QUELLO CHE I GIORNALI NON DICONO: QUANTE "CLAUDIA" NELLA POLITICA CALABRESE?

QUELLO CHE I GIORNALI NON DICONO
QUANTE “CLAUDIA” NELLA POLITICA CALABRESE?

In Calabria esiste una figura che non trovi nei manuali di diritto amministrativo, ma che nei corridoi conta più di una delibera. 
Non ha un profilo ufficiale, non ha una definizione precisa, ma ha una caratteristica costante: non resta mai senza incarico. La chiamano “Claudia”, ma il nome è solo un dettaglio. Come anche il sesso. 
Infatti può essere donna, uomo o ambedue contemporaneamente. 
Può essere sottosegretario o un qualsiasi lecchino istituzionalizzato. 
È una figura... versatile. 
Ma è il ruolo quello che conta. E il ruolo… è ovunque.
La “Claudia” non è una figura a caso. Anche se non esiste una scuola, non c’è un master, non serve nemmeno una laurea triennale. 
Non c’è un esame da superare, né un concorso, né una graduatoria da scalare. 
Si diventa “Claudia” in modo molto più… creativo. Magari hai un bel pacchetto di followers, che nel linguaggio moderno significa potenziali elettori pronti all’uso. Oppure possiedi uno di quei curri-culum che fanno girare la testa e le poltrone, pieni di esperienze talmente versatili che riescono ad adattarsi a qualsiasi incarico, anche a quelli che non sapevi esistessero fino al giorno prima.
E poi c’è il fattore più importante, quello che non si scrive ma pesa più di tutto: stare nel posto giusto, accanto alla persona giusta. Il resto viene da sé, come certe nomine che spuntano all’improvviso, ma guarda caso sempre negli stessi giri.

IL RUOLO “UFFICIALE”… FINCHÉ SI RESTA IN UFFICIO

Ufficialmente, la “Claudia” è impeccabile.
Pubbliche relazioni, supporto amministrativo, assistenza operativa. Tutto molto pulito, tutto molto istituzionale.
Nella pratica quotidiana, però, il ruolo si espande con una flessibilità degna dello yoga avanzato. Si passa con naturalezza dalla gestione dei contatti allo svuotamento dei cestini sotto la scrivania, dal recupero di penne e matite disperse alla scrittura di lettere e documenti, spesso con una mano sulla tastiera e l’altra sull’intelligenza artificiale che fa il lavoro sporco.
Si porta carta da un ufficio all’altro, si organizza, si sistema, si anticipa. E sì, ogni tanto si prepara pure il caffè, che in certi ambienti non è una bevanda ma un lubrificante istituzionale.
Tutto normale. Tutto ufficiale. Tutto apparentemente innocuo.
Finché si resta in ufficio.
QUANDO SI ESCE… CAMBIA IL LIVELLO

Il vero salto avviene fuori.
Nelle trasferte. Negli accompagnamento, nelle cene istituzionali. Nei momenti in cui la politica si sposta, si mostra, si mette in scena.
È lì che la “Claudia” diventa… essenziale. Più che istituzionale.
Perché portare una borsa non è solo portare una borsa.
Portare una cartella non è solo portare una cartella.
E un faldone, credimi, non è mai solo un faldone.
Serve una persona fidata, certo. Ma anche una presenza che comunichi qualcosa ancora prima di aprire bocca. Una che cammina con la sicurezza di chi sa esattamente cosa rappresenta, anche se nessuno l’ha mai scritto nero su bianco.
Il modo in cui tiene quella borsa, il modo in cui si muove accanto al politico, il modo in cui entra in una stanza… raccontano una storia. 
Una storia fatta di equilibri, di ruoli impliciti, di gerarchie non dichiarate ma perfettamente comprese da chi deve capirle.
È comunicazione non verbale.
È scenografia del potere.
È sostanza travestita da dettaglio.
IL MOMENTO IN CUI TUTTO FA “PUFF”

E poi, come sempre, arriva il momento.
Puff.
Scoppia lo scandalo.
Titoli, indignazione, facce sorprese di chi fino al giorno prima salutava con confidenza. Ma la verità è che non emerge nulla di nuovo. Era tutto lì, sotto gli occhi di tutti, solo che funzionava. 
E quando una cosa funziona ed è un giocattolo che interessa tutti, nessuno ha fretta di metterla in discussione.
Lo scandalo scoppia quando qualcosa si incrina. Quando un equilibrio salta. Quando qualcuno diventa troppo visibile o troppo scomodo. Quando il sistema decide che è il momento di sacrificare una pedina per salvare la partita.
E allora la “Claudia” di turno passa da risorsa a problema in tempo record. 
Da presenza indispensabile a incidente isolato. Una trasformazione così rapida che nemmeno i migliori illusionisti.

Anche se poi, una volta passata la tempesta e servita allo scopo, la stessa la vedi riciclata in men che non si dica. 
Perché la verità è che "Claudia", questa figura così istituzionale e così versatile, è fondamentalmente custode di veri e propri "segreti di governo". 
E, dopo lo scandalo, se non opportunamente "riciclata", potrebbe diventare una vera e propria "mina vagante". 
LA VERITÀ CHE RESTA

Il punto, quello vero, è che non si tratta mai di una sola persona.
Non è mai un caso isolato.
È un modello che si ripete, che si adatta, che sopravvive a tutto.
Un meccanismo che continua a funzionare perché serve. 
A qualcuno, o forse a molti.
E mentre tutti fanno finta di scandalizzarsi ogni volta che scoppia un caso, il sistema resta lì, intatto, pronto a produrre la prossima “Claudia”.
Con un altro nome, un altro incarico, un’altra storia.
Ma sempre con lo stesso copione.
E niente... anche oggi abbiamo fatto finta di non riconoscere nessuno.
Che in Calabria, diciamolo, è una delle competenze più sviluppate in assoluto. 

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