TUTTI ZITTI IN AULA: A CASTROLIBERO VA IN SCENA "IL SILENZIO DEGLI ELETTI"

CASTROLIBERO, IL CONSIGLIO MUTO E LA DIFESA CHE NON DIFENDE
Tra accuse di silenzio politico e risposte burocratiche, la verità sta tutta nelle cose non dette
Certe sedute di Consiglio Comunale sembrano scritte da uno sceneggiatore imorovvisato. 
Tutti in scena, tutti presenti, ma nessuno che dice davvero qualcosa.

È quello che racconta Pasquale Villella dopo l’ultima riunione a Castrolibero: un’aula piena, ma politicamente vuota. Nessun accenno alla frattura interna alla maggioranza, nessuna parola sui rapporti ormai sempre più ambigui con l’opposizione, silenzio totale su questioni pesanti come i debiti fuori bilancio, la gestione discutibile di beni pubblici e soprattutto quella bomba a orologeria rappresentata dalla vicenda Mazzuca, che rischia di trascinare il Comune verso un dissesto da milioni di euro.
Una fotografia dura, certo. Ma anche molto chiara: il problema non è quello che si è detto, ma tutto quello che non si è detto

La risposta arriva da Emilia Aiello probabilmente suggerita da papino Vincenzino che, per quanto vecchio volpone della politica che fu, non centra il punto e così prova a riportare la discussione su un terreno tecnico, quasi a voler volontariamente raffreddare il clima. 
Ad un candidato sindaco, avrebbe dovuto rispondere un altro candidato sindaco come Ciccio Serra... ma si sa che lui non ama parlare. 
Terreno fertile per Emilia, con ambizioni da leader (che non è dato sapere su cosa fonda), ed anche per il suo papin-suggeritore che vuole tenere alta la bandiera di grande intenditore di amministrazione pubblica. 

Secondo la consigliera Aiello, l'intervento di Villella conterrebbero una serie di inesattezze.
Non c’è nulla di strano: in Consiglio si discutono solo i punti all’ordine del giorno e il riconoscimento dei debiti fuori bilancio è un atto dovuto, imposto dalla legge.

Fin qui, formalmente, nulla da eccepire. Il problema è che la politica non è un modulo da compilare, né un regolamento da leggere a voce alta mentre fuori succede di tutto.
Perché è vero che esiste un ordine del giorno, ma è altrettanto vero che nessuno impedisce a un consigliere o a un assessore di prendere parola su ciò che sta accadendo nella vita politica della città.
Nessuna norma vieta di spiegare ai cittadini perché una maggioranza si sta sgretolando o perché certe dinamiche stanno cambiando gli equilibri
Quel silenzio, quindi, non è imposto. 
È scelto.
Lo stesso vale per i debiti fuori bilancio. Sì, vanno riconosciuti. 
Sì, è un obbligo. 
Ma ridurre tutto a un passaggio tecnico è una semplificazione comoda. 
Perché ogni debito ha una storia, ha responsabilità, ha conseguenze politiche. 
E ignorare questo significa trasformare un atto necessario in un alibi perfetto per evitare qualsiasi discussione. 

Non si tratta quindi di votare o non votare
Si tratta di spiegare, di assumersi responsabilità, di dire ai cittadini come si è arrivati a quel punto.
Che poi è proprio ciò che i cittadini chiedono e pretendono di capire. 

Quando la politica si mette a fare la maestrina delle procedure invece di parlare chiaro, c’è sempre qualcosa che non torna. 
Qui il punto è semplice, quasi banale: i cittadini non sono studenti da rimproverare perché “non hanno letto l’ordine del giorno”. Sono quelli che pagano, votano e si beccano le conseguenze. 
E quindi, consigliera Emilia e papin-suggeritore, hanno il diritto sacrosanto di sapere cosa sta succedendo davvero, non la versione sterilizzata da ufficio tecnico.
Spostare il discorso sulle regole è una mossa elegante, ma è anche il modo più rapido per evitare il cuore del problema. Perché la trasparenza non è solo rispettare una procedura, è avere il coraggio di spiegare le scelte, i silenzi e pure le contraddizioni.
Il resto è fumo negli occhi. 
La vera fragilità della replica di Emilia Aiello emerge proprio qui. Nel tentativo di spostare il discorso sulle procedure, finisce per non affrontare il cuore della questione. 
Villella non contesta il regolamento, non mette in dubbio la legittimità degli atti. Contesta il vuoto politico, l’assenza di confronto, quella strana armonia tra maggioranza e opposizione che, più che rassicurare, inquieta.

E poi c’è un dettaglio che pesa più di tanti discorsi: su alcune delle questioni più delicate sollevate, dalla crisi interna alla maggioranza fino alla vicenda Mazzuca, la risposta non arriva
Non viene nemmeno sfiorata. 
Un silenzio dentro il silenzio che finisce per rafforzare, più che smentire, la critica iniziale.
Alla fine resta una sensazione difficile da ignorare. Da una parte c’è chi denuncia un clima da “fine impero”, dall’altra chi si rifugia dietro il manuale delle procedure. 
Ma mentre si discute di regolamenti, fuori la realtà continua a bussare forte. 

E quando la politica smette di parlare proprio nei momenti in cui dovrebbe farlo, il problema non è più tecnico. È tutto politico.
E a quel punto, spiegare come funziona il Consiglio Comunale serve a poco. 

Perché la domanda vera, quella che resta sospesa nell’aria, è molto più semplice e molto più scomoda: chi sta governando davvero, e soprattutto, qualcuno ha intenzione di dirlo ad alta voce? 

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