CASTROLIBERO 2026: IL DISSESTO BUSSA E LORO FINGONO DI NON ESSERE IN CASA

IL GRANDE TEATRINO DEL “NON LO DICO MA LO FACCIO”

CASTROLIBERO - C’è una cosa che in Calabria funziona meglio della raccolta differenziata: il trasformismo politico. Non lascia residui, non produce imbarazzo e soprattutto si ricicla da solo. Una meraviglia dell’ingegneria morale.
E così eccoci qua, con il trio delle meraviglie, Ciccio Serra, a capo della spedizione, accompagnato da Aldo Figliuzzi e, si mormorava, addirittura Anna Giulia Mannarino, che avevano deciso qualche mese fa di cambiare bandiera. 
Una prospettiva che a molti cittadini, desiderosi di liberare il feudo, era piaciuta molto. 
Ma, a quanto pare, più che una scelta, assomigliava tanto ad una fuga strategica, con tanto di mea culpa per aver prestato, per tanti anni, il fianco a Orlandino Greco, reo di aver ridotto Castrolibero ad un borgo fantasma. Senza servizi, con tasse da nababbi, spopolamento congenito e adesso pure l'ombra di un possibile dissesto. 
Fuga strategica con annesso tentativo di rifarsi una verginità politica in saldo. Tipo outlet della coerenza.

Ma si sa, la coerenza non è mai stata dote fondante dell'ellenica amministrazione di stampo feudale/fasciolegaiola di Orlandino Greco. 
È bastato quindi che lo stesso esibisse una gustosa "guantiera" piena di biscotti a forma di poltrone, piacìri e banconote, affinché i tre ritornassero all'ovile. Praticamente il mea culpa del mea culpa

Il dettaglio più gustoso? I tri d'a chiàzza, hanno continuato a proporsi, a dire di volersi candidare, a smuovere ilproprio elettorato, evitando di dire con chi. Mistero. Suspense. Thriller.
Neanche fossimo dentro una puntata di Chi l’ha visto?, ma con meno dignità e più calcoli elettorali.

Un dettaglio, non di poco conto, che i più maliziosi hanno collegato all'ombra del possibile dissesto
Come dire... vediamo come va e poi ci regoliamo di conseguenza. 

IL SILENZIO DEGLI “INNOCENTI”

Quando qualcuno in politica smette improvvisamente di parlare, non è perché ha raggiunto l’illuminazione. 
È perché c’è qualcosa che scotta più di una padella d’olio sotto il sole d'agosto.
Ed eccolo lì, il capolavoro:
👉 un buco da un milione e mezzo di euro
👉 credito esigibile
👉 spettro del dissesto che aleggia come un fantasma in cerca di firme. 

Una roba che in un paese normale farebbe scattare dimissioni, conferenze stampa, crisi istituzionali.
Qui no.
Nel feudo di Orlandino invece si attiva solo il protocollo, avente per oggetto: “facciamo finta di niente e speriamo che passi”.
Spoiler: passerà? 

LA CORSA AL “RICÌETTU”

Il punto non è che hanno cambiato o no lato. Quello è sport locale.
Il punto è perché lo stanno facendo in silenzio, come ladri in casa propria.
Perché mentre pubblicamente giocavano a fare i candidati misteriosi, dietro le quinte stavano cercando disperatamente "nu ricìettu". 
Un rifugio. Una copertura.
Una mano che li salvasse prima che il conto arrivasse davvero.
Pur sapendo che il conto, guarda caso, era già lì: un milione e mezzo. Non spicci.

LA TRATTATIVA DELLA DISPERAZIONE

Il quadro è quasi poetico, se non fosse tragicomico.
Da una parte, loro, chiusi nel silenzio più totale e in scuse poco credibili. 
Dall’altra, i creditori, che guardano il calendario e probabilmente, come è giusto che sia, anche il conto in banca.
E in mezzo? Una trattativa.
Una di quelle trattative dove non si discute di politica, visione o futuro.
No. Qui si tratta di come evitare di finire gambe all’aria prima delle elezioni.
Trattativa che doveva svolgersi nella giornata di ieri, 8 aprile. 
Se è andata bene, se si è riusciti a raggiungere un qualsiasi accordo, ancora non lo sappiamo. Ce ne accorgeremo se tra un po' li vedremo tornare a parlare... 
Magari pure con entusiasmo, sventolando capacità amministrative mai avute. 
Se va male… beh, preparate i popcorn. 
E SE IL GIOCHETTO NON FUNZIONA?

Qui arriva la parte divertente. O tragica, dipende dal livello di tolleranza che avete per il circo.
Perché se la controparte dice:
👉 “Voglio tutto. Subito. Senza sconti.”
Se neanche l'escamotage della rottamazione delle cartelle riesce. 
Allora finisce la sceneggiata.
Niente più silenzi strategici.
Niente più candidature ambigue.
Niente più giochi di prestigio.
Resterebbe solo una parola: dissesto.
E a quel punto, altro che cambio di bandiera.
Servirà direttamente cambiare mestiere.

FINALE PROVVISORIO (PERCHÉ QUI NON SI FINISCE MAI)

La verità è semplice, anche se la travestono da telenovela:
quando la politica smette di dire con chi sta, è perché sta cercando di salvarsi, non di governare.
Il resto è fumo.
Fumo elettorale, per essere precisi.
E mentre loro trattano, sussurrano e si nascondono, fuori c’è una realtà molto meno teatrale:
i conti si pagano. Sempre.
Prima o poi, il sipario cala.
E lì, senza copione e senza scuse, si vede davvero chi è rimasto in scena… e chi invece stava solo cercando un’uscita di sicurezza.

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