MERIDIONALISMO O PARASSITISMO? IL METODO "DE CICCO" SPIEGATO FACILE
SAN GIOVANNI IN FIORE: LA POLITICA COME PARASSITISMO ORGANIZZATO
A San Giovanni in Fiore, come anche a Castrolibero le amministrative 2026 stanno diventando qualcosa di più di una semplice sfida elettorale.
Qui si sta celebrando un rito antico: quello dell’autosabotaggio collettivo condito da una buona dose di memoria corta e facce toste.
L’obiettivo ufficiale resta quello di spodestare Marco Ambrogio San Giovanni e ad Orlandino Greco a Castrolibero.
Ma mentre qualcuno ancora finge di crederci, il resto del campo si muove in ordine sparso, come se la priorità non fosse vincere, ma sopravvivere agli altri. E possibilmente eliminarli strada facendo.
LA SINISTRA CHE SI DIVORA DA SOLA
La sinistra, che sulla carta dovrebbe rappresentare un’alternativa credibile, riesce nell’impresa di diventare il miglior alleato dell’avversario. Non serve Ambrogio o Orlandino a indebolirla, basta che si guardi allo specchio.
Le tensioni interne, da una parte e dall'altra, non sono divergenze politiche. Sono regolamenti di conti, piccole vendette, personalismi mascherati da ideali.
Il risultato è un clima tossico dove ogni tentativo di unità nasce già con il timer attivo.
E mentre loro discutono su chi deve comandare, fuori nessuno capisce più cosa cazzo vogliono davvero fare.
L’OMBRA CHE NON PASSA: FRANCESCO DE CICCO
In questi scenari già compromessi, come nel caso di Castrolibero e di altre piccole realtà, si muove una figura che ormai sembra avere una vocazione ben precisa: infilarsi nei vuoti e allargarli.
E fin qui ci siamo.
Il problema è che non se ne frega un cazzo dei territori e dei suoi abitanti dove va ad infiltrarsi.
Neanche lì conosce questi territori.
Neanche gli interessa conoscerli.
A lui interessa solo espandere il consenso al suo partito. Punto.
Ma a chi appartiene questa figura?
Francesco De Cicco non ha bisogno di presentarsi. La sua presenza è sufficiente a cambiare gli equilibri, a creare sospetti, a spostare pesi, come è già successo a Castrolibero.
Ma il punto non è che c’è.
Il punto è come agisce.
DAL NULLA ALLA POLTRONA: UNA MEMORIA CHE SVANISCE IN FRETTA
De Cicco è uno di quei casi che dovrebbero essere studiati nelle scuole di politica, ammesso che qualcuno abbia ancora il coraggio di parlarne seriamente.
È arrivato dal nulla. Senza apparati, senza storia politica strutturata, senza le classiche reti di potere.
E proprio per questo è stato premiato. Perché appariva diverso, vicino alla gente, lontano dai giochi di palazzo.
La gente lo ha scelto. Lo ha portato dentro le istituzioni. Gli ha dato credibilità.
E lui che fa?
Invece di custodire quel capitale, sembra che lo tratti come un credito da spendere in fretta.
IL “MERIDIONALISMO” CHE SI ATTACCA DOVE CONVIENE
Il suo movimento si riempie la bocca di una parola potente: meridionalismo. Una parola che dovrebbe evocare riscatto, identità, difesa del territorio.
Ma nella pratica, l’azione politica che ne deriva racconta tutt’altra storia.
Non costruisce un’alternativa.
Non propone una visione autonoma. Non aggrega su basi solide.
Individua. Si avvicina. Si insinua.
Osserva chi ha più probabilità di vincere o di pesare.
Si aggancia.
Entra nel sistema.
E lì dentro inizia un processo che somiglia più a un assorbimento che a una collaborazione.
Non è alleanza. È una forma di parassitismo politico.
Si entra nel corpo politico altrui, si assorbe consenso, visibilità, struttura… e poi si prova a prevalere dall’interno.
Una strategia simile a quella di Orlandino e a quella del suo movimento: quattro gatti qua, quattro gatti la... e insieme sono valsi a farlo eleggere in Regione.
Il problema è che così non si costruisce nulla. Si consuma soltanto.
TRA SANTITÀ ESIBITA E ACCORDI SOTTOTRACCIA
In superficie resta la narrazione rassicurante. Il politico vicino alla gente, pulito, quasi estraneo alle dinamiche sporche.
Sotto, invece, si muove una rete di rapporti, avvicinamenti e inciuci che raccontano una storia diversa.
Non con gli ultimi, ma con chi ha sempre gestito potere e interessi senza lasciare molto al territorio.
È il doppio registro che ormai conosciamo bene: da una parte il volto, dall’altra la strategia.
E tra le due cose, la coerenza si perde per strada.
CASTROLIBERO COME AVVERTIMENTO, NON COME ECCEZIONE
Chi ha memoria recente e ha letto il nostro articolo sul caso, sa già come può finire.
Castrolibero non è un incidente isolato, è un precedente.
Una comunità spaccata, equilibri saltati, rapporti compromessi. E dentro quella dinamica, ancora una volta, lo stesso schema: avvicinamento, infiltrazione, rimescolamento, rottura.
Il tutto condito da alleanze che fino al giorno prima sarebbero state considerate impensabili, come quella con i complici di Orlandino Greco.
Un passaggio che da solo basterebbe a spiegare quanto certe parole, tipo “coerenza”, siano diventate decorative.
SAN GIOVANNI IN FIORE: MEMORIA O REPETIZIONE
Adesso il copione rischia di ripetersi a San Giovanni in Fiore, ma anche in altre piccole realtà calabresi, dove ci consta che questo sistema sia già in auge.
Stessi segnali, stessi movimenti, stessa sensazione di qualcosa che sta per incrinarsi prima ancora di nascere.
Li, il terreno fertile è già pronto... e già si intravedono possibilità dove il De Cicco potrebbe attecchire.
La differenza la farà chi osserva. Perché a questo punto non si può più dire che non si sapeva.
San Giovanni in Fiore ha davanti una scelta che va oltre i nomi. È una scelta di consapevolezza.
Capire se accettare certe dinamiche come inevitabili o se tenerle fuori prima che attecchiscano e lavarsi I panni in casa propria.
CONCLUSIONE: IL PROBLEMA NON È CHI VINCE, MA COME SI GIOCA
Alla fine, questa campagna elettorale rischia di lasciare un messaggio molto semplice e molto amaro.
Non è la mancanza di alternative il vero problema.
È la qualità delle alternative.
Quando chi dovrebbe cambiare le cose replica gli stessi meccanismi, con più confusione e meno visione, il risultato è già scritto.
E in mezzo a tutto questo, resta una domanda che continua a girare, ignorata ma testarda:
chi si ricorda davvero perché è lì?
Attenti, cari amici di Castrolibero e San Giovanni in Fiore.
Perché Orlandino Greco è Marco A’mbroglia non sono il solo problema da tenere lontano.
Commenti