CASTROLIBERO: 700€\mese E TI PORTI A CASA UN BORGO

IL PROGETTO: LA VETRINA PERFETTA DELLA RIGENERAZIONE… ALMENO SULLA CARTA

IL CAPOLAVORO "A PERDERE" DI ORLANDINO GRECO, CICCIO SERRA E NICOLETTA PERROTTI... CON LE OPPOSIZIONI COMPLICI E I CITTADINI FESSI. 

Nel centro storico di Castrolibero, qualche anno fa, prendeva forma uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni: “La Porta Aperta sul Borgo”.
Un intervento finanziato con fondi pubblici (FSC – Fondo Sviluppo e Coesione) per un totale di circa 1.500.000 euro, di cui 150.000 euro a carico diretto della collettività.
Il pezzo forte di tutto il progetto sono “I Bagni del Palazzotto”: un centro benessere realizzato dentro un bellissimo edificio medievale completamente riqualificato
Non una spa improvvisata, ma una struttura completa: sauna, docce emozionali, piscina esterna riscaldata, due vasche idromassaggio californiane, ambienti interni già allestiti, arredi nuovi, postazioni operative con PC e stampanti.
Attorno alla SPA, un sistema integrato: laboratorio di cucina con scuola del gusto, info point, area cinema e workshop nella ex Chiesa di San Giovanni, botteghe artigiane, spazi sportivi, percorsi verdi tra gli ulivi e un’area coworking chiamata "Café Conciliary Room".
Un progetto che, se funzionasse davvero, sarebbe un piccolo modello di rinascita urbana.
E invece... 


LA CONCESSIONE: UN MILIONE E MEZZO DI INVESTIMENTO… A 700 EURO AL MESE

E qui arriva la parte che fa cadere le palle pure ad un albero di Natale. 
L’intero complesso viene affidato in concessione per locazione a 700 euro al mese.
Ripetiamolo perché qualcuno magari legge veloce: 700 euro al mese per una SPA completa già pronta e arredata, costruita con soldi pubblici.
Non solo. 
Alla gara arriva una sola offerta.
Rialzo migliorativo: 0,0%.
Traduzione brutale: nessuna competizione, nessuna gara vera, nessun interesse apparente da parte del mercato.

LA SOCIETÀ AGGIUDICATARIA: R...E...L... S.R.L.

La gestione viene affidata alla R... E... L... S.R.L.
Dati ufficiali (fonte: Camera di Commercio di Cosenza):
Sede legale: Via (omissis) 87100 Cosenza (CS)
Forma giuridica: società a responsabilità limitata
Capitale sociale: 10.000 euro
Data costituzione: 21/10/2020
Data iscrizione CCIAA: 19/07/2024
Stato attività: attiva (inizio attività 22/12/2025)
Attività prevalente: gestione beni immobili per conto terzi. 
Amministratrice unica:
G. G. 
Numero soci: 2
LA STRUTTURA SOCIETARIA: IL GIOCO DELLE SCATOLE CINESI

La R... E... L... S.R.L. non è indipendente. Il 90% delle quote è detenuto da un’altra società:
A... H... S.R.L. U... 
Dati ufficiali (fonte: Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi):
Sede legale: Via (omissis), 20124 Milano (MI)
Forma giuridica: società a responsabilità limitata unipersonale
Capitale sociale: 10.000 euro
Data costituzione: 12/03/2025
Data iscrizione: 17/03/2025
Attività: holding operativa
Amministratore unico:
F. A. F. 
Numero soci: 1
Bilanci: non disponibili
LA “COINCIDENZA” GEOGRAFICA: STESSA VIA, STESSA STORIA

E qui il puzzle si incastra con una precisione quasi artistica.
Dalle visure emerge che gli amministratori risultano collegati territorialmente:
> G. G. 
> F. A. F. 
Entrambi riconducibili alla stessa area: Rovito (CS)
(stessa via, stesso civico secondo le risultanze camerali)
Sapete... quelle coincidenze che capitano... 
Tipo quando ti scappa il bisognino, cerchi parcheggio e trovi posto proprio davanti al cesso. 
Solo molto più complesse.

LA SOSTANZA: DUE SOCIETÀ, 20.000 EURO TOTALI, ZERO STORICO

Ricapitoliamo senza giri di parole:
La società che gestisce ha 10.000 euro di capitale
È controllata da una holding con altri 10.000 euro
La holding è nata nel 2025
Non ha bilanci depositati
Nessuna esperienza dimostrabile su strutture simili
Totale solidità finanziaria del sistema: 20.000 euro (ca un ci cumpri mancu e cannìle profumate) 
Valore del bene affidato: circa 1.500.000 euro
Il rapporto è talmente sbilanciato che sembra una battuta. 
Solo che non fa ridere. Fa incazzare! 
IL DANNO ECONOMICO: I NUMERI CHE NESSUNO VUOLE FARE

I cittadini hanno contribuito con 150.000 euro.
Con un canone di 700 euro al mese, il Comune incassa:
8.400 euro l’anno
Per recuperare solo quei 150.000 euro:
ci vogliono quasi 18 anni. 
Durata concessione:
6 anni (rinnovabili)

Anche senza essere economisti, si capisce che qualcosa non torna
E qui non torna proprio per niente.

LA DOMANDA CHE RESTA APPESA

A questo punto il punto non è più tecnico. È politico, amministrativo, perfino etico.
Chi sta facendo l’affare?
Perché la collettività, numeri alla mano, sicuramente non ci guadagna un cazzo.

E quando una gara pubblica produce:
> una sola offerta
> nessun rialzo
> un canone fuori mercato
> un affidamento a società con struttura minima
non serve essere complottisti. Basta saper fare 2+2.
IL NODO VERO: L’IPOTESI CHE NESSUNO VUOLE DIRE AD ALTA VOCE

Ed eccoci al punto che tutti evitano, ma che aleggia come una nuvola nera.
Forse il Comune, vincolato ai finanziamenti a fondo perduto ricevuti, con la paura concreta di dover restituire i soldi, ha scelto la strada più veloce?
Non quella migliore. Non quella più vantaggiosa. Quella più rapida.
E cioè: trovare qualcuno disposto a prendersi la gestione, anche a condizioni economicamente ridicole, giusto per dire che il progetto è attivo.
In pratica: “facciamo partire tutto… ca pù apparàmu”.

E se per farlo bisogna chiudere un occhio sul valore reale dell’immobile, sulla sostenibilità economica o sulla solidità del gestore, pazienza.
Tanto sono i soldi dei cittadini... mica i loro! 
LE “SCUSE” DELL’AMMINISTRAZIONE: UNA DIFESA CHE NON REGGE

A poco servono le giustificazioni preventive.
Il classico:
“Abbiamo fatto più gare, tutte andate deserte”
(ovvero: mintìmu e manu avanti ppè un cade arrìeti)

Perché anche ammesso che sia vero, la domanda resta lì, ferma, immobile:
Se il mercato non risponde, il problema è il mercato… o le condizioni?

Perché una struttura del genere, in condizioni sane, non resta senza interesse. A meno che qualcosa non sia stato impostato male a monte.

E comunque, anche nella disperazione amministrativa, svendere un bene pubblico non diventa automaticamente una scelta intelligente.
CONCLUSIONE: NORMALITÀ O ABITUDINE?

Se tutto questo è considerato normale, allora il problema non è questo caso.
È il sistema.
E quando la speranza si sposta dalla gestione amministrativa alla magistratura contabile (magari), significa che la fiducia è già andata in ferie da un pezzo.

Nel frattempo, Castrolibero si ritrova con un gioiello pubblico affidato a condizioni che definire “generose” è quasi un eufemismo.
E no, non è cinismo.
Sono semplicemente numeri.

IL SILENZIO CHE FA PIÙ RUMORE DELLE PAROLE

In tutto questo teatrino, c’è un dettaglio che non urla… ma pesa. Pesa tantissimo.
La minoranza.
Quella che, per definizione, dovrebbe controllare, vigilare, rompere le scatole, fare le pulci agli atti, chiedere spiegazioni fino allo sfinimento. Insomma, fare opposizione. Non per sport, ma per funzione democratica.
E invece?
Silenzio.
Non un dubbio pubblico, non una presa di posizione netta, non un’iniziativa politica degna di questo nome. 
Niente. Come se 700 euro al mese per una struttura da 1,5 milioni fosse la cosa più normale del mondo. Come se una gara con una sola offerta e zero rialzo fosse routine amministrativa.
DA CONTROLLORI A COMPAGNI DI PASSEGGIATA

Il punto è ancora più delicato. Perché qui non si parla solo di inattività.
Si parla di una minoranza che oggi cammina a braccetto con un pezzo dell’amministrazione.

E quando chi dovrebbe controllare si avvicina troppo a chi deve essere controllato, succede una cosa molto semplice: il controllo sparisce.
Non serve nemmeno fare accordi ufficiali. Basta abbassare il tono, evitare lo scontro, lasciar correre. 
Il risultato è lo stesso: nessuno disturba più il manovratore.

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