COSENZA: ORRICO INVENTA IL VOLONTARIATO OBBLIGATORIO
“GIANLÙ, UN CI SI FISSA...!” 🔥😌
IL COMUNE NON FA IL COMUNE… MA TI SPIEGA COME FARLO TU
Cosenza è diventata una specie di "escape room" urbana. Solo che non vinci niente se esci vivo, ma ti tieni pure il conto del meccanico.
Le strade sembrano un collage di rattoppi fatti in fretta e lasciati lì a meditare sul senso della vita. Ogni buca è una sorpresa, ogni dosso una dichiarazione di guerra. E se qualcosa si rompe o ti fai male, tranquillo: non è la strada, sei tu. Distratto. Sempre tu. Che tempismo perfetto, quasi artistico.
Nel frattempo la città cresce. Ma non in servizi, non in decoro. Cresce l’erba. Cresce ovunque, con una dedizione che il Comune dovrebbe studiare e poi magari imitare. Dai marciapiedi ai tombini, passando per i bordi strada, agli alberi senza potatura che occupano le carreggiate, Cosenza è una giungla con il traffico.
Mentre intere zone come Via XXIV Maggio, l’autostazione e Viale Mancini (per non parlare di altro) scivolano piano piano verso il silenzio, tra serrande abbassate e presenze poco raccomandabili, arriva l’illuminazione.
L’assessore Giovanni Gianluca Orrico, succeduto a Francesco De Cicco, decide di entrare nella storia. Non con un piano straordinario di manutenzione, non con una rivoluzione dei controlli, non con una città finalmente funzionante. No. Con un’idea ancora più audace.
Far fare ai cittadini quello che dovrebbe fare il Comune.
Geniale. Da premio. Da standing ovation con lacrimuccia.
Nasce così la filosofia della “cura condivisa”. I cittadini adottano aiuole, sistemano spazi, tengono in ordine quello che l’ente pubblico non riesce a gestire. Una specie di outsourcing civico, ma senza contratto, senza stipendio e soprattutto senza vergogna.
Il messaggio è semplice, quasi poetico nella sua brutalità: noi parliamo, voi lavorate.
E mentre si riempiono comunicati con parole altissime tipo “sussidiarietà orizzontale” e “beni comuni”, la realtà resta inchiodata a terra. Letteralmente. Inchiodata nelle buche e ai rattoppi stradali fatti male. Perché la verità è meno elegante ma molto più concreta: se non sai garantire il minimo, non puoi chiedere il massimo.
Non puoi parlare di partecipazione quando manca la base. Non puoi chiedere collaborazione quando non riesci a garantire neanche la manutenzione ordinaria. Non puoi trasformare i cittadini in manutentori volontari per coprire falle che sono istituzionali.
È come se un pilota abbandonasse i comandi e dicesse ai passeggeri: “Ragazzi, oggi voliamo insieme. Chi sa usare il joystick?”
E intanto i dossi restano senza segnaletica, i lavori continuano a essere fatti male e controllati peggio, le strade sembrano un percorso di guerra e i quartieri muoiono uno alla volta, in silenzio.
La verità, quella che non finisce nei comunicati, è che i cittadini fanno già troppo. Pagano, sopportano, evitano, segnalano. Si arrangiano. Sempre.
Quello che manca è il Comune che fa il Comune.
Perché prima di parlare di “semi di cittadinanza”, servirebbe almeno preparare il terreno. Ma qui non c’è terreno. Ci sono crateri.
“Gianlù, un ci si fissa…”
Le idee vanno pure bene. Ma magari, ogni tanto, prova anche a fare le cose semplici. Tipo asfaltare una strada. O controllare che i rattoppi vengano fatti a regola d'arte.
E tieni presente che Cosenza diventa più bella e più vivibile, non solo piantando margherite in un'aiuola, ma sopratutto riaprendo le traverse di via XXIV Maggio, quelle di Viale Giacomo Mancini, restituendo un'autostazione più vivibile a cittadini e pendolari, togliere quei "mausolei" che ingombrano e imbrattano angoli della Città altrimenti utilizzabili (come l'antico "ESSO" della Riforma - di cui abbiamo già parlato), magari far rifiorire il Centro Storico che sta cadendo a pezzi. 🚧💀
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