAL, CALABRIA VERDE e compagnia bella.
Se queste malilìngue saranno fondate o meno, ce lo diranno i posteri con la famosa ardua sentenza.
IL TENTATIVO (RESPINTO) DI NON SPRECARE SOLDI
Nel mezzo di questo festival della sistemazione, qualcuno ha avuto l’ardire di proporre una cosa quasi illegale per gli standard del Palazzo: ridurre i costi.
Gli emendamenti presentati dall’opposizione, con primo firmatario Vincenzo Bruno, suggerivano un’indennità di circa 3.500 euro al mese.
Che per un cittadino normale sarebbe già uno stipendio rispettabile.
Ma da questa classe politica è stato percepito come un insulto, quasi una provocazione.
Risultato? Bocciati. Senza esitazione. Senza imbarazzo. Senza neanche il tentativo di fingere, proprio da quella Commissione presieduta da Orlandino (La Qualunque) Greco.
QUANTO COSTA LA FEDELTÀ
La versione definitiva della legge è una dichiarazione d’intenti più chiara di qualsiasi comizio.
> Oltre 14.000 euro lordi al mese per ciascun sottosegretario.
> Una struttura di supporto che sfiora i 500.000 euro.
> Un totale che arriva a circa un milione di euro l’anno.
Un milione.
Per mantenere in vita due figure (e sottoposti vari) che esistono solo per oliare i meccanismi del consenso.
Non è spesa pubblica.
È investimento politico su amici e alleati.
FUORI DAL PALAZZO È UN ALTRO MONDO
Mentre dentro si moltiplicano le poltrone, fuori si moltiplicano i problemi.
> La sanità arranca, quando non crolla direttamente.
> Le infrastrutture sembrano progettate nel Medioevo e lasciate lì come monumento alla rassegnazione.
> Il lavoro rimane una promessa che non arriva mai.
> Il costo della vita cresce mentre le opportunità si restringono.
La Calabria reale combatte per sopravvivere.
La Calabria istituzionale combatte per sedersi meglio.
LA VERITÀ CHE NON DICONO
Questo Statuto non migliora nulla.
Non semplifica nulla.
Non risolve nulla.
Serve a una cosa sola: rendere ufficiale ciò che prima si faceva sottobanco.
È la legalizzazione elegante del clientelismo.
La trasformazione della raccomandazione in struttura amministrativa.
Un documento che, senza dirlo esplicitamente, urla:
“Abbiamo più persone da ripagare. E lo faremo con i soldi di tutti.”
SENTENZA FINALE
Un milione di euro all’anno per alimentare un sistema che premia la fedeltà invece della competenza, mentre una regione intera continua a sprofondare tra servizi inesistenti e dignità calpestata.
Non è cattiva gestione.
Non è superficialità.
È una scelta precisa.
E la cosa più grave non è nemmeno che lo facciano.
È che ormai non si preoccupano più neanche di nasconderlo.
E voi, fessi, continuate a votarli!
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