COMUNALI REGGIO CALABRIA: CRONACHE DAL CESSO DEL POTERE

REGGIO CALABRIA: CRONACHE DAL CESSO DEL POTERE
QUANDO LA NOTIZIA NON È LA POLITICA, MA IL RUMORE DELLO SCIACQUONE... 
C’è un momento preciso in cui capisci che la campagna elettorale è degenerata definitivamente. 
Non quando partono le promesse. 
Non quando spuntano i soliti manifesti con sorrisi stirati e slogan riciclati dal 1998. 
No. Il punto di non ritorno è quando un politico gioca a pallone col nipote… e diventa una notizia.

Il protagonista, ovviamente, è Francesco Cannizzaro, raccontato come se avesse appena inventato il calcio invece di aver fatto due passaggi sul prato di casa sua. 
E giù articoli pieni di pathos, quasi mistico, come se quel pallone fosse una reliquia e non un oggetto preso al Decathlon.
PASQUETTA, IL MIRACOLO: L’ONOREVOLE È UMANO (PIÙ O MENO)
Tra “impegni istituzionali” e “attività politica” – che in Calabria spesso significa inaugurazioni, foto, strette di mano e telefonate infinite – ecco la rivelazione: l’onorevole Cannizzaro gioca col nipote.
E qui succede il corto circuito. 
I giornalai entrano in modalità documentario National Geographic.
Osserviamo l’esemplare nel suo habitat naturale…
Zoom sul passaggio corto.
Primo piano sulla risata.
Analisi tattica degna della Champions League.
Manca solo la moviola sul tocco di esterno e siamo a posto.
Il calcio diventa “linguaggio universale”. La famiglia “valore fondante”. La semplicità “messaggio politico”.
Raga, ha stoppato un pallone. Non ha riscritto la Costituzione.

IL PERSONAGGIO PRIMA DEL POLITICO

Cannizzaro è una "reclame" vivente, pure scadente, e si vende per quello che è. Infatti non è nuovo a queste sparate e non viene raccontato tanto per quello che fa, ma per quello che rappresenta:
un prodotto politico costruito, confezionato e rilanciato mediaticamente.
Non il leader carismatico.
Non il riformatore.
Piuttosto una figura che vive di presenza, visibilità e dinamiche di potere interne, dove conta più “esserci” che “fare”.
Tradotto: più foto che fatti.

IL SISTEMA INTORNO A LUI

Una rete fatta di consenso costruito, rapporti, fedeltà e quel meccanismo tutto calabrese dove la politica sembra spesso un grande condominio:
ognuno ha il suo piano, ma l’ascensore è sempre rotto e qualcuno decide chi sale a piedi.
Dentro Forza Italia, Cannizzaro viene descritto come uno che ha saputo ritagliarsi spazio e peso, ma più per capacità di muoversi negli equilibri che per visioni epocali.
LA CRITICA PIÙ PESANTE (E PIÙ COSTANTE)

Il bersaglio vero non è solo lui, ma quello che incarna:
una politica fatta di:
> presenza costante
> comunicazione spinta
> contenuti… diciamo opzionali
> il divario vivente tra narrazione e realtà.
Da una parte l’immagine pubblica sempre perfetta, costruita, quasi pubblicitaria.
Dall’altra una Calabria che continua a arrancare, come sempre, con gli stessi problemi di sempre.

FASCIOLEGAIOLI IN CERCA DI NORMALITÀ: MISSIONE IMPOSSIBILE

Nel frattempo il grande circo dei fasciolegaioli calabresi continua a vendere l’idea del politico “uno di noi”.
Uno di noi che però casualmente: si fa fotografare sempre, ovunque, comunque.
Uno di noi che "casualmente" capita sempre davanti a una telecamera anche quando compra il pane.
Uno di noi che se respira, c’è già il comunicato stampa pronto in bozza.
Devono sembrare autentici. Spontanei. Veri.
E quindi eccoli: al mercato, al bar, col cane, col cugino, con la panchina, con la panchina mentre salutano il cane del cugino... 
A questo punto manca solo la foto mentre cercano parcheggio a Reggio e abbiamo completato l’arco narrativo dell’eroe moderno.
FORZA ITALIA: IL PARTITO DOVE ANCHE IL NULLA FA NOTIZIA

Dentro Forza Italia succede una cosa straordinaria: il vuoto diventa contenuto.
Non fai nulla? Perfetto, lo raccontiamo.
Fai qualcosa di banalissimo? Meglio ancora, lo amplifichiamo.
Cannizzaro gioca a pallone. Minchia! 
> Titolo.
> Sottotitolo.
> Approfondimento.
> Retroscena.
> Intervista al pallone.
E già che ci siamo, editoriale sulla filosofia del passaggio corto nella società contemporanea.
Siamo a un passo dal bollettino quotidiano:
Oggi l’onorevole ha bevuto acqua naturale. Clima di fiducia.”

FOTO A PARTE, A REGGIO HANNO GIÀ CAPITO TUTTO (E RIDONO APPENA LO VEDONO...)

Se c’è qualcuno che questa commedia la racconta da anni senza bisogno di aggiungere troppo, sono proprio gli amici Reggini. 
Perché qui la realtà è già satira pronta all’uso.
Cannizzaro non viene visto più come un rappresentante.
È un personaggio.
Una figurina.
Un prodotto da esporre, lucidare e vendere al pubblico elettorale come fosse mozzarella di giornata.
Ogni uscita è una scena.
Ogni gesto è una clip.
Ogni respiro è potenzialmente un contenuto.
E il pubblico? Consuma. Scrolla (sopratutto). Dimentica. Ripete.
GIORNALISMO O SERVIZIO DI CONSEGNA A DOMICILIO?

Il vero spettacolo, però, resta la stampa locale.
Sempre pronta. Sempre sul pezzo. Sempre… disponibile.
Funzionano così: squilla il telefono, parte la missione.
Pronto? L’onorevole ha fatto un tiro in porta?
Arriviamo. Titolo già pronto. Emozione inclusa.
Siamo oltre il giornalismo.
Siamo al food delivery dell’informazione, solo che invece della pizza consegnano articoli tiepidi e pieni d’aria... fritta. 

IL GRAN FINALE: DALLA PALLA AL RESTO DEL PACCHETTO

E allora diciamolo chiaramente, senza giri di parole, senza poesia e senza quell’ipocrisia da conferenza stampa:
se questo è il livello, vogliamo la copertura completa.
Non solo il pallone.
Non solo la passeggiata.
Non solo la stretta di mano.
Vogliamo tutto.
Notifica quando esce di casa.
Notifica quando entra.
Notifica quando pensa.
E soprattutto:
NOTIFICA PURE QUANDO VA AL CESSO.
Così chiudiamo il cerchio.
Così la narrazione è completa.
Così finalmente la politica calabrese smette di fingere di essere una cosa seria… e diventa per quello che è davvero:
uno spettacolo tragicomico dove il pubblico ride, ma non ha ancora capito che il biglietto lo sta pagando lui.

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