COME FA UN GOVERNO A RISOLVERE I PROBLEMI DI UNA REGIONE, QUANDO IL PROBLEMA DELLA REGIONE È PROPRIO IL GOVERNO
IL GOVERNO COME PROBLEMA:
ANTROPOLOGIA DI UN PARADOSSO ITALIANO
C’è una domanda che, più che politica, è quasi metafisica:
come può un sistema curare ciò che contribuisce a creare?
Non è solo il dilemma della Calabria. È un meccanismo umano antico, quasi primitivo, che si ripete con una puntualità irritante: l’uomo costruisce strutture per organizzare il caos… e poi quelle stesse strutture diventano il caos.
Il governo, in teoria, nasce come strumento. Un mezzo, non un fine. Un dispositivo collettivo per coordinare bisogni, distribuire risorse, garantire equilibrio. In pratica, nel tempo, tende a trasformarsi in un organismo autonomo, con una sua logica interna, una sua sopravvivenza da difendere, una sua inerzia quasi biologica.
E qui succede il cortocircuito.
Perché quando il sistema diventa autoreferenziale, smette di risolvere problemi e inizia a gestirli.
Non li elimina, li amministra. Non li chiude, li mantiene aperti abbastanza da giustificare la propria esistenza.
È una dinamica che l’antropologia conosce bene: ogni istituzione, se non continuamente messa in discussione, sviluppa rituali, linguaggi e gerarchie che servono più a conservarla che a renderla efficace. La politica non fa eccezione. Anzi, spesso è il laboratorio perfetto di questo fenomeno.
Nel caso delle regioni come la Calabria, questa trasformazione è ancora più evidente. Qui il governo non è percepito come un arbitro esterno, ma come una presenza pervasiva, quasi ambientale.
Non è “chi decide”, ma “ciò dentro cui tutto accade”.
E quando il contenitore coincide con il problema, la soluzione diventa un’illusione narrativa.
Si parla di riforme, di autonomie, di piani straordinari. Si cambiano nomi, si spostano competenze, si riscrivono procedure. Ma la struttura profonda resta identica: un sistema che si autoalimenta, che produce complessità e poi si propone come unico soggetto in grado di gestirla.
È come chiamare lo stesso architetto che ha progettato una casa instabile per riparare le crepe. Con la differenza che qui nessuno cambia progetto. Si aggiungono solo puntelli.
Dal punto di vista antropologico, tutto questo ha anche una funzione simbolica. Il governo diventa una figura quasi mitologica: viene criticato, insultato, delegittimato… ma mai davvero sostituito nel suo ruolo centrale. È il “padre imperfetto” della comunità. Non funziona, ma resta necessario.
E allora la domanda iniziale torna, più scomoda di prima:
è davvero possibile che il problema coincida con la soluzione?
Forse sì. Ma solo a una condizione: che il sistema accetti di smettere di proteggere sé stesso per tornare a servire.
Il problema è che questo richiede qualcosa che, nella storia delle istituzioni, è rarissimo: la capacità di rinunciare al proprio potere per recuperare il proprio senso.
E qui arriva la parte amara.
Perché i sistemi non si correggono da soli.
Si adattano, resistono, si mimetizzano. Ma non si mettono in discussione spontaneamente.
Quello lo fanno le persone. Quando smettono di accettare il paradosso come normalità.
Fino ad allora, continueremo a vivere dentro questa contraddizione elegante e devastante:
affidare la soluzione a ciò che, troppo spesso, è parte del problema.
E chiamarla, con sorprendente serenità, “governo”.
CAPIRE NON BASTA
Capire che il sistema è parte del problema serve a poco se poi continui a comportarti come prima. Se accetti, giustifichi o ti accontenti, il sistema non cambia. Va avanti tranquillo.
IL SISTEMA ESISTE PERCHÉ GLIELO PERMETTIAMO
Non è solo colpa di chi governa.
Il sistema vive anche grazie alle scorciatoie, ai favori, al “vabbè, funziona così”.
Finché accetti questo, stai giocando dalla sua parte.
LA RABBIA NON SERVE, IL CONTROLLO SÌ
Arrabbiarsi non cambia niente.
Controllare, chiedere spiegazioni, pretendere risposte… quello sì.
Quando qualcuno guarda davvero, il sistema inizia a muoversi.
IL CAMBIAMENTO INIZIA QUANDO DIVENTA SCOMODO
Se nessuno disturba, niente cambia.
Quando invece il sistema viene messo sotto pressione, qualcosa si muove.
Sempre.
LA VERITÀ SEMPLICE
Se il problema è anche il governo,
la soluzione non può essere solo il governo.
Serve gente che smette di accettare tutto e inizia a pretendere.
Fine della favola.
Niente magia, niente eroi.
Solo una cosa molto poco spettacolare:
persone che, a un certo punto, non ci stanno più.
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