POLTRONIFICIO CALABRIA: AMMINISTRATORE DELEGATO ORLANDINO GRECO

Il parassita regionale fasciolegaiolo, finto meridionalista, indiscusso (?) signore del feudo di Castrolibero, Orlandino Greco, cambiacasacche di professione, laureato in Ingegneria Civile presso l’Università della Calabria e gran lavoratore de sticazzi, colpisce ancora. 
E del resto quando si tratta di salvare poltrone e soldi (mai il territorio e i Calabresi), non si fa pregare.
Ah, povera Calabria: terra di mare, sole… e poltrone che si moltiplicano più velocemente dei conigli.
Qui non siamo più alla politica, siamo al mercatino dell’usato istituzionale, dove il prezzo (sempre più caro) lo pagano sempre gli stessi: i cittadini.

C’è comunque un talento raro in Calabria, una specie di superpotere che sfugge alle leggi della fisica e pure a quelle del buon senso: sopravvivere a tutto, cambiare pelle senza lasciare tracce, restare sempre incollati alla poltrona mentre tutto intorno crolla. 
E in questo sport olimpico, Orlandino Greco non è un partecipante. È il campione indiscusso. 

Lo puoi chiamare in mille modi, tanto non batte ciglio: trasformista, equilibrista, professionista del salto della quaglia, custode delle poltrone, ombra del potere, amministratore del nulla. Lui resta lì, impassibile, con quella serenità inquietante di chi ha capito che in Calabria puoi fare qualsiasi cosa, purché lo fai con abbastanza faccia tosta.
E infatti eccolo, il nostro Orlandino nazionale, che davanti al rischio — non di una crisi, non di un disastro sociale, non di un’emergenza vera — ma al rischio di toccare i soldi e i privilegi dei sottosegretari, si agita come se stessero smontando il giocattolo preferito. 

Convocazioni d'urgenza... manco fosse scoppiata la terza guerra mondiale nel cesso di casa sua. Riunioni lampo, manovre improvvise. Una frenesia che non si vede nemmeno quando manca un’ambulanza.

Perché lì, improvvisamente, il sonnambulismo istituzionale sparisce. Il dormiglione si sveglia, il mediatore diventa falco, il politico diventa contabile ossessionato. Non sia mai che qualcuno riduca quei 14 mila euro al mese per figure che non decidono un cazzo, non firmano, non rispondono di nulla. Praticamente fantasmi stipendiati, con tanto di portafoglio a màntice.
Succede che la maggioranza fasciolegaiola regionale, incapace per vocazione, ha imposto al presidente della prima commissione Affari Generali, Orlandino Greco, di difendere ad ogni costo nomina e stipendi d'oro dei nuovi Sottosegretari. 

Eh si, perché, se nessuno lo avesse capito, il mantenimento di queste figure inutili e succhiasoldi, non sono altro che il prezzo da pagare alle clientele per aver riconfermato il sistema. Senza le quali Robertino Occhiuto non sarebbe stato rieletto. 

E Orlandino, il nostro eterno galleggiante, invece di provare un minimo di pudore, si mette a orchestrare la difesa del fortino... manco fosse il salario di un operaio sfruttato e malpagato che qui in Calabria non mancano.
Non governa, non guida, non risolve: gestisce la sopravvivenza del sistema. Che è una cosa molto diversa e molto più sporca.
Il punto è che Greco non sbaglia. 
No, sarebbe quasi rassicurante. 
Lui incarna perfettamente il meccanismo. È il prodotto più raffinato di una politica che non ha bisogno di ideali, ma di equilibrio tra interessi, di silenzi giusti al momento giusto, di inchini calibrati e colpi bassi fatti con eleganza da salotto.
È il politico che non cade mai perché non si espone mai davvero. Non prende posizione, prende spazio. Non rischia, si adatta. Non combatte, galleggia. E mentre galleggia, incassa.

E quando qualcuno prova a mettere un freno, a dire “forse è troppo”, a ricordare che fuori da quei palazzi c’è gente che non arriva a fine mese, come il capogruppo di Tridico Presidente, Vincenzo Bruno, che nel corso dell'ultima riunione della commissione ha presentato quattro emendamenti per ridurre nettamente il costo di queste nuove figure istituzionali, lui non si scompone. Non si offende, non si preoccupa, non gli sale nemmeno l'ansia come quella di Roberto Occhiuto. Perché l’ansia è per chi ha qualcosa da perdere davvero. 
Lui no. Lui ha già capito tutto.
La verità è che Orlandino Greco non è un incidente della politica calabrese. È la sua versione più pura, più onesta nella sua disonestà. Un monumento vivente al potere fine a sé stesso.
E mentre la Calabria affonda lentamente, lui resta lì. In equilibrio perfetto. Sempre dalla parte giusta.
Quella della poltrona.


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