CASTROLIBERO 2026: IL DIAVOLO VESTE... VERDE. NON SOLO ORLANDINO

CASTROLIBERO: “FAST & FURIOUS - TOKYO DRIFT”, MA CON LE POLTRONE 

A Castrolibero ormai la politica locale sembra una puntata speciale di Uomini e Donne - Amministratori Edition.
Tradimenti, gelosie, ex alleati, tavoli segreti, candidature non corrisposte e uomini adulti che litigano come bambini perché “Orlandino non ha scelto me”. Roba che Maria De Filippi scansati proprio! 


Partiamo da Francesco “Ciccio” Serra, l’uomo che oggi gira per il paese con l’aria del rivoluzionario perseguitato dal sistema, con tanto di soppressata e limoncello a contorno, quando in realtà tutta la vicenda nasce da una ferita politica più antica dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria: il mancato incoronamento a sindaco. 

Perché diciamolo chiaramente:
Ciccio voleva la fascia tricolore come i bambini vogliono il regalo grosso a Natale. Solo che sotto l’albero Orlandino Greco gli ha lasciato Nicoletta Perrotti. E da lì è partita la depressione amministrativa.

Da quel momento Serra ha iniziato una traversata politica degna di Bear Grylls: cercare una lista alternativa dove rifugiarsi, sopravvivere e magari pure vendicarsi. 

Il problema però è uno solo.

Per guidare un Comune non basta essere conosciuti.

Non basta farsi un selfie davanti al tombino aggiustato, modalità Francesco De Cicco. 
Sennò il sindaco di Napoli sarebbe Gigi D’Alessio e quello di Scalea il tizio che urla “cocco bello” in spiaggia.

Amministrare significa decidere. Programmare. Gestire. Avere una visione. Non fare il candidato perpetuo da aperitivo, strette di mano, buche e tombini.

E qui arriva il pezzo più divertente del teatrino.

Perché uno che si presenta come uomo forte, leader, trascinatore del popolo… come mai non si è mosso senza Angelo Gangi e Raffaella Ricchio? 

Praticamente più che una coalizione sembra la sicurezza personale di un cantante neomelodico in tournée.

Ovunque vai: Ciccio davanti, Gangi a destra, Ricchio a sinistra.

Manca solo quello con l’auricolare che urla: “ATTENZIONE, IL CANDIDATO STA ENTRANDO NELL’AREA SPRITZ”.

E allora la domanda nasce spontanea: perché tutta questa necessità di avere due angeli custodi politici?

Ciccio non ha mai risposto a questa domanda... nè risponderà mai. Troppo imbarazzante! Cercheremo quindi di farlo noi per lui e, se vuole, può sempre contraddici. 

Semplice. Per due motivi. 

1. Perché a Castrolibero pure le panchine sanno che Serra ha voluto i suoi "angeli" perché non si fida fino in fondo della nuova squadra ospitante.

Soprattutto non si fida di Cenzino Aiello

Perché secondo la leggenda popolare locale, Aiello sarebbe quello che davvero tiene il joystick della coalizione. Serra ufficialmente guida, ma molti sospettano che il volante sia quello della PlayStation collegato da remoto.

Tipo autoscuola amministrativa: “Bravo Ciccio, ora metti la freccia…, scala in seconda, no Ciccio, non lì… CICCCIOOOO IL MUROOOO!

2. Gli infiltrati leghisti (che sveleremo di seguito), presente nelle due squadre, avallerebbero l'idea della presenza eterea di Orlandino anche in questo schieramento. 

Ed ecco spiegato il duo: Gangi e Ricchio (gli infiltrati leghisti) servono come airbag politici in caso di implosione o esplosione interna, nonché anello di collegamento a quell'area verde filopadana che, fino a qualche giorno fa, attribuivamo solo a Orlandino. 

La pulce nell'orecchio ce l'ha messa un tale Emilio De Bartolo appartenente all'IdM di Orlandino Greco. Che, nel litigare con De Cicco, scopre gli altarini da retrobottega e rivela non solo che lo stesso De Cicco fa l'occhiolino a Simona Loizzo, ma che nella lista di Serra vi sono infiltrati, legati appunto alla "Bambola ccuru tuppu verde". 


Crederci?  Perché no! 

SE NON ALTRO PERCHÉ TIPI DEL GENERE, QUANDO LITIGANO, SPIFFERANO LE MEGLIO VERITÀ. 

E qui la situazione diventa ancora più imbarazzante, oltre che comica.

Perché Ricchio e Gangi, mentre ufficialmente fanno i civici puri e immacolati, gli indipendenti, i salvatori del paese, i combattenti anti-sistema… ufficiosamente orbiterebbero invece da tempo attorno ai salotti padano-calabresi, con la stessa discrezione di una ruspa in biblioteca.

Simona Loizzo (a bambola ccuru tuppu verde), per chi non lo sapesse, è la politica più convintamente fascioleghista che ci sia nel panorama calabro. Per molti calabresi è tipo quel parente che viene a casa tua, critica tutto, sposta i mobili e poi ti spiega pure come dovresti vivere. 


Pericolosa per la Calabria perché sostiene l’Autonomia Differenziata, cioè il famoso “arrangiatevi col sorriso”, e la Città Unica, che in tanti guardano con l’entusiasmo di chi riceve una multa il giorno dello stipendio. Nel frattempo continua a fare la leghista col culo degli altri, che è più o meno come aprire un chiosco di vin brulé a Ferragosto a Crotone. Insomma... temi che dalle nostre parti provocano più discussioni di una carbonara con la panna.

E qui il film cambia genere: da commedia romantica diventa spy story leghista. 

E allora viene da ridere quando Gangi e Ricchio fanno i civici neutrali.

Neutrali quanto un arbitro con la sciarpa ultras del Catanzaro sotto la giacca, ad una partita del Cosenza.

Con Serra nel mezzo che sembra quello al tavolo del poker che continua a dire: “Ragazzi tranquilli, qui nessuno bleffa”.

Certo. Come no. 

Una roba che manco al Fantacalcio: un piede nel civismo, uno nella Lega, uno contro Orlandino, uno vicino agli ex, uno contro la Città Unica, ma pure mezzo favorevole se conviene.

Un contorsionismo politico che se lo vede il Cirque du Soleil assume tutti.

A questo punto il quadro politico di Castrolibero sembra chiarissimo persino ai piccioni della piazza: la lista cucita sul candidato a Sindaco non è altro che un minestrone, dove convivono pezzi di Lega, Movimento 5 Stelle (Maura Zinna), Matusalemme della politica paesana e giovani rampanti muniti di buone intenzioni, che conteranno quanto il due di coppe se la briscola è a mazza. 

Qui sembra più che a spartirsi Castrolibero non siano tanto le liste candidate bensì movimenti e correnti interni alle liste. Una spartizione in salsa verde con candidati, correnti e fedelissimi distribuiti strategicamente come le carte a briscola.

E la cosa più bella resta sempre quella: quando si propone un confronto pubblico senza filtri, senza suggeritori e senza gobbo elettronico… scatta il fuggi fuggi generale.

Praticamente Dracula davanti all’aglio. O un vegano davanti alla sagra della porchetta. 

Perché la verità è che a Castrolibero tutti parlano di trasparenza finché nessuno fa le domande vere.

Attenzione quindi a dove mettete la croce. Perché davvero c'è il rischio che andiamo a dormire liberi e rischiamo di svegliarci... jìffe!

Ed u sapìti cchi su e jìffe, no! 

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