MARISA VALENSISE SFIDA L’ASP: LA VERITÀ NON È REATO
QUANDO LA SANITÀ DENUNCIA I CITTADINI
C’è qualcosa di profondamente marcio, e no, non è una metafora elegante.
È proprio quel tanfo tipico di quando il potere perde il controllo e decide che l’unico modo per difendersi… è attaccare chi paga le tasse.
Perché diciamolo senza girarci intorno: 2400 cittadini firmano una diffida per chiedere servizi sanitari decenti e l’ASP di Reggio Calabria cosa fa? Risponde con il codice penale.
Non con i fatti. Non con soluzioni. Non con un minimo di rispetto istituzionale.
Con una minaccia.
Una di quelle belle pesanti, da manuale: calunnia, reclusione, Procura.
Il messaggio è limpido anche per chi non mastica diritto: “Avete parlato troppo. Adesso vi facciamo passare la voglia.”
E qui non siamo più nella cattiva gestione. Qui siamo proprio nella distorsione della realtà.
IL REATO DI DIRE LA VERITÀ
Il punto non è giuridico, è morale. Perché se denunciare carenze, ritardi, reparti a rischio chiusura e ambulanze senza medico diventa “allarmismo”, allora abbiamo ufficialmente superato il confine del ridicolo.
Siamo entrati in quello del grottesco.
Perché la verità, quella vera, non quella impaginata nei report patinati, è semplice e fa pure male: la gente aspetta mesi, soffre, si arrangia e, in certi casi, muore pure.
E mentre succede tutto questo, qualcuno si sente diffamato.
Capito il livello?
Non il sistema che non funziona. No. Il problema sono i cittadini che lo raccontano.
MARISA VALENSISE: LA VOCE CHE NON SI COMPRA
E poi, in mezzo a questo spettacolo tragicomico, c’è chi non si piega. Chi non abbassa lo sguardo. Chi non si fa intimidire da una lettera di diciassette pagine scritta con il tono di chi pensa di spaventare qualcuno.
Marisa Valensise.
Una che non recita, non si nasconde e soprattutto non ha paura di dire quello che tutti vedono ma pochi hanno il coraggio di gridare.
Non parla per slogan, parla per esperienza. E quando tira fuori il tema delle ambulanze che arrivano tardi o dei mesi di attesa per un intervento, non sta facendo politica. Sta raccontando la vita vera. Quella che non finisce nei comunicati stampa.
E quando mette sul tavolo il fallimento del piano di rientro, l’immobilismo, i fondi sprecati e le strutture mai partite, non sta esagerando. Sta semplicemente togliendo il filtro a una realtà che qualcuno vorrebbe tenere sfocata.
IL GIOCHETTO DELLA PAURA NON FUNZIONA PIÙ
La cosa più patetica di tutta questa storia non è nemmeno la denuncia. È il tentativo, nemmeno troppo originale, di spostare il problema.
Non si parla più della sanità che non funziona. Si parla dei cittadini che disturbano.
Non si risponde alle richieste. Si delegittima chi le fa.
Non si risolvono i problemi. Si prova a farli tacere.
È il solito schema da manuale consumato: creare tensione, insinuare il dubbio, trasformare chi protesta in un nemico. Magari pure per mettere un territorio contro l’altro, così mentre la gente litiga tra poveri, chi dovrebbe governare continua a galleggiare.
Peccato che questo giochetto ormai sia trasparente come il vetro.
IL TEATRO DELLE INAUGURAZIONI E LA REALTÀ CHE CROLLA
Nel frattempo si tagliano nastri. Si inaugurano sale operatorie come se fosse un evento epocale. Applausi, foto, dichiarazioni.
Poi esci da quella stanza perfetta e trovi liste d’attesa infinite, personale ridotto all’osso e servizi che arrancano.
Il minimo indispensabile venduto come un miracolo.
È come vantarsi di aver acceso la luce in casa mentre il tetto sta crollando. Ma tranquilli, l’impianto elettrico funziona.
QUI NON È POLITICA, È SOPRAVVIVENZA
La verità è una, semplice e brutale: qui non si sta giocando a fare opposizione o maggioranza. Qui si parla di persone che aspettano cure, che vivono nell’incertezza e che, troppo spesso, pagano sulla propria pelle.
E quando qualcuno trova il coraggio di alzare la testa, di organizzarsi, di firmare, di esporsi, la risposta non può essere una minaccia.
Non deve esserlo. Punto.
CHI ATTACCA I CITTADINI HA GIÀ PERSO
Perché alla fine il nodo è tutto qui. Quando un’azienda sanitaria arriva a usare il codice penale contro chi chiede diritti, sta dicendo una cosa senza nemmeno accorgersene.
Sta dicendo che non ha più argomenti.
Che non riesce più a reggere il confronto.
Che la verità, quella vera, gli fa paura.
E davanti a persone come Marisa Valensise, questa paura diventa evidente. Perché puoi scrivere tutte le lettere che vuoi, puoi citare articoli di legge, puoi provare a intimidire.
Ma non puoi fermare chi ha deciso di non stare zitto.
E soprattutto non puoi spegnere una battaglia che riguarda una cosa sola, banalissima e fondamentale:
il diritto di essere curati senza dover ringraziare per il minimo indispensabile.
Il resto è solo rumore. E pure fastidioso.
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