25 APRILE: MA DI QUALE LIBERAZIONE PARLIAMO?

25 APRILE: LA FESTA DELLA LIBERAZIONE… DAL BUON SENSO
QUANDO LA MEMORIA DIVENTA UNA SCENETTA DI CATTIVO GUSTO
Il 25 aprile dovrebbe essere una giornata che ti mette la pelle d’oca.
E invece oggi mette solo imbarazzo. Non per quello che rappresenta, ma per chi lo rappresenta. 
Perché mentre qualcuno ha dato la vita per liberare questo Paese, oggi c’è gente che lo occupa con la stessa ostinazione con cui si occupa una poltrona: senza merito, senza dignità, senza vergogna.

La scena è sempre quella. 
Politici incravattati, faccia compunta, post social scritti da qualche stagista sottopagato, pieni di parole che loro stessi non saprebbero definire senza leggere un bigliettino
Libertà”, “democrazia”, “valori”. Tutto molto poetico. Tutto molto falso.
Perché mentre parlano di Liberazione, loro sono esattamente il contrario: sono il sistema che tiene questo Paese incastrato.

I NUOVI PADRONI SENZA DIVISA
NON SERVONO PIÙ GLI STIVALI, BASTANO LE POLTRONE

Una volta il nemico si riconosceva. Aveva una faccia, un simbolo, una violenza esplicita. 
Oggi no. Oggi indossa giacca e sorriso, stringe mani, promette, inaugura cose che non funzionano e sparisce quando serve davvero.
E il capolavoro è questo: riescono a farsi passare per servitori dello Stato mentre lo spolpano dall’interno.

Gente che vive di politica come se fosse un vitalizio anticipato, che accumula incarichi come figurine, che parla di sacrifici mentre si garantisce stipendi che la maggior parte dei cittadini non vedrà nemmeno in tre vite messe insieme. 
E nonostante tutto questo, producono il nulla. Anzi, peggio: producono danni.
Non governano. Galleggiano. 
Non risolvono. Rinviano. 
Non costruiscono. Annunciano.
E nel frattempo si autocelebrano.
INDAGATI, CONDANNATI, E PURE SERENI
LA FACCIA COME IL MARMO, LA COSCIENZA IN FERIE

La parte più surreale non è nemmeno la loro incompetenza. Quella ormai è folklore. È la totale assenza di pudore.
Persone sfiorate, travolte o addirittura condannate dalla giustizia che continuano a pontificare, a presenziare, a parlare di etica pubblica come se fosse una materia opzionale mai frequentata. 

E il giorno del 25 aprile eccoli lì, in prima fila, a ricordare la libertà.
Libertà da cosa, esattamente? 
Dalla responsabilità?
Perché in questo Paese succede una cosa straordinaria: più sei discutibile, più sei resistente. Non nel senso storico. Nel senso biologico. Sopravvivi a tutto. Scandali, inchieste, figuracce. Sempre lì. Sempre seduto. Sempre pagato.

CALABRIA: LA LIBERAZIONE CHE NON ARRIVA MAI
UNA TERRA TENUTA IN OSTAGGIO DA PROFESSIONISTI DEL NULLA

E poi c’è la Calabria, dove il 25 aprile suona quasi come una presa per il culo.
Anzi... è proprio una presa per il culo! 
Una terra bellissima, trattata come una dependance da sfruttare
Una terra dove il talento scappa e la mediocrità governa. Dove chi dovrebbe liberare crea dipendenza. Dove la politica non è servizio, è carriera
Una carriera costruita sul vuoto.

Qui la malapolitica non è un incidente. È un sistema organizzato, raffinato nella sua inefficienza. Non fa rumore, non alza la voce. Ti sfinisce lentamente. Ti abitua al poco. Ti convince che il minimo sia già troppo.
E mentre i cittadini si arrangiano, loro si sistemano.
Sempre.
IL TEATRO DELLA LIBERAZIONE
APPLAUSI, BANDIERE E ZERO COERENZA

Arriva il 25 aprile e parte lo spettacolo. Corone di fiori, discorsi pieni di enfasi, foto studiate. Una recita collettiva dove tutti fingono di credere a quello che stanno dicendo.
E il giorno dopo? Tutto come prima.
Le stesse facce, gli stessi meccanismi, le stesse promesse che evaporano prima ancora di essere mantenute. 
La Liberazione diventa una parentesi. Un filtro. Una stories.
E chi dovrebbe sentirsi chiamato in causa, si sente assolto in anticipo.

LA VERITÀ CHE NON PIACE
NON SIETE GLI EREDI DELLA RESISTENZA

La verità è brutale e infatti nessuno la dice.
Non siete gli eredi di chi ha liberato questo Paese
Siete l’esatto contrario di quello contro cui hanno combattuto.
Non perché siate uguali nella forma. 
Ma perché siete identici nella sostanza: occupate spazi che non meritate e li difendete con ogni mezzo, tranne uno che sarebbe pure utile, cioè la competenza.
Parlate di libertà mentre create dipendenza. 
Parlate di diritti mentre coltivate privilegi. 
Parlate di futuro mentre bloccate il presente.
E ogni 25 aprile avete pure il coraggio di mettervi in posa.

LA LIBERAZIONE, QUELLA VERA, È ANCORA IN ATTESA

Se il 25 aprile deve avere un senso oggi, è uno solo: smettere di far finta.
Perché la libertà non è un post. 
Non è una cerimonia. 
Non è una parola da tirare fuori una volta l’anno per lavarsi la coscienza.
La libertà è responsabilità. È coerenza. È avere il coraggio di farsi da parte quando si è parte del problema.
E finché chi occupa le istituzioni continuerà a usarle come un bancomat con vista privilegiata, questa non sarà mai una Repubblica liberata.
IL 25 APRILE NELLA CAMPAGNA ELETTORALE
LA LIBERAZIONE PIEGATA ALLA RICICLERIA POLITICA

Quest'anno poi il 25 aprile cade nel pieno delle amministrative
Una coincidenza che, se uno avesse ancora voglia di credere alle favole, dovrebbe far riflettere. 
E invece no: viene usata come sfondo perfetto per l’ennesima operazione di maquillage politico.

Mentre si celebra la Liberazione, in diversi comuni si assiste alla sfilata dei reduci del disastro. Gente che ha già amministrato male, che ha lasciato segni tutt’altro che leggeri, e che oggi torna come se nulla fosse, con una faccia talmente tosta da sembrare quasi una provocazione artistica.

A Reggio Calabria, ad esempio, si tenta ancora di riproporre, nonostante tutto, il solito schema riconducibile a Roberto Occhiuto, con Francesco Cannizzaro e il condannato Giuseppe Scopelliti. 
Più che una proposta politica, una replica già vista, già digerita male e puntualmente riproposta.
A San Giovanni in Fiore il copione non cambia: stesso sistema, stessi equilibri, stesso modo di intendere il potere. 
Il nome è quello di Marco Ambrogio, espressione diretta di una continuità politica che ha lasciato più interrogativi che risultati.

E poi Castrolibero, dove si supera persino la fantasia. 
Torna Orlandino Greco, versione mimetica: non in prima linea, ma ben nascosto dietro una candidata sindaco (da lui scelta) che da anni orbita nel suo sistema
E non solo... anche dietro residui politici, voltagabbana di professione, confluiti nella lista opposta. 
Un travestimento politico neanche troppo sofisticato, giusto per continuare a occupare spazio e potere senza esporsi troppo.

E così via. Sempre gli stessi nomi, sempre gli stessi giochi, sempre la stessa fame.
Il risultato è un paradosso che fa quasi ridere, se non fosse tragico: mentre si celebra la Liberazione, si lavora con metodo per garantire la continuità.
Non del cambiamento. 
Del potere.

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