RENDE: IL MERCATO SI SPOSTA, LA SUPERBIA RESTA

U LÀZZU ARA VRACHÈTTA COLPISCE ANCORA
(quando la politica tira la zip… e si incastra tutto)
RENDE - C’è un momento, nella vita di ogni amministratore, in cui dovrebbe fermarsi un secondo. Non per riflettere troppo, che già sarebbe chiedere assai, ma almeno per evitare di fare danni irreversibili con la stessa leggerezza con cui si chiude una vrachètta senza guardare. 
E invece no. A Rende si va avanti a colpi di “decido io”, versione istituzionale del bambino che si porta via il pallone perché la partita non gli piace.

Il risultato? Il mercato storico trattato come un fastidio da spostare, non come un pezzo di città da rispettare. Gli ambulanti? Gente che si sveglia mentre metà della politica sta ancora scegliendo il filtro Instagram giusto per la giornata. Persone vere, con schiene piegate e mani sporche di lavoro, non di slogan.

Eppure, per Sandro Principe, il sindaco votato perché si dichiarava più vicino ai cittadini (ccuri cazzi!), ora che è seduto comodo sulla poltrona, tutto questo sembra un dettaglio. Un ostacolo da aggirare. Un fastidio da “riposizionare” altrove, magari in un’area che sulla carta funziona benissimo… peccato che nella realtà sia un deserto commerciale con vista sull’indifferenza.

Perché il punto non è il cambiamento. 
Il cambiamento, quando è intelligente, si chiama progresso. Qui invece siamo alla versione “faccio tutto io e voi muti”. Che non è riformismo. È arroganza travestita da visione.
Negli anni scorsi, con un minimo di cervello e tanto dialogo, il mercato era tornato a vivere. Più centrale, più accessibile, più frequentato. 
Una di quelle rare storie in cui le cose funzionano davvero. E infatti, puntuale come una buca sulla strada provinciale, arriva la genialata: smontiamo tutto e ricominciamo male.

Perché? Perché sì.
E allora gli ambulanti hanno fatto l’unica cosa che resta a chi non viene ascoltato: scendono in strada. 
Che poi... non è l'unica cosa che si poteva fare. Solo quella più spicciola... Perché ciò che meriterebbe davvero il Sindaco e la assessora Veronica Stellato, per aver deciso tutto senza aver coinvolto gli ambulanti interessati, sarebbe quella di tirargli addosso tutti i pomodori del mercato. 
Non per capriccio, non per allenarsi al tiro al bersaglio, ma per sopravvivenza. 
E a quel punto qualcuno si sorprende pure. Come se la dignità fosse un optional, una roba che puoi spegnere quando disturba i piani alti.
Il problema, caro “Principe di nome ma non di fatto”, è che amministrare non è un monologo. Non sei su un palco, e la città non è il tuo pubblico pagante. È una comunità. E una comunità si governa ascoltando, non imponendo.

Il famoso “pugno di ferro”, adottarlo per far valere i diritti dei cittadini. 
Perché questo sembra più un pugno dato sul tavolo… per coprire il vuoto di idee
Perché usare la forza contro chi lavora è sempre il modo più veloce per dimostrare di non aver capito niente.

Il mercato non è solo bancarelle. È memoria, identità, relazioni. È la signora che compra sempre dallo stesso venditore, è il chiacchiericcio, è la vita che si muove. Spostarlo senza criterio significa spezzare tutto questo. Ma certo, sulla carta urbanistica non si sente.
Alla fine resta una domanda semplice, quasi banale:
ma davvero governare significa ignorare chi tiene in piedi la città ogni giorno?
Se questa è la risposta, allora sì, u làzzu ara vrachètta ha colpito ancora.
E come sempre, a restare incastrati… non sono quelli che tirano la zip.

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