SAN GIOVANNI IN FIORE: DOVE IL CONFRONTO MUORE E L'INTIMIDAZIONE GOVERNA

San Giovanni in Fiore, dove il coraggio si paga e il silenzio conviene (a qualcuno). 

A San Giovanni in Fiore non hanno preso di mira solo una donna. 
Hanno provato a colpire un’idea. 
E come spesso accade da queste parti, lo hanno fatto nel modo più vigliacco possibile: nell’ombra, di nascosto, come chi sa di non reggere un confronto vero. 
Stefania Fratto non è il problema. È il fastidio. È la crepa nel muro. È quella voce che non si è adeguata al copione rassicurante del “stai al tuo posto e non disturbare”.
E allora giù con le minacce, i muri imbrattati, i bulloni svitati.

Perché quando non sai rispondere alle idee, provi a sabotare la persona.
Il punto è che questa storia non nasce dal nulla. 
È figlia diretta di un clima che abbiamo lasciato marcire. Da quando la politica ha smesso di essere confronto ed è diventata rissa permanente, il livello è questo. 
Non si discute, si urla. 
Non si costruisce, si distrugge. 
Non si amministra, si gioca una partita sporca dove l’unico obiettivo è vincere, anche se il campo è la vita delle persone.

E quando la politica si riempie di ignoranti improvvisati, di avventurieri in cerca di visibilità, di gente che scambia il servizio pubblico per un bancomat con poltrona incorporata, il risultato è inevitabile: il territorio si incattivisce, il confronto sparisce e resta solo una tensione strisciante che prima o poi esplode. Sempre contro chi lavora davvero.
Perché chi lavora davvero mette in crisi.
E chi mette in crisi diventa scomodo.
E chi è scomodo, in certi ambienti, va fermato.
Così le istituzioni, che dovrebbero essere luoghi di equilibrio e responsabilità, si trasformano in stadi. Curve contrapposte, tifo cieco, falli sistematici e nessun arbitro capace di fischiare. Solo che qui non si gioca una partita: qui si decide se una comunità cresce o affonda.

In questo scenario storto, Stefania Fratto appare per quello che è: una guerriera. Non perché ami lo scontro, ma perché non lo evita quando serve. Non perché cerchi visibilità, ma perché non accetta di diventare invisibile. 
E soprattutto perché continua, nonostante tutto.
Ed è proprio questo il punto che manda in tilt chi prova a intimidirla: lei non si ferma.
Ogni atto vile che ha subito non la indebolisce. La certifica. La timbra come autentica.
Perché in Calabria funziona così, che ci piaccia o no: se non dai fastidio, sei irrilevante. Se ti attaccano, stai toccando nervi scoperti.
E Stefania ne sta toccando parecchi a quanto pare.
Dietro quelle scritte sui muri e quei sabotaggi c’è la paura di chi non riesce a controllare, di chi non sopporta una donna libera, autonoma, capace di costruire coscienza in un territorio dove la coscienza, spesso, viene trattata come un difetto.
Ma c’è una cosa che sfugge a chi agisce così: la paura non si combatte con altra paura. Si combatte con presenza, con determinazione, con ostinazione.
E Stefania Fratto è esattamente questo.
Una presenza che non si cancella con una bomboletta spray.
Una determinazione che non si smonta svitando quattro bulloni.
Un’ostinazione che, per quanto ci provino, non si spegne.
E allora la verità, quella nuda e fastidiosa, è una sola:
se si è arrivati a questo punto, significa che sta facendo dannatamente bene il suo lavoro.
E forse è proprio questo che terrorizza di più.
Quindi, continua così, Stefà, perché non sei sola! 

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